Non all'altezza del franchise simbolo della Blue Sky Studios (L'era glaciale, si intende) ma tutto sommato un'oretta di guardabile, con qualche minuto ben riuscito. Il problema principale direi che è la scarsa originalità della storia narrata, che sembra un puzzle derivato da innumerevoli titoli precedenti, trasportato in Brasile usando come protagonisti pappagalli invece di pesci, cani, gatti, pinguini e altri animali.
In originale le voci dei due protagonisti sono quelle di Jesse Eisenberg e Anne Hathaway, e c'è pure Jamie Foxx in un ruolo secondario.
Tra le note positive il fatto che di Rio de Janeiro non venga data (solo) un'immagine da cartolina, merito evidente di Carlos Saldanha. Niente di sensazionale, ma per un animazione a target familiare è forse il massimo che ci si può attendere.
Harry Potter e i doni della morte: parte 2
E arriva finalmente la resa dei conti. Si spacca tutto, si chiariscono molte cose, si scopre che i buoni a volte non sono sempre buoni, e che non è che si riesca a capire sempre chi siano i buoni o i cattivi.
Buon lavoro di David Yates, anche se vale lo stesso discorso della parte 1, ma ribaltato. Là era difficile uscirne bene, si trattava di una minestra molto allungata, qui era difficile uscirne male, grazie all'imponente carico emotivo accumulatosi con il passare del tempo.
Menzione onorevole per Ralph Fiennes che non solo ha interpretato terribile Lord Voldemort, ma lo ha dovuto fare senza naso. Una bella seccatura. Finalmente in questo episodio ha spazio, anche se al suo personaggio non è dato spiegare i suoi motivi, come invece riescono fare altri. Chissà, forse i produttori non volevano confondere troppo quegli spettatori che vogliono caratteri più monodimensionali, mentre alla Rowling piace confondere sommamente le acque.
Gran lavoro anche per Alan Rickman, a cui è toccato il personaggio più complesso della serie, e che qui è protagonista di una lunga sequenza in flash back, il cosiddetto "spiegone" che solitamente corrisponde alla parte più noiosa e spiacevole di un film mentre qui mi pare gestita al meglio. OK, probabilmente chi non ha letto i libri ci avrà capito poco, ma se uno è arrivato a quel punto o si è già rassegnato ad avere solo una pallida idea di quello che succede, o sta dormendo.
Ritorna John Hurt per una breve sequenza ma ben interpretata; Helena Bonham Carter intrepreta Bellatrix in doppia modalità con la consueta verve (e finale esplosivo); c'è il tempo per una apparizione di Kelly Macdonald, qualche battuta per Michael Gambon e Gary Oldman, e una comparsata per Emma Thompson.
Buon lavoro di David Yates, anche se vale lo stesso discorso della parte 1, ma ribaltato. Là era difficile uscirne bene, si trattava di una minestra molto allungata, qui era difficile uscirne male, grazie all'imponente carico emotivo accumulatosi con il passare del tempo.
Menzione onorevole per Ralph Fiennes che non solo ha interpretato terribile Lord Voldemort, ma lo ha dovuto fare senza naso. Una bella seccatura. Finalmente in questo episodio ha spazio, anche se al suo personaggio non è dato spiegare i suoi motivi, come invece riescono fare altri. Chissà, forse i produttori non volevano confondere troppo quegli spettatori che vogliono caratteri più monodimensionali, mentre alla Rowling piace confondere sommamente le acque.
Gran lavoro anche per Alan Rickman, a cui è toccato il personaggio più complesso della serie, e che qui è protagonista di una lunga sequenza in flash back, il cosiddetto "spiegone" che solitamente corrisponde alla parte più noiosa e spiacevole di un film mentre qui mi pare gestita al meglio. OK, probabilmente chi non ha letto i libri ci avrà capito poco, ma se uno è arrivato a quel punto o si è già rassegnato ad avere solo una pallida idea di quello che succede, o sta dormendo.
Ritorna John Hurt per una breve sequenza ma ben interpretata; Helena Bonham Carter intrepreta Bellatrix in doppia modalità con la consueta verve (e finale esplosivo); c'è il tempo per una apparizione di Kelly Macdonald, qualche battuta per Michael Gambon e Gary Oldman, e una comparsata per Emma Thompson.
Harry Potter e i doni della morte: parte 1
Interessante che il titolo italiano non traduca correttamente l'originale inglese. Hallows, in italiano, sarebbe reliquie e non doni. Per il resto, citando Sandra Mondaini, che barba, che noia, che barba. Ah, non è esattamente vero, ci sono anche parti divertenti, ma si poteva togliere una buona ora e non scontentare nessuno, tranne i potteriani estremisti che avrebbero voluto una trasposizione riga per riga del romanzo. E allora perché spezzare l'ultimo romanzo in due parti? Un miliardo di buone ragioni, se le contiamo in dollari.
Tra i comprimari di lusso fanno un breve ritorno John Hurt e Imelda Staunton, rapida apparizione per Bill Nighy, parte più consistente per Rhys Ifans, padre di Luna sciroccato come la figlia.
Tra i comprimari di lusso fanno un breve ritorno John Hurt e Imelda Staunton, rapida apparizione per Bill Nighy, parte più consistente per Rhys Ifans, padre di Luna sciroccato come la figlia.
Harry Potter e il principe mezzosangue
Toni ancor più oscuri, azione che latita. I due partiti avversi si stanno preparando per lo scontro finale dell'ultimo libro (e ultimi due film). Tutto sommato si potrebbe fare a meno di vederlo e passare tranquillamente oltre, se non fosse che o lo si guarda dopo aver letto i libri, e allora prevale la curiosità di vedere come venga resa cinematograficamente la storia, o lo si guarda dopo aver visto i precedenti e in attesa del successivo, e allora non vederlo renderebbe la visione degli ultimi due titoli ancor più problematica. Vederlo "impreparati" direi che è una pura perdita di tempo.
David Yates alla regia fa il suo meglio per interpretare lo spirito del libro, colori che si spengono, fino a quasi al bianco e nero, toni drammatici a tratti quasi da horror, alternati alle vicende di cuore dei tre maghetti ormai quasi maggiorenni.
Principale nuovo ingresso nel cast artistico è Jim Broadbent, nel ruolo di un pavido professore, un po' alla don Abbondio, che sa qualcosa del Signore Oscuro che potrebbe tornare utile al partito di Potter. Alan Rickman ha qualche spazio in più, Helena Bonham Carter continua a interpretare la fuori di testa Bellatrix che spacca tutto con gran gioia.
David Yates alla regia fa il suo meglio per interpretare lo spirito del libro, colori che si spengono, fino a quasi al bianco e nero, toni drammatici a tratti quasi da horror, alternati alle vicende di cuore dei tre maghetti ormai quasi maggiorenni.
Principale nuovo ingresso nel cast artistico è Jim Broadbent, nel ruolo di un pavido professore, un po' alla don Abbondio, che sa qualcosa del Signore Oscuro che potrebbe tornare utile al partito di Potter. Alan Rickman ha qualche spazio in più, Helena Bonham Carter continua a interpretare la fuori di testa Bellatrix che spacca tutto con gran gioia.
Harry Potter e l'ordine della fenice
La serie di Potter si divide in due parti, i primi episodi diretti e/o prodotti da Columbus, e gli ultimi, a cominciare da questo, diretti da David Yates. In mezzo c'è il Calice di fuoco che fa storia a se.
Qui abbiamo il solito problema, il librone originale della Rowling che mal si adatta alla riduzione cinematografica, ma mi pare che la sceneggiatura (Michael Goldenberg) e la regia abbiano fatto miracoli (o magie) per far funzionare il tutto il più linearmente possibile. Ho apprezzato anche la colonna sonora (Nicholas Hooper) che direi segue bene l'azione, anche con opportuni e improvvisi silenzi.
Tra le new entry nel cast artistico si fanno notare soprattutto Imelda Staunton, nei panni di una ottusa, per quanto magica, burocrate e Helena Bonham Carter, che interpreta Bellatrix Lestrange, una maga completamente fuori di testa che ha scelto la parte oscura. Menzione per Evanna Lynch che non capisco sia evanescente di natura o per dovere contrattuale.
Qui abbiamo il solito problema, il librone originale della Rowling che mal si adatta alla riduzione cinematografica, ma mi pare che la sceneggiatura (Michael Goldenberg) e la regia abbiano fatto miracoli (o magie) per far funzionare il tutto il più linearmente possibile. Ho apprezzato anche la colonna sonora (Nicholas Hooper) che direi segue bene l'azione, anche con opportuni e improvvisi silenzi.
Tra le new entry nel cast artistico si fanno notare soprattutto Imelda Staunton, nei panni di una ottusa, per quanto magica, burocrate e Helena Bonham Carter, che interpreta Bellatrix Lestrange, una maga completamente fuori di testa che ha scelto la parte oscura. Menzione per Evanna Lynch che non capisco sia evanescente di natura o per dovere contrattuale.
Harry Potter e il calice di fuoco
Chissà come sarebbe venuto fuori questo episodio se alla regia fosse rimasto Cuarón. Forse non sarebbe cambiato poi molto, visto che comunque la storia è quella, e guai a cambiarla, ci sarebbero torme di potteristi pronti alla rivoluzione. Ricordo che anche solo l'introduzione del gigantesco orologio (sempre ne Il prigioniero) aveva destato qualche perplessità. Però Mike Newell non mi sembra che qui abbia fatto un buon lavoro, la trama è più confusa - ma forse è "colpa" della Rowling e della complessità della vicenda, definitivamente poco adatta per essere trasposta in un film - e siamo tornati ad un punto di vista decisamente da minorenni. Che a ben vedere non è nemmeno sbagliato, visto che il trio di protagonisti ha qui soli 14 anni.
Solita girandola di personaggi, che su carta hanno modo di essere raccontati, ma qui rischiano di passare sotto gli occhi così velocemente da quasi non lasciar traccia. Robert Pattinson attraversa la serie come una meteora, per finire dritto dritto nella saga di Twilight; Brendan Gleeson ha più spazio, e lo vedremo anche in un paio di altri episodi; una breve fiammeggiante apparizione per Gary Oldman.
Solita girandola di personaggi, che su carta hanno modo di essere raccontati, ma qui rischiano di passare sotto gli occhi così velocemente da quasi non lasciar traccia. Robert Pattinson attraversa la serie come una meteora, per finire dritto dritto nella saga di Twilight; Brendan Gleeson ha più spazio, e lo vedremo anche in un paio di altri episodi; una breve fiammeggiante apparizione per Gary Oldman.
Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Columbus passa il timone ad Alfonso Cuarón che continua l'opera di maturazione della serie. Dalle atmosfere disneyane siamo passati in un ambito che direi vicino a Tim Burton. Anche la colonna sonora, sempre di John Williams, contribuisce a modificare la percezione dello spettatore nella stessa direzione.
Il trio di protagonisti cresce, e l'avventura assume un non so che da Signore degli anelli, con Potter (Daniel Radcliffe) sempre più novello Frodo che si trova ad essere al centro dell'attenzione, sviando lo sguardo dei nemici dal gran lavoro fatto da tutti gli altri. Più che Rupert Grint (nei panni di Ron Weasley), ho notato come Emma Watson stia rapidamente abbandonando l'infanzia per portare il personaggio di Hermione Granger nell'età adulta.
A dire il vero è un po' mostruosa questa saga che lega gli attori per così lungo tempo ad un ruolo fisso. Dolorosa eccezione per Richard Harris che viene sostituito da Michael Gambon.
Entrano in gioco nuovi comprimari, David Thewlis in particolare, poi Gary Oldman, che ha l'occasione per un duetto con Alan Rickman, Emma Thompson sopra le righe in un personaggio al limite del fuori di testa. Particina per Julie Christie, e quasi una apparizione per Timothy Spall, in un altro personaggio molto da Signore degli anelli, come verrà meglio evidenziato nei prossimi episodi.
Il trio di protagonisti cresce, e l'avventura assume un non so che da Signore degli anelli, con Potter (Daniel Radcliffe) sempre più novello Frodo che si trova ad essere al centro dell'attenzione, sviando lo sguardo dei nemici dal gran lavoro fatto da tutti gli altri. Più che Rupert Grint (nei panni di Ron Weasley), ho notato come Emma Watson stia rapidamente abbandonando l'infanzia per portare il personaggio di Hermione Granger nell'età adulta.
A dire il vero è un po' mostruosa questa saga che lega gli attori per così lungo tempo ad un ruolo fisso. Dolorosa eccezione per Richard Harris che viene sostituito da Michael Gambon.
Entrano in gioco nuovi comprimari, David Thewlis in particolare, poi Gary Oldman, che ha l'occasione per un duetto con Alan Rickman, Emma Thompson sopra le righe in un personaggio al limite del fuori di testa. Particina per Julie Christie, e quasi una apparizione per Timothy Spall, in un altro personaggio molto da Signore degli anelli, come verrà meglio evidenziato nei prossimi episodi.
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