Per errore Marty McFly (Michael J. Fox), che doveva semplicemente documentare l'esperimento del suo amico Emmett "Doc" Brown (Christopher Lloyd), viene sparato nel passato a bordo di una DeLorean modificata. Lì rischia di sabotare il matrimonio dei suoi, e quindi di cancellarsi dalla storia. L'unico che lo può aiutare è lo stesso Doc, che proprio quel giorno aveva avuto l'idea seminale che gli avrebbe permesso, dopo trent'anni di duro lavoro, di realizzare una macchina del tempo.
Nel rimediare al suo pasticcio, Marty finisce per far superare un paio di problemi caratteriali al padre (Crispin Glover) e alla madre (Lea Thompson), con conseguente aggiustamento della vita di tutta la famiglia. A farne le spese è Biff (Thomas F. Wilson), il bullo che aveva passato la sua intera esistenza ad angariare McFly senior.
Come capita spesso nelle storie che usano viaggi nel tempo, occorre mettere da parte la logica, non badare troppo ai paradossi, e godersi lo svolgimento senza farsi troppe domande. Molto anni ottanta il finale che mostra cosa si intendeva ai quei tempi per famiglia felice - tanti soldi che girano, il fratello che fa un lavoro probabilmente nel campo della finanza più o meno creativa, un pickup molto tamarro.
La sceneggiatura (*) e la regia di Robert Zemeckis brilla per una lunga serie di trovate comiche che sfruttano a dovere le capacità dei due protagonisti, e per l'affettuosa ricostruzione degli anni cinquanta.
(*) A quattro mani con Bob Gale.
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Il problema finale
Le cascate del Reichenbach erano in agguato da tempo. Il professor Moriarty (Eric Porter) aveva da tempo iniziato a vedere in Sherlock Holmes (Jeremy Brett) una minaccia, anche se noi e il dottor Watson (David Burke) eravamo all'oscuro del silezioso duello che i due avevano iniziato (*).
A far scattare Moriarty è l'ennesimo diabolico piano andato in fumo. Questa volta aveva addirittura fatto rubare la Gioconda al Louvre, con l'intento di venderne copie spacciandole come originali leonardeschi, contando sul silenzio degli incauti compratori.
Le minacce, seguite ai fatti, ottengono l'effetto contrario di far sì che Holmes, contando sull'aiuto del fratello, distrugga l'intera rete delinquenziale del suo pericoloso avversario. Però Moriarty sfugge all'arresto di massa, e ora vuole solo vendicarsi.
Il regolamento di conti avverrà in Svizzera, dove i due contendenti si incontreranno sul ciglio di un burrone.
(*) In questa versione televisiva marcata Granada delle avventure del consulting detective, che pure è insolitamente molto aderente allo spirito e alla lettera di Conan Doyle, si è anticipato nel precedente episodio l'ingresso in scena del professore, rivoluzionando anche l'ordine dei racconti.
A far scattare Moriarty è l'ennesimo diabolico piano andato in fumo. Questa volta aveva addirittura fatto rubare la Gioconda al Louvre, con l'intento di venderne copie spacciandole come originali leonardeschi, contando sul silenzio degli incauti compratori.
Le minacce, seguite ai fatti, ottengono l'effetto contrario di far sì che Holmes, contando sull'aiuto del fratello, distrugga l'intera rete delinquenziale del suo pericoloso avversario. Però Moriarty sfugge all'arresto di massa, e ora vuole solo vendicarsi.
Il regolamento di conti avverrà in Svizzera, dove i due contendenti si incontreranno sul ciglio di un burrone.
(*) In questa versione televisiva marcata Granada delle avventure del consulting detective, che pure è insolitamente molto aderente allo spirito e alla lettera di Conan Doyle, si è anticipato nel precedente episodio l'ingresso in scena del professore, rivoluzionando anche l'ordine dei racconti.
La lega dei capelli rossi
Che Sherlock Holmes (Jeremy Brett) spesso maltratti i suoi clienti non è certo una sorpresa, ma questa volta neanche il dottor Watson (David Burke) riesce a trattenersi e i due ridono apertamente al racconto di Jabez Wilson (Roger Hammond) della sua disavventura.
E' successo infatti che a costui è stato fatta balenare la speranza di essere stato prescelto, grazie alla sua appariscente chioma, per essere lautamente pagato per copiare a mano l'Enciclopedia Britannica. La pacchia però non è durata molto, e un bel giorno la lega che così generosamente pagava il suo inutile lavoro sparisce nel nulla.
Sulle prime anche Holmes pensa ad una burla ordita da chissà chi alle spalle del poveretto, ma un successivo approfondimento lo mette sull'avviso che qualcosa di grosso si può celare dietro quella che sembra una innocente marachella.
Fin qui si mantiene l'impostazione originale di Conan Doyle, al punto di seguire pure i nostri due quando vanno a teatro a sentire un concerto di Pablo de Sarasate (*), paragonabile a Niccolò Paganini per l'attività compositiva e interpretativa, ma coevo al periodo in cui sono ambientati i racconti in questione, tardo ottocento, insomma.
Viene aggiunto però un particolare fondamentale. In questa versione, l'operazione criminale è riconducibile al professor Moriarty (Eric Porter), che si mostra anche molto contrariato dall'ingerenza del consulting detective, giustificando così meglio lo scontro mortale tra i due che sarà trattato nel prossimo episodio, ultimo della stagione.
Nota che, nel canone ufficiale, questo racconto è tra i primi, seguendo Uno scandalo in Boemia nella collezione de Le avventure di Sherlock Holmes (che è anche il titolo che Granada ha dato a queste due annate di riduzioni televisive). E quindi in realtà è molto distante da L'ultima avventura, che chiude Le memorie di Sherlock Holmes.
(*) Interpretato da Bruce Dukov in una delle sue rare interpretazioni sullo schermo. Qui suona Bach (credo) ad una velocità spaventosa.
E' successo infatti che a costui è stato fatta balenare la speranza di essere stato prescelto, grazie alla sua appariscente chioma, per essere lautamente pagato per copiare a mano l'Enciclopedia Britannica. La pacchia però non è durata molto, e un bel giorno la lega che così generosamente pagava il suo inutile lavoro sparisce nel nulla.
Sulle prime anche Holmes pensa ad una burla ordita da chissà chi alle spalle del poveretto, ma un successivo approfondimento lo mette sull'avviso che qualcosa di grosso si può celare dietro quella che sembra una innocente marachella.
Fin qui si mantiene l'impostazione originale di Conan Doyle, al punto di seguire pure i nostri due quando vanno a teatro a sentire un concerto di Pablo de Sarasate (*), paragonabile a Niccolò Paganini per l'attività compositiva e interpretativa, ma coevo al periodo in cui sono ambientati i racconti in questione, tardo ottocento, insomma.
Viene aggiunto però un particolare fondamentale. In questa versione, l'operazione criminale è riconducibile al professor Moriarty (Eric Porter), che si mostra anche molto contrariato dall'ingerenza del consulting detective, giustificando così meglio lo scontro mortale tra i due che sarà trattato nel prossimo episodio, ultimo della stagione.
Nota che, nel canone ufficiale, questo racconto è tra i primi, seguendo Uno scandalo in Boemia nella collezione de Le avventure di Sherlock Holmes (che è anche il titolo che Granada ha dato a queste due annate di riduzioni televisive). E quindi in realtà è molto distante da L'ultima avventura, che chiude Le memorie di Sherlock Holmes.
(*) Interpretato da Bruce Dukov in una delle sue rare interpretazioni sullo schermo. Qui suona Bach (credo) ad una velocità spaventosa.
Il paziente a domicilio
Credo sia la prima volta nella serie Granada delle avventure di Sherlock Holmes che si fa suonare e canticchiare a Holmes (Jeremy Brett) e Watson (David Burke) un brano molto riconoscibile, che fra l'altro viene citato espressamente. Il terzo movimento rondò allegro dal concerto per violino e orchestra di Ludwig van Beethoven.
A ben vedere la storia finisce molto male per il cliente di Holmes, che poi è il paziente citato nel titolo (*). Anche se il consulting detective ha l'attenuante che il cliente si è mostrato riottoso e non ha voluto rivelargli dettagli che sarebbero stati essenziali per l'indagine. E pure quasi tutti i perpetratori riescono a sfuggire alla legge, anche se pare che facciano comunque una brutta fine.
Come consueto in questa versione, il tono è molto leggero, e quadretti comici di alleggerimento punteggiano la narrazione. Bizzarro il finale, con Watson che medita sul titolo da dare a questa storia, e finisce per scegliere quello che con nonchalance gli era stato proposto da Holmes poco prima.
(*) Il racconto di Conan Doyle su cui è basato questo episodio parla di un resident patient, che normalmente viene tradotto come interno e non a domicilio.
A ben vedere la storia finisce molto male per il cliente di Holmes, che poi è il paziente citato nel titolo (*). Anche se il consulting detective ha l'attenuante che il cliente si è mostrato riottoso e non ha voluto rivelargli dettagli che sarebbero stati essenziali per l'indagine. E pure quasi tutti i perpetratori riescono a sfuggire alla legge, anche se pare che facciano comunque una brutta fine.
Come consueto in questa versione, il tono è molto leggero, e quadretti comici di alleggerimento punteggiano la narrazione. Bizzarro il finale, con Watson che medita sul titolo da dare a questa storia, e finisce per scegliere quello che con nonchalance gli era stato proposto da Holmes poco prima.
(*) Il racconto di Conan Doyle su cui è basato questo episodio parla di un resident patient, che normalmente viene tradotto come interno e non a domicilio.
Il costruttore di Norwood
Prima apparizione in questa versione televisiva delle avventure di Sherlock Holmes per l'ispettore Lestrade (Colin Jeavons). Nella serie originale di Conan Doyle appare sin dal primo racconto, Uno studio in rosso, ma la Granada ha rimescolato le carte (*).
Un avvocatino si rivolge a Holmes in quanto accusato dell'omicidio di un palazzinaro in pensione (**), le prove sembrano essere tutte contro di lui e, nonostante Holmes abbia la sensazione che il suo assistito sia innocente, non riesce a fare breccia nel caso.
Watson (David Burke) contribuisce all'indagine identificando carte mancanti che suggeriscono una certa pista investigativa. Altri elementi vanno nella stessa direzione, ma il punto principale sembra essere destinato a restare nascosto. Sarà il brutto carattere del cattivo di turno, e da una intuizione sherlockiana basata sulla di lui professione, a risolvere l'inghippo.
(*) Inoltre non è riuscita a completare l'impresa di portare tutto l'opus sullo schermo, per la prematura dipartita dell'irrimpiazzabile protagonista, Jeremy Brett. E quello è proprio uno degli episodi che mancano.
(**) Jonathan Adams, era lo scienziato rivale del dottor Frank-N-Furter nel Rocky horror picture show.
Un avvocatino si rivolge a Holmes in quanto accusato dell'omicidio di un palazzinaro in pensione (**), le prove sembrano essere tutte contro di lui e, nonostante Holmes abbia la sensazione che il suo assistito sia innocente, non riesce a fare breccia nel caso.
Watson (David Burke) contribuisce all'indagine identificando carte mancanti che suggeriscono una certa pista investigativa. Altri elementi vanno nella stessa direzione, ma il punto principale sembra essere destinato a restare nascosto. Sarà il brutto carattere del cattivo di turno, e da una intuizione sherlockiana basata sulla di lui professione, a risolvere l'inghippo.
(*) Inoltre non è riuscita a completare l'impresa di portare tutto l'opus sullo schermo, per la prematura dipartita dell'irrimpiazzabile protagonista, Jeremy Brett. E quello è proprio uno degli episodi che mancano.
(**) Jonathan Adams, era lo scienziato rivale del dottor Frank-N-Furter nel Rocky horror picture show.
L'interprete greco
L'importanza di questo racconto sta nell'introduzione del personaggio di Mycroft Holmes, qui interpretato da Charles Gray, fratello maggiore di Sherlock (Jeremy Brett) che sarebbe dotato di capacità analitiche e induttive persino superiori a quelle del fratellino, il che lo renderebbe un eccellente investigatore, se non fosse che mancasse della sua atleticità (abbiamo visto come sia anche un provetto pugile) e sia ancora meno capace di interagire con altri esseri umani.
Questa versione televisiva cambia alcuni dettagli, rendendo tra l'altro un particolare poco chiaro. Viene infatti saltata la spiegazione di come i nostri eroi riescano a trovare la villa in cui si è svolto il fatto criminoso, lasciandone solo un misero accenno.
Da notare che entrambi gli Holmes usino il loro acume in questo caso solo a sprazzi. Ad esempio, Mycroft causa grossi problemi all'interprete del titolo, pubblicando sui giornali una richiesta che lo mette in pericolo, e Sherlock, che pure si rende conto dell'idiozia che ha fatto il fratello, si limita ad un blando avvertimento al povero disgraziato, che in seguito a ciò rischierà la vita. Sarà il provvidenziale intervento del dottor Watson (David Burke) a salvarlo.
Anche il finale è cambiato, probabilmente perché la produzione voleva movimentare la puntata con un po' di azione ferroviaria. Ne si approfitta per rendere lo Sherlock di Brett persino più misogino dell'originale di Conan Doyle.
Questa versione televisiva cambia alcuni dettagli, rendendo tra l'altro un particolare poco chiaro. Viene infatti saltata la spiegazione di come i nostri eroi riescano a trovare la villa in cui si è svolto il fatto criminoso, lasciandone solo un misero accenno.
Da notare che entrambi gli Holmes usino il loro acume in questo caso solo a sprazzi. Ad esempio, Mycroft causa grossi problemi all'interprete del titolo, pubblicando sui giornali una richiesta che lo mette in pericolo, e Sherlock, che pure si rende conto dell'idiozia che ha fatto il fratello, si limita ad un blando avvertimento al povero disgraziato, che in seguito a ciò rischierà la vita. Sarà il provvidenziale intervento del dottor Watson (David Burke) a salvarlo.
Anche il finale è cambiato, probabilmente perché la produzione voleva movimentare la puntata con un po' di azione ferroviaria. Ne si approfitta per rendere lo Sherlock di Brett persino più misogino dell'originale di Conan Doyle.
I faggi rossi
Primo episodio della seconda annata de Le avventure di Sherlock Holmes in versione Granada, quella con Jeremy Brett nel ruolo del protagonista e David Burke in quello del dottor Watson.
Il caso sembra così triviale che Holmes si arrabbia col mondo intero, che non gli fornisce casi degni di nota, e arriva pure a maltrattare Watson per la banalizzazione che egli fa del suo lavoro nei racconti che stiamo leggendo (o vedendo).
Quando però concede udienza alla sua cliente, Violet Hunter (*), si accorge che sotto l'apparente banalità, un signorotto di campagna che intende pagare una cifra eccessiva per una istitutrice per il suo pargolo, il caso presenta degli aspetti inquietanti.
Il signor Rucastle (Joss Ackland), infatti, fa alla Hunter richieste strane, tagliarsi i capelli in un certo modo, mettere un certo vestito, ascoltarlo mentre racconta storielle allegre, che fanno pensare che la residenza di campagna che dà il nome al racconto abbia influssi pericolosi sulla salute mentale di chi la occupa.
Aggiungiamoci poi un giovanotto barbuto che sembra tenere sotto controllo a distanza la magione, il feroce cane da guardia che viene lasciato libero di scorazzare nel parco di notte, e una stanza isolata che sembra ospitare qualcuno, per far capire che qualcosa che non va ci deve essere.
L'intervento dei nostri, a dire il vero, non cambia di molto lo svolgimento dei fatti. Ma almeno hanno modo di farsi una gita in campagna, e lasciare per qualche giorno una Londra molto nebbiosa.
(*) Interpretata dalla povera Natasha Richardson, figlia di Tony Richardson e Vanessa Redgrave, subito prima del Gothic di Ken Russell.
Il caso sembra così triviale che Holmes si arrabbia col mondo intero, che non gli fornisce casi degni di nota, e arriva pure a maltrattare Watson per la banalizzazione che egli fa del suo lavoro nei racconti che stiamo leggendo (o vedendo).
Quando però concede udienza alla sua cliente, Violet Hunter (*), si accorge che sotto l'apparente banalità, un signorotto di campagna che intende pagare una cifra eccessiva per una istitutrice per il suo pargolo, il caso presenta degli aspetti inquietanti.
Il signor Rucastle (Joss Ackland), infatti, fa alla Hunter richieste strane, tagliarsi i capelli in un certo modo, mettere un certo vestito, ascoltarlo mentre racconta storielle allegre, che fanno pensare che la residenza di campagna che dà il nome al racconto abbia influssi pericolosi sulla salute mentale di chi la occupa.
Aggiungiamoci poi un giovanotto barbuto che sembra tenere sotto controllo a distanza la magione, il feroce cane da guardia che viene lasciato libero di scorazzare nel parco di notte, e una stanza isolata che sembra ospitare qualcuno, per far capire che qualcosa che non va ci deve essere.
L'intervento dei nostri, a dire il vero, non cambia di molto lo svolgimento dei fatti. Ma almeno hanno modo di farsi una gita in campagna, e lasciare per qualche giorno una Londra molto nebbiosa.
(*) Interpretata dalla povera Natasha Richardson, figlia di Tony Richardson e Vanessa Redgrave, subito prima del Gothic di Ken Russell.
I Goonies
Ci sono alcuni film che, usando uno spericolato paragone vinicolo, definirei di pronta beva. Vanno visti quando escono, e bisogna essere nel giusto target, per poterli gradire. Nel caso in questione, essere minorenne negli anni ottanta direi che sia una condizione molto forte per gradirne la prima visione. Chi per motivi anagrafici o altro si trovi impossibilitato a rispettarla, più difficilmente troverà uno senso nelle quasi due ore di durata della pellicola.
Per fare un confronto, un film tutto sommato paragonabile come Stand by me, uscito l'anno dopo ma basato su più robusta storia (Stephen King) e regia (Rob Reiner nel suo periodo d'oro), mantiene invece quasi inalterato il suo appeal anche per lo spettatore che ci si avvicini oggi per la prima volta.
Storia scritta da Steven Spielberg, convertita in sceneggiatura da Chris Columbus e diretta da Richard Donner. Donner e Spielberg hanno pure prodotto, con piglio molto disneyano, raggruppando un cast in cui spicca Josh Brolin (fratello maggiore un po' tontolone), Robert Davi e Joe Pantoliano (cattivi fratelli italo-americani che di cognome fan Fratelli - ah ah ah ._.) e la loro terribile mamma (Anne Ramsey, che svilupperà ancor meglio questo personaggio in Getta la mamma dal treno, un paio di anni dopo). In subordine, è simpatico notare come la ragazzina "bruttina" sia Martha Plimpton, figlia di Keith Carradine.
Il riferimento principale è forse Indiana Jones, ma ogni elemento del pool creativo ha buttato nel calderone qualcosa di suo (Gremlins, Superman, ET, ...) oltre che assorbire molto dell'atmosfera del tempo.
PS: Leggo ora della morte di Roger Ebert, uno che di cinema non ne blaterava come il sottoscritto, ma ne scriveva con passione e capacità.
Per fare un confronto, un film tutto sommato paragonabile come Stand by me, uscito l'anno dopo ma basato su più robusta storia (Stephen King) e regia (Rob Reiner nel suo periodo d'oro), mantiene invece quasi inalterato il suo appeal anche per lo spettatore che ci si avvicini oggi per la prima volta.
Storia scritta da Steven Spielberg, convertita in sceneggiatura da Chris Columbus e diretta da Richard Donner. Donner e Spielberg hanno pure prodotto, con piglio molto disneyano, raggruppando un cast in cui spicca Josh Brolin (fratello maggiore un po' tontolone), Robert Davi e Joe Pantoliano (cattivi fratelli italo-americani che di cognome fan Fratelli - ah ah ah ._.) e la loro terribile mamma (Anne Ramsey, che svilupperà ancor meglio questo personaggio in Getta la mamma dal treno, un paio di anni dopo). In subordine, è simpatico notare come la ragazzina "bruttina" sia Martha Plimpton, figlia di Keith Carradine.
Il riferimento principale è forse Indiana Jones, ma ogni elemento del pool creativo ha buttato nel calderone qualcosa di suo (Gremlins, Superman, ET, ...) oltre che assorbire molto dell'atmosfera del tempo.
PS: Leggo ora della morte di Roger Ebert, uno che di cinema non ne blaterava come il sottoscritto, ma ne scriveva con passione e capacità.
Mad Max oltre la sfera del tuono
In attesa del quarto episodio, che dovrebbe uscire nel 2012, fine del mondo permettendo, questa terza puntata è anche l'ultima delle avventure di Mad Max e in ogni caso l'ultima con Mel Gibson protagonista.
George Miller si è fatto affiancare alla regia da George Ogilvie, e forse questo spiega un certo andamento a strappi nella narrazione della storia, che comunque non è stato un punto forte di tutta la serie.
Tra i particolari bizzarri di questo episodio, il fatto che Max incontri nuovamente il pilota che era presente in Mad Max 2, i due non si riconoscano nemmeno, e per di più il pilota, stando a quanto si dice nel finale di Mad Max 2, sarebbe dovuto essere in ben altre faccende affacendato.
Tina Turner spadroneggia, sia come attrice (con risultati non entusiasmanti, mi spiace notare) nella parte della "regina" di uno scampolo di civilizzazione, sia come cantante con "We don't need another hero" che ebbe un buon successo a quei tempi. La colonna sonora è di Maurice Jarre (addirittura), ma non mi pare uno dei suoi lavori più interessanti.
La trovata principale di questo episodio è la Sfera del tuono evocata dal titolo, una sorta di ring in cui Max è costretto a combattere con un tal Blaster sotto gli occhi di un pubblico deliziato da questa sorta di giochi gladiatori post nucleari. Da notare la presentazione dello show in stile prettamente televisivo, che fa il verso ai quiz che già spadroneggiavano ai tempi e finisce per preconizzare la tv spazzatura che al giorno d'oggi non è poi così lontana da quella rappresentazione.
George Miller si è fatto affiancare alla regia da George Ogilvie, e forse questo spiega un certo andamento a strappi nella narrazione della storia, che comunque non è stato un punto forte di tutta la serie.
Tra i particolari bizzarri di questo episodio, il fatto che Max incontri nuovamente il pilota che era presente in Mad Max 2, i due non si riconoscano nemmeno, e per di più il pilota, stando a quanto si dice nel finale di Mad Max 2, sarebbe dovuto essere in ben altre faccende affacendato.
Tina Turner spadroneggia, sia come attrice (con risultati non entusiasmanti, mi spiace notare) nella parte della "regina" di uno scampolo di civilizzazione, sia come cantante con "We don't need another hero" che ebbe un buon successo a quei tempi. La colonna sonora è di Maurice Jarre (addirittura), ma non mi pare uno dei suoi lavori più interessanti.
La trovata principale di questo episodio è la Sfera del tuono evocata dal titolo, una sorta di ring in cui Max è costretto a combattere con un tal Blaster sotto gli occhi di un pubblico deliziato da questa sorta di giochi gladiatori post nucleari. Da notare la presentazione dello show in stile prettamente televisivo, che fa il verso ai quiz che già spadroneggiavano ai tempi e finisce per preconizzare la tv spazzatura che al giorno d'oggi non è poi così lontana da quella rappresentazione.
Ritorno al futuro
Tipica commedia spensierata anni ottanta per teen ager, mescolata ad una improbabile trama pesudofantascientifica con viaggi nel tempo.
Detto così non sembra un granché, ma la eccellente produzione (Steven Spielberg - sua l'idea di usare come macchina del tempo un'automobile e non un frigorifero, come prevedeva inizialmente la sceneggiatura), gli effetti speciali dell'Industrial Light and Magic di George Lucas, la buona regia (Robert Zemeckis), la divertente sceneggiatura, la piacevole colonna sonora (Alan Silvestri, più una serie di canzoni tra cui spiccano i brani di Huey Lewis and the News) fanno dimenticare i lati deboli e ci lasciano un paio d'ore di divertimento.
Soprattutto i personaggi secondari risultano poco più che abbozzati, e anche i protagonisti, Christopher Lloyd nei panni dello scienziato pazzo e Michael J.Fox in quelli del ragazzino coinvolto suo malgrado nell'avventura, mi sembrano più simpatici che realmente interessanti.
Detto così non sembra un granché, ma la eccellente produzione (Steven Spielberg - sua l'idea di usare come macchina del tempo un'automobile e non un frigorifero, come prevedeva inizialmente la sceneggiatura), gli effetti speciali dell'Industrial Light and Magic di George Lucas, la buona regia (Robert Zemeckis), la divertente sceneggiatura, la piacevole colonna sonora (Alan Silvestri, più una serie di canzoni tra cui spiccano i brani di Huey Lewis and the News) fanno dimenticare i lati deboli e ci lasciano un paio d'ore di divertimento.
Soprattutto i personaggi secondari risultano poco più che abbozzati, e anche i protagonisti, Christopher Lloyd nei panni dello scienziato pazzo e Michael J.Fox in quelli del ragazzino coinvolto suo malgrado nell'avventura, mi sembrano più simpatici che realmente interessanti.
The breakfast club
Commedia liceale scritta e diretta da John Hughes. Lo spessore è decisamente superiore al tipico film del genere, anche se i personaggi sono stereotipati fino quasi a raggiungere il livello di macchietta.
Nonostante gli evidenti difetti, è un film a suo modo importante che è stato ripreso, citato, rivisto in numerosi altri lavori. In breve: cinque studenti dello stesso liceo di Chicago sono condannati a passare la domenica a scuola come punizione per le rispettive marachelle. Non si conoscono e sono completamente diversi. La forzata giornata assieme fa scoprire loro di essere in un certo modo affini, al punto da arrivare a considerarsi un "club".
Difficile non accorgersi di una certa somiglianza con la prima parte de I soliti sospetti, anche se quella storia va a parare i direzioni completamente diverse.
Da notare nella colonna sonora i Simple Minds con Don't you (forget about me), canzone scritta apposta per l'occasione. Tra i ragazzetti protagonisti uno Sheen, Emilio Estevez, meglio noto aver scritto e diretto Bobby venti anni dopo.
Nonostante gli evidenti difetti, è un film a suo modo importante che è stato ripreso, citato, rivisto in numerosi altri lavori. In breve: cinque studenti dello stesso liceo di Chicago sono condannati a passare la domenica a scuola come punizione per le rispettive marachelle. Non si conoscono e sono completamente diversi. La forzata giornata assieme fa scoprire loro di essere in un certo modo affini, al punto da arrivare a considerarsi un "club".
Difficile non accorgersi di una certa somiglianza con la prima parte de I soliti sospetti, anche se quella storia va a parare i direzioni completamente diverse.
Da notare nella colonna sonora i Simple Minds con Don't you (forget about me), canzone scritta apposta per l'occasione. Tra i ragazzetti protagonisti uno Sheen, Emilio Estevez, meglio noto aver scritto e diretto Bobby venti anni dopo.
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