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Good: L'indifferenza del bene

John Halder (Viggo Mortensen) è tutto sommato una brava persona presa nel fuoco incrociato delle circostanze. Forse per fargli andare meglio le cose sarebbe bastato che se fosse riuscito a trovare una diversa soluzione al problema della demenza senile di sua madre (Gemma Jones). Vediamo infatti che la sua presenza in casa Halder complica la relazione di John con sua moglie, che a sua volta sembra essere incapace di gestire situazioni troppo complicate.

John, pur non essendo interessato alla politica, reputa il nazismo una disgrazia, e spera che si tratti di un malanno passeggero della società. Preferisce così accontentarsi del suo posto di assistente all'università, in attesa di tempi migliori. Maurice Glückstein (Jason Isaacs *), suo amico di vecchia data che gli offre anche supporto psicologico, è meno ottimista sulla faccenda. Anche perché, essendo di origine ebraica, vive direttamente sulla sua pelle la pressione del momento.

Succede poi che John venga convocato da Philipp Bouhler (Mark Strong), capo della cancelleria (**) del führer. Anni prima, John ha scritto un romanzetto di poche pretese, che però adombrava l'uso dell'eutanasia in un caso molto particolare. La sua prosa piace a Hitler, e così viene scelto per scrivere un testo propagandistico sull'opportunità, ben più generalizzata, della pratica. C'è solo un piccolo intoppo, la mancanza della tessera di partito. Era stato facile per John resistere allo suocero che gli aveva più volte prospettato l'utilità della cosa, non trova però le parole per spiegare a Bouhler la sua avversione al nazismo. Succede così che viene presentato a Freddie (Steven Mackintosh), un alto papavero delle SS, che lo arruola nell'organizzazione, assicurandogli che si tratta di una affiliazione puramente simbolica.

I vantaggi della sua nuova posizione sono immediati. Fa carriera all'università, si separa dalla moglie, e convive con Anne (Jodie Whittaker), procace sua ex studentessa. Ma non riesce a tacitare la sua coscienza, anche perché ha sotto gli occhi la parabola negativa di Maurice. Il suo turbamento interiore trova sfogo in una specie di sogni ad occhi aperti (***), in cui gli pare che la gente che ha attorno di metta a cantare brani di Gustav Mahler.

John non riesce a salvare Maurice (°), si accorge tardivamente di quanto Anne sia un abisso di vacuità, e si trova ingabbiato nell'assurda macchina autodistruttiva del nazismo. Tocco finale, giunto in un campo di sterminio alla ricerca disperata del suo amico, scopre che la realtà supera la sua ossessione, e assiste incredulo allo spettacolo di un orchestra di internati costretti a suonare mentre attorno avviene la tragedia.

Non sono ben sicuro di cosa non mi convinca nel film. La sceneggiatura basata sull'omonima pièce teatrale di C. P. Taylor, mi è sembrata forzata in qualche passaggio. Nonostante il cast sia notevole e funzioni bene, non sono rimasto colpito da nessuna scena in particolare. Magari ci sarebbe voluto un regista dalla mano più decisa, Vicente Amorim ci mette tanta buona volontà ma non direi che lasci il segno.

(*) Hello!
(**) Bouhler è un personaggio storico che ha realmente occupato quella posizione. Molto vicino a Hitler, è considerato tra i principali responsabili per la famigerata Aktion T4, il programma nazista per l'eliminazione fisica di persone con handicap.
(***) Che mi hanno ricordato quelli di Selma, la protagonista di Dancer in the dark di Lars von Trier.
(°) Forse salva un suo omonimo che si trova nel momento giusto al posto giusto, e per il quale potrebbe aver avuto valore la locuzione nomen omen, visto che Glück significa (anche) fortuna.

Mutant chronicles

Basato liberamente sull'RPG omonimo, segue la struttura tipica di un'avventura di un gioco di ruolo. Si fornisce l'ambientazione, una compagnia di personaggi molto diversi parte con uno scopo ben determinato, gli avversari fanno di tutto per ridurre in briciole i nostri eroi, che però arrivano alla meta. O meglio, almeno uno arriverà alla meta, visto che si segue anche la tradizione degli horror-zombie, con relativa conseguente fine truculenta per gran parte dei protagonisti.

Siamo nel 2700 e rotti, il mondo è controllato da cinque corporazioni che in uno scenario alla 1984 sono in perpetua guerra tra di loro. Per motivi poco chiari, la tecnologia è una strana mescola che epoche che vanno dal medioevale, alla prima / seconda guerra mondiale, al futuribile. Nel corso di una battaglia tra gli inglesi (Imperial) e i tedeschi (Bauhaus), viene rotto il sigillo che teneva imprigionato da diecimila (sic!) anni una prodigiosa macchina aliena che converte gli umani in mutanti assassini.

Fratello Samuel (Ron Perlman) è a capo di una congregazione religiosa che ha la sua origine nel gruppo di arditi che diecimila anni prima era riuscita imbrigliare la macchina e metterla fuori combattimento. Per motivi non spiegati, costoro hanno taciuto per tutto il tempo, e solo adesso che il danno è fatto chiedono alla corporazioni di mettere assieme un manipolo di disperati che, seguendo le indicazioni contenute nella bibbia di quel bislacco ordine, potrebbero distruggere la macchina.

Le corporazioni sono poco interessate alla missione, dopotutto la Terra è già mal ridotta, e preferiscono lasciare gran parte degli umani al loro destino mentre i pochi eletti si rilocano su Marte e in giro per il sistema solare. Capita però che il capo della Imperial, Constantine (John Malkovich), non abbia alcuna voglia di abbandonare il nostro pianeta, e decida perciò di dare la sua navicella a Fratel Samuel, facendo sì che l'azione cominci.

La sceneggiatura (Philip Eisner) e la regia (Simon Hunter) hanno molteplici zone d'ombra. La produzione sembra più televisiva che cinematografica, una serie impressionante di spiegoni ammorba la prima parte del film, Perlman mi è parso decisamente fuori ruolo, Malkovich ha qualche secondo in cui mostra che riesce ad essere un grande anche in queste tristi circostanze.

Yes man

La storia, a ben vedere, non è poi male. Avrebbe dovuto però essere sviluppata meglio di quello che hanno fatto gli sceneggiatori e il regista (Peyton Reed). Invece mi sembra che abbiano preferito appiattirsi su una riedizione di Bugiardo bugiardo, un buon successo commerciale di dieci anni prima di Jim Carrey.

Si narra di Carl (Carrey, per l'appunto), depresso da anni in seguito al fallimento del suo matrimonio. Anche il suo migliore amico, Peter (Bradley Cooper), fa una gran fatica a non abbandonarlo a se stesso. Per sua dubbia fortuna, finisce per partecipare ad uno di quei corsi motivazionali molto americani, in cui una specie di santone propone ricette miracolose per migliorare la propria vita. Nel caso specifico Terrence Bundley (Terence Stamp) propone una ricetta semplicissima, dire di sì a tutto. Carl decide di provare, anzi pensa di avere una specie di maledizione che gli impedirà ora in avanti di dire di no anche alle domande più strampalate.

Curiosamente questo, invece di portarlo alla rapida rovina, lo porta a risultati positivi, anche se a volte seguendo percorsi complicati. In particolare conosce Allison (Zooey Deschanel), una affascinante fanciulla che canta e suona in un gruppo folle, dall'inquietante nome di Munchausen by proxy (*), e insegna l'attività combinata di jogging e fotografia.

Quando alla fine i nodi vengono al pettine, Carl scoprirà che c'è un sì che non riesce proprio a dire, e sarà proprio quel mancato sì a salvarlo.

Tra i personaggi secondari c'è anche Fionnula Flanagan, sprecatissima nel deprimente ruolo della anziana dipendente da sesso, e una Ducati Hypermotard, anch'essa utilizzata malamente.

(*) Mi hanno fatto pensare ai Soronprfbs di Frank

Miracolo a Sant'Anna

Un giorno a Spike Lee è capitato tra le mani un romanzotto commerciale che aveva al centro della trama le avventure di quattro soldati della novantaduesima divisione di fanteria nel corso della campagna d'Italia durante la seconda guerra mondiale. Non se ne è parlato poi tanto di questa divisione composta da soli soldati di colore, e Lee ha pensato che valesse la pena di farci un film sopra. Il che non sarebbe stata una cattiva idea, però sarebbe stato meglio scrivere un'altra storia, visto che il polpettone di James McBride può anche reggere su carta, ma non su schermo. Il peggio è che lo stesso McBride ha curato la sceneggiatura, e non ha evidentemente avuto il cuore, o la voglia, di rimaneggiare profondamente la storia originale. Facendo sì, tra l'altro, che la pellicola superi le due ore e mezza di durata.

Il fatto è che, oltre a parlare dei "Buffalo soldiers" (*), il romanzo, e di conseguenza la sceneggiatura, mescola tanti e tali temi da rendere praticamente impossibile ottenere un risultato decente in un film. Sia perché McBride e Lee si avventurano nel raccontare cose italiane di cui mostrano di capire poco, sia perché i troppi personaggi tendono ad essere rappresentati come figurine bidimensionali per le quali è veramente difficile appassionarsi.

Quasi tutta l'azione si svolge in Toscana, dalle parti di Sant'Anna di Stazzema, proprio nei giorni in cui si è compiuta la strage. Però i fatti sono secondari al racconto, e sono pure modificati piuttosto pesantemente per adeguarli alla trama che aveva in mente McBride. Chi fosse interessato all'argomento, farebbe meglio a guardare altro. Tipo L'uomo che verrà di Giorgio Diritti, sulla strage di Marzabotto.

Il film inserisce questi fatti in una cornice, ambientata nel recente passato a New York. Un anziano impiegato postale di colore risponde ad un cliente che gli chiede un francobollo sparandogli con una Luger tenuta in perfette condizioni. Del caso si occupa il detective Ricci (John Turturro), che si trova a doverne parlare con un giovane reporter (Joseph Gordon-Levitt) così incapace da mettergli tenerezza, al punto che finisce per dargli una possibilità, che si concretizza nella scoperta che l'assassino aveva in casa una testa di statua italiana di periodo rinascimentale. Il fatto è così buffo che finisce in prima pagina anche sull'International Herald Tribune (che oggi si chiama International New York Times), e dunque finisce in mano a Enrico (John Leguizamo), un americano espatriato in Italia in cerca di pessime opere d'arte che piacciano ai suoi connazionali. Lui vorrebbe leggersi il giornale in santa pace, ma la sua amica del momento ha altri progetti, e lo lancia (**) dalla finestra. Succede così che un tale (Luigi Lo Cascio), che si stava prendendo un caffè al bar di sotto, viene a sapere della vicenda. La cosa lo turba, e scatena gli avvenimenti di cui verremo a conoscenza solo se avremo la pazienza di sorbirci le due ore che stanno in mezzo. Non che ne valga la pena, perché il finale è decisamente brutto, al punto che, se non fosse stato per l'opportunità di spararci dentro tutti quegli attoroni che fanno la loro apparizione, staccano l'assegno, e se ne vanno, non si capisce bene il senso della cosa.

Andiamo dunque nel '44. I tedeschi sono arroccati sulla linea gotica, gli alleati avanzano con gran fatica. Particolare buffo, assistiamo ad un esempio di guerra psicologica, dove viene diffusa la registrazione di una provocante anglofona, nota col nome d'arte di Axis Sally (Alexandra Maria Lara), che cerca di spingere alla diserzione i soldati di colore, giocando su tutti i toni immaginabili, dallo spirito di rivalsa per le ingiustizie subite, alle promesse sessuali più esplicite. Segue una delle rare vere e proprie scene di guerra del film, in cui i buffalo soldiers vengono fatti a pezzi dall'attacco congiunto dei tedeschi e dal fuoco amico del loro capo (bianco), che non crede alle indicazioni che riceve dai suoi sottoposti.

In quattro si salvono dalla rovina, e finiscono a vagare al di là delle linee nemiche, interagendo con civili, partigiani, e anche con tedeschi. L'aspetto miracolistico citato nel titolo è dato da un paio di personaggi. Il soldato Sam Train (Omar Benson Miller), una specie di gigantesco bambinone, che ha raccolto la testa della statua di cui già sappiamo, pensando che sia portafortuna, e Angelo (Matteo Sciabordi), un bambino traumatizzato dalla guerra. La loro diversità farà sì che siano al centro di episodi molto improbabili.

Credo che per il pubblico italiano la parte più dolente della storia sia nella rappresentazione dei nostri connazionali, tutti molto improbabili, evidentemente solo funzionali alla storia che stava più a cuore ai narratori. Abbiamo così il partigiano Peppi (Pierfrancesco Favino), eccessivamente buono, di fianco al partigiano Rodolfo (Sergio Albelli), esageratamente cattivo. Il capofamiglia Ludovico (Omero Antonutti), che continua ad essere convintamente fascista nonostante la catastrofe, e la figlia Renata (Valentina Cervi), in anticipo di trent'anni sulla liberazione dei costumi.

(*) I Buffalo soldiers originali sono quelli che hanno combattuto nella guerra di indipendenza americana, ma il nomignolo è stato utilizzato anche per i successori.
(**) Il giornale, intendo.

El empleo

Cortometraggio animato, prima regia dell'argentino Santiago Bou Grasso. Racconta di un inquietante mondo parallelo in cui gli esseri umani svolgono lavori letteralmente disumanizzanti.

La domanda nascosta è se davvero il nostro mondo sia meno drammaticamente ridicolo di quello qui raccontato.
Gli uomini-sedia mi hanno ricordato un dettaglio secondario della saga di Dune, firmata da Frank Herbert, dove animali erano stati geneticamente modificati per essere usati come sgabelli.

Nothing but the truth

Ovvero lo strano caso di un film americano che non ha raggiunto le sale del suo Paese perché il distributore è fallito. Qui da noi non è uscito in nessun modo, però è abbastanza facilmente recuperabile come DVD europeo, ma senza doppiaggio italiano. Cosa che potrebbe essere vista come vantaggio.

L'idea a Rod Lurie (sceneggiatura e regia) è venuta seguendo il caso di Judith Miller, quella giornalista americana che ha pubblicato notizie sulle armi di distruzione di massa in Iraq che poi si sono rivelate fabbricate di sana pianta. Il contatto sta solo nel fatto che i giornalisti americani, pur essendo teoricamente coperti nel loro diritto di non rivelare le fonti delle proprie notizie, possono essere incriminati per disprezzo della corte se si rifiutano di citarle quando il giudice, adducendo necessità di ordine maggiore, insista nell'ottenere questa informazione. Il resto è tutto inventato di sana pianta e non ha nessuna relazione con fatti realmente accaduti.

Succede che Rachel Armstrong (Kate Beckinsale) sia una giornalista alla ricerca del colpaccio. Lo trova quando una fonte, che sarà rivelata (e solo a noi spettatori) nel finale si lascia scappare che Erica Van Doren (Vera Farmiga) è una agente federale sotto copertura che in qualche modo aveva sconsigliato il governo dall'intraprendere una operazione poi effettivamente rivelatasi una scemenza colossale. L'articolo della Armstrong mira a mettere in difficoltà il governo e, a ben vedere, non ci sarebbe bisogno di scoprire la Van Doren. Però la signora è sposata ad un ex ambasciatore critico nei confronti dell'amministrazione corrente, e ha anche alcuni fatti personali che potrebbero intrattenere il lettore casuale, e così si decide di rovinarle la vita.

Ai federali gliene importa ben poco sia della Armstrong sia della Van Doren, però vogliono scoprire chi è il traditore che spiffera cose che non dovrebbe dire, per cui sguinzagliano un procuratore federale (Matt Dillon) con ampia facoltà di spaccare tutto quello che vuole. Il giornale risponde affidando la difesa della sua dipendente a un avvocato di chiara fama, anche se un po' vanesio e affezionato agli stilisti italiani (Alan Alda).

Le cose vanno per le lunghe, la Armstrong è irremovibile nel non voler rivelare la sua fonte, con una caparbietà che sembra eccessiva a tutti quanti. E viene il dubbio, ma ha ragione lei, e veramente il principio è così importante, o non è che dietro la sua facciata di difesa delle libertà civili ad ogni costo c'è qualcosa di molto imbarazzante?

Wendy and Lucy

Wendy (Michelle Williams) e Lucy (Lucy) sono da qualche parte in Oregon, nel bel mezzo di un incongruo viaggio su una vecchia auto dall'Indiana all'Alaska. L'auto si rompe, e finisce pure la scorta di cibo per cani. I soldi sono pochi e Lucy pensa di scippare una scatoletta per Lucy. Pessima idea. Wendy si fa solo qualche ora di galera (se la cava con una multa) ma perde di vista Lucy, e spende gran parte del resto del tempo della pellicola a cercarla.

Vicenda minimale, narrata da Kelly Reichardt in un'ora e un quarto, guadagnandosi i miei complimenti per non aver cercato di allungare inutilmente il brodo. Di Wendy sappiamo solo che ha una sorella, ma non vanno per niente d'accordo, e che sta facendo questo lungo viaggio con l'idea di trovare un lavoro, ma forse soprattutto di scappare dalla sua precedente vita.

Non è un film consolatorio, Wendy è messa piuttosto male e incontra una umanità allo stesso livello. Niente di drammatico, però la desolazione impera. Vedasi il personaggio interpretato da Wally Dalton, una guardia giurata che protegge un parcheggio vuoto da minacce inesistenti per dodici ore al giorno. Evidentemente una brava persona, sembra solo aver smarrito un qualunque senso.

Nonostante la protagonista, un buon interesse riscosso tra i critici americani, e la prestigiosa Palm Dog conquistata da Lucy a Cannes, il film, che io sappia, non è stato distribuito in Italia.

Torchwood - Stagione 2 Finale

Ottimo finale di stagione, anche se molto drammatico. Sappiamo che il capitano Jack Harkness (John Barrowman) non può morire, e dunque possiamo stare tranquilli per lui (anche se conviene non essere troppo sicuri). Però i suoi colleghi non hanno questo bonus, e ce n'è uno, Owen (Burn Gorman) che è letteralmente più morto che vivo.

Questa puntata doppia termina degnamente una stagione di buon livello, arrivando a spiegare aspetti che mi avevano lasciato dubbi, non solo nella stagione corrente, ma anche nella prima.

Le sceneggiature sono di Chris Chibnall, collaboratore ricorrente in queste due serie (per un totale di otto puntate scritte da lui), che però non continuerà la collaborazione con Torchwood. In compenso ci sono cinque sue sceneggiature nel Doctor Who, ultima delle quali, almeno ad oggi, è La potenza di tre del 2012.

Anche in queste due puntate ho apprezzato l'ottimo commento musicale scritto da Murray Gold, collaboratore fisso per Torchwood come per Doctor Who.

12) Fragments - Frammenti

Trattasi in pratica dello spiegone di due annate di Torchwood. Di solito gli spiegoni sono di una noiosità indicibile, e fanno venir voglia di ricorrere al fast-forward (nel caso di visione in DVD) o di approfittarne per fare altro. Qui sono rimasto incollato allo schermo dal primo all'ultimo minuto (OK, c'è qualche minuto di fiacchezza qua e là, ma poca roba), e quando è partita la sigla finale mi sono chiesto come mai la puntata fosse stata così corta. Che invece ha la solita durata standard di poco meno di un'ora.

Ogni torchwoodiano (tranne Gwen) ha modo di rivivere in un flashback la propria affiliazione all'istituto. Il motivo che ci dà questa opportunità è una trappola in cui tutta Torchwood cade bellamente (tranne Gwen, che dormiva). Come si suol dire, la vita passa davanti ai loro occhi.

Vediamo così il Capitano, reclutato a forza da Torchwood sul finire dell'800, che viene convinto a diventare un buon elemento del team dalla rivelazione (per mezzo della letture delle carte per mezzo di una inquietante bimba che, in modo ancor più inquietante, abbiamo già visto in precedenza, ai nostri giorni, stessa apparenza, stessi poteri, nell'episodio La mietitrice di anime) che riuscirà ad incontrare il Dottore solo dopo un secolo. In occasione del capodanno del 2000, Jack vedrà il suo intero team annichilito, e cercherà di formarne uno nuovo.

Tosh, già nerdissima come la conosciamo noi, viene salvata da Jack dalle grinfie di UNIT, che l'aveva rinchiusa in una specie di Guantanamo perché aveva rubato un progetto segreto di una specie di cacciavite sonico whoviano e riuscito a costruire da esso un prototipo funzionante per conto di personaggi a noi ignoti, che per costringerla a tutto ciò avevano rapito sua madre.

Scopriamo anche come Ianto sia riuscito a farsi assumere in Torchwood, vincendo le resistenze di Jack, riuscendo a catturare il pterodattilo che ora è la bizzarra mascotte del gruppo. I motivi di Ianto già li conosciamo, voleva cercare di salvare la sua fidanzata, vedi episodio La donna cibernetica.

Ci viene spiegato perché Owen fosse così cinico e incapace di amare. La donna che amava è infatti morta in modo estremamente drammatico, lasciandolo come svuotato.

Fortuna vuole che nessuno del gruppo muoia, a parte Jack, ma lui ci è abituato. Il Capitano riceve una comunicazione dall'altro Capitano, John Hart (James Marsters), che si dichiara colpevole dell'attacco, e dice che è solo l'inizio di qualcosa di terribile.

13) Exit wounds - La fine e il principio

Il titolo originale spiega quanto dolorosa e sanguinosa sia questa puntata. Un exit wound è infatti la ferita che un'arma lascia nel corpo dopo averlo trapassato. E qui ce ne sono svariate di queste ferite.

Mentre Cardiff ne subisce di tutti i colori, i due Capitani fanno un balzo indietro nel tempo di un paio di millenni, dove Jack incontra suo fratello Gray, che scopriamo essere il regista del diabolico piano.

Gray combatte su due fronti, da una parte i due Capitani che fan comunella, dall'altro il resto di Torchwood che si dà da fare per arginare i flagelli in città. Alla fine Gray verrà sconfitto, ma la sua uscita di scena lascerà molte ferite.

Torchwood - Stagione 2 (10 e 11)

Coppia di episodi che mi sono sembrati sottotono rispetto al livello complessivo, piuttosto alto della stagione. In particolare il primo m'è sembrato il meno soddisfacente. Sarà che è stato messo il silenziatore al registro comico, probabilmente per non dare una connotazione parodistica alla serie, dopo il precedente Un matrimonio memorabile che ha fatto ampio uso di quell'approccio.

10) From out of the rain - Intrappolati in un film

Un tema spesso esplorato dal genere horror è quello del ritorno di "cattivi" che, per logica, sarebbero dovuti essere morti e sepolti, usando un mezzo altamente improbabile. In questo caso si tratta di una compagnia di artisti di strada, categoria uccisa dall'avvento del cinema, che gli ha rapidamente portato via tutto il pubblico. I nostri "cattivi" erano già poco raccomandabili ai tempi (si parla dell'inizio del secolo scorso), e la lunga inattività non ha certo migliorato il loro umore.

Ironia della sorte, quel che resta di loro sono solo immagini sulla celluloide, e riescono a tornare nel nostro mondo solo quando quei vecchi filmati vengono nuovamente proiettati.

Incidentalmente, scopriamo che il Capitano (John Barrowman) era in turnee con una compagnia paragonabile proprio in quei tempi, mentre stava lavorando ad un missione di cui non ci viene detto molto.

Il finale è aperto. La compagnia viene bloccata, ma con gravi perdite tra i cittadini di Cardiff.

11) Adrift - Alla deriva

Gwen (Eve Myles) viene convinta da un suo ex collega ad occuparsi di un caso che non sembra molto torchwoodiano, la scomparsa di un ragazzino. Il tono dell'episodio è sul patetico (nel senso buono del termine), mostrando il dolore della madre che non sa più nulla di suo figlio.

L'indagine di Gwen, contrastata da Jack per motivi che diventeranno chiari solo nel finale, porta a scoprire che si trattava effettivamente di pane per Torchwood. Infatti il ragazzino è stato sbalzato in un paradosso spazio-temporale e ne è riemerso in quello che a noi sembrano solo pochi mesi mentre per lui sono stati anni. Così tanti anni che viene interpretato da Robert Pugh. E le esperienze che ha fatto in quel periodo sono così drammatiche che Pugh si è dovuto sottoporre ad un pesante trucco.

Torchwood - Stagione 2 (8 e 9)

Avevo qualche perplessità sulla prima stagione di Torchwood. La seconda me le ha risolte. Questi due episodi direi marcano il raggiungimento della maturità della serie. Non sono perfetti, ma hanno un loro ritmo particolare. Mi sembra che l'idea della produzione, fare una specie di Doctor Who rivolto ad un pubblico più adulto, si sia concretizzata. Sceneggiatori e registi, sotto l'occhio d'aquila dei produttori, fanno ampio uso di tutti i colori disponibili sulla tavolozza, dal tragico al comico, toccando temi che il Dottore può solo accennare, visto che è pensato per poter essere visto da un pubblico di tutte le età.

8) A day in the death - Tra la vita e la morte

Il titolo originale dovrebbe essere una citazione di A day in the life, una tra le canzoni più note (e belle) dei Beatles, che viene trasformata in Un giorno nella morte visto che si narra una giornata di Torchwood seguendo la prospettiva di Owen (Burn Gorman) che è una specie di zombie (vedasi i due capitoli precedenti per dettagli).

L'inizio sembra una variazione di Non buttiamoci giù, romanzo di Nick Hornby (in originale, A long way down) recentemente trasformato in film, che non ho ancora visto, e che ai tempi, quando l'ho letto, pensavo non fosse possibile rendere sulla pellicola. E i commenti che ho letto mi sembra mi diano ragione. Insomma, Owen è sul tetto di un palazzotto assieme ad una sconosciuta (Christine Bottomley), entrambi sembrano volersi buttar giù e si raccontano le rispettive storie.

Owen spiega come la vita di un morto (!) sia decisamente difficile, e come abbia cercato di suicidarsi buttandosi a mare, inutilmente, visto che non ha bisogno di respirare. Il suo essere morto, però, gli ha permesso di candidarsi per una missione impossibile, riuscendo a raggiungere un milionario (Richard Briers) che colleziona oggetti di origine aliena, uno dei quali sembra sia pericolosissimo.

Con gran dolore, Owen scopre che essere morto gli impedisce anche di fare respirazioni bocca a bocca (i suoi polmoni non funzionano più), e questo non gli permette di usare le sue conoscenze mediche per salvare un uomo. D'altro canto, si accorge anche che può fare ancora molte cose, come ad esempio, salire sul tetto di un palazzo non per suicidarsi (come ci aveva lasciato credere) ma per offrire un barlume di speranza a chi si voleva suicidare.

9) Something borrowed - Un matrimonio memorabile

Il titolo originale è un riferimento alla tradizione che vuole che la sposa abbia durante la cerimonia qualcosa ottenuto in prestito. Il matrimonio è quello di Gwen (Eve Myles) con Ryhs (Kai Owen). Il prestito è nientemeno che un feto alieno che Gwen si ritrova in ventre.

Il tema poteva essere affrontato seguendo la falsariga di Alien, si è scelto invece un approccio più da commedia. Gwen viene fecondata la sera prima del matrimonio da un morso del padre, che viene subito eliminato. La mattina dopo Gwen sembra al nono mese, con gran confusione di tutti. Il processo riproduttivo di questa strana razza di alieni prevede che la madre biologica intervenga al momento opportuno uccidendo la portatrice del suo bimbo nel dargli la luce.

Ovviamente Torchwood non può permetterle di completare la sua missione, ma non sarà una cosa semplice, perché un'altra caratteristica di costoro è quella di cambiare apparenza a piacimento.

Sullo sfondo, abbiamo la conferma che tra Gwen e il Capitano (John Barrowman) c'è ben più di una semplice amicizia tra colleghi, ma Gwen preferisce la sicurezza che le dà Ryhs all'avventurosità che la affascina in Jack. E scopriamo che Jack Harkness è stato sposato, e custodisce in una vecchia scatola alcune foto del suo matrimonio, che dovrebbe risalire ad alcuni decenni prima. Ci deve essere qualcosa di tragico dietro.

Torchwood - Stagione 2 (6 e 7)

Una coppia di episodi in cui si noti quanto importante sia la mano di Russell T. Davies, ufficialmente "solo" creatore e tra i produttori della serie, ma che evidentemente ha messo le sue zampe anche nelle sceneggiature, almeno per dare un indirizzo di massima agli sceneggiatori. Infatti il primo finisce brutalmente, lasciandoci in sospeso sul destino di uno dei protagonisti, Owen (Burn Gorman), e il secondo completa il racconto. Eppure il credito per la scrittura va ai soli J.C. Wilsher (sesta puntata) e Matt Jones (settima).

6) Reset

Una serie di misteriose morti nei dintorni di Cardiff attira l'attenzione non solo di Torchwood ma anche di UNIT, quella specie di organizzazione planetaria che si occupa di problemi legati agli alieni con cui spesso ha a che fare anche il Dottore in Doctor Who. Ai torchwoodiani si aggiunge quindi niente meno che Martha Jones (Freema Agyeman), già compagna di viaggio del Dottore, da cui si è staccata stremata dalla (apparente) mancanza di attenzioni di lui nei suoi confronti.

Si scopre rapidamente che si tratta di una macchinazione ordita dallo scienziato (relativamente) pazzo Aaron Copley (Alan Dale) per coprire le numerose morti di cavie umane su cui sta sperimentando una prodigiosa cura basata sull'utilizzo di una specie di zanzarone aliene.

In un certo senso, questo episodio si lega bene al precedente episodio Meat, nel senso che gli umani, anche questa volta, cercano di sfruttare esseri alieni senza badare minimamente alle sofferenze a cui li sottopongono.

Continua il ravvedimento di Owen, che accetta perfino l'idea di uscire una sera con Tosh, però nel finale di puntata sembra addirittura che debba uscire di scena.

Musicalmente, è una puntata molto post-Blur, visto che si sentono due brani, Feel Good Inc. di Gorillaz, e Freakin' out di Graham Coxon.

7) Dead man walking - La mietitrice di anime

Nulla a che vedere col film del '95 con Susan Sarandon e Sean Penn, Condannato a morte. Qui il titolo inglese va interpretato alla lettera. Owen, infatti, si trasforma davvero in un morto che cammina. Nel finale di Reset, infatti, viene ucciso, ma il Capitano (John Barrowman) non si rassegna. Si rivolge ad una misteriosa bimba lettrice di tarocchi che lo manda (malvolentieri) in una chiesa sconsacrata, dove si trova un guanto da cavaliere medioevale simile a quello usato da Suzie (la torchwoodiana che ha lasciato il team proprio all'inizio della prima puntata della prima stagione), e con esso resuscita brevemente Owen.

Curioso effetto collaterale, Owen resta apparentemente in vita, ma senza alcuna funzione corporea funzionante. Questo innesca un tentativo di una misteriosa entità (chiamiamola La Morte) di entrare nel nostro mondo per far sfracelli. Sembra che nulla la possa fermare, ci riuscirà però l'unico che non ha da temerla, perché è già stato una sua vittima.

Il buon Owen, che finalmente diventa un personaggio per il quale si può anche provare compassione, riesce a sopravvivere (se così si può dire) all'avventura, ma resta nella sua bizzarra condizione di quasi zombie.

Torchwood - Stagione 2 (4 e 5)

Due buoni capitoli scritti con la stessa penna (quella di Catherine Tregenna). Il primo opera un cambiamento di prospettiva, chiedendosi cosa potrebbero mai pensare gli alieni che capitano per sbaglio sulla Terra di Torchwood. Il secondo sembra quasi una meditazione sul tema della memoria, su quanto questa sia delicata e ci determini per quello che siamo.

4) Meat - Carne

In questo episodio Ryhs (Kai Owen) ha finalmente qualche spazio. In genere appare per brevissimo tempo, giusto il tempo di protestare per le continue assenze di Gwen (Eve Myles). Questa volta ha modo di raccontarci qualcosa del suo lavoro (ha una piccola impresa di trasporti) e di partecipare a tutti gli effetti ad una operazione di Torchwood. Capita infatti che un suo mezzo venga usato da alcuni tipacci per trasportare carne sospetta al mattatoio locale, bypassando tutti i controlli del caso. Una serie di equivoci, dovuti principalmente al fatto che Gwen non gli abbia mai rivelato nulla del suo lavoro, rischiano di rompere il precario equilibrio tra i due. Fortunatamente tutto si risolve per il meglio.

Per tutti tranne che per l'alieno, una specie di balena terricola che cresce incessantemente, e che viene affettata viva (!) dai malfattori.

Tra i temi secondari, notiamo che Owen (Burn Gorman) continua il suo percorso di superamento del suo originario cinismo. Questa volta manifesterà compassione per l'alieno.

5) Adam

Come da titolo, al centro dell'azione c'è Adam (Bryan Dick), un alieno che vive cibandosi delle memorie altrui, in cui entra, le modifica, le adatta per farle diventare anche sue. Da bravo parassita, toglie qualcosa ai suoi ospiti, a cui però dà in cambio qualcos'altro.

Ci si chiede se è meglio avere delle memorie distorte, ma migliori, o sacrificarne una parte per mantenere la loro autenticità.

Tale dubbio colpisce duramente il Capitano (John Barrowman), visto che Adam gli permette di ricordare il suo lontano passato, un secolo e mezzo prima, quando un attacco di nemici della sua specie (ci viene definitivamente chiarito che è alieno, e viene dal futuro - inghippi dei viaggi nel tempo) hanno causato la morte del padre e la misteriosa scomparsa di Gray, suo fratello (In Kiss kiss, bang bang l'altro Capitano ci ha detto che Gray è ancora vivo).

Tra le bizzarrie causate da Adam con la sua intromissione nella memoria dei torchwoodiani, abbiamo che Tosh (Naoko Mori) è molto più spigliata, Owen è molto più nerd, e ama appassionatamente (non ricambiato) Tosh, e Gwen si dimentica completamente di Ryhs.

Una scena di sesso, per una volta etero, tra Tosh e Adam è sottolineata dalla musica di Tricky, Christiansands in particolare.

Torchwood - Stagione 2: 3 Fino all'ultimo uomo

Il titolo originale, To the last man, arriva direttamente da un tristemente noto ordine di Douglas Haig, che era in pratica l'omologo di Luigi Cadorna per gli inglesi che combattevano in Francia nella prima guerra mondiale. "Every position must be held to the last man: there must be no retirement. With our backs to the wall and believing in the justice of our cause each one of us must fight on to the end."

La ritirata non poteva essere nemmeno presa in considerazione, ogni posizione doveva essere tenuta fino alla morte dell'ultimo soldato.

Figlia di un teoria militare ottocentesca, non teneva conto di quanto le tecnologie belliche fossero cambiate nel frattempo, e praticamente condannava ad una morte insensata un numero spropositato di uomini. Vedasi un paio di film, Orizzonti di gloria di Kubrick e Uomini contro di Rosi, per maggiori dettagli sull'immane livello di idiozia dimostrato dai vertici militari in quel massacro.

La sceneggiatura di Helen Raynor, che a tutt'oggi ha scritto un totale di sei episodi tra Doctor Who e Torchwood, racconta la storia di un soldato, Tommy (Anthony Lewis), che si trova suo malgrado a dover salvare l'intero mondo.

Nel 1918, Tommy è in un ospedale di Cardiff, ivi ricoverato per riprendersi dagli effetti di un trauma da bombardamento. Ai tempi non era ben chiaro come mai un soldato, per quanto coraggioso, se si trovava per sufficiente tempo sotto una pioggia di bombe, diventasse improvvisamente incapace di pensare ad altro se non allo scappare il più lontano possibile. La reazione veniva bollata come codardia, reato punibile in tempo di guerra con la fucilazione.

Una bizzarra distorsione temporale fa sì che Tommy si trovi in una situazione assurda. Fortuna (?) che Torchwood era già attiva ai tempi, e così vediamo il team del tempo, prendersi cura di Tommy, che scopriamo poi essere stato ibernato (!) in attesa del momento giusto di farlo tornare in azione.

Ci viene detto così che Tommy viene "scongelato" un giorno ogni anno, sottoposto a controlli e poi nuovamente "surgelato". Capita però che Tosh (Naoko Mori), a tutti gli effetti coprotagonista di questo episodio, mentre al resto del team resta solo da far da supporto a lei e Tommy, si innamora del soldatino, con il quale ha una breve (ma lunga, visto che hanno solo ventiquattrore all'anno a disposizione) e straziante storia. Altro paradosso è che Tommy è contemporaneamente più giovane ed estremamente più vecchio di lei.

La complicata situazione viene risolta grazie ad un misterioso macchinario torchwoodiano che permette di "saldare" lo scollamento spazio-temporale, ma soprattutto grazie al sacrificio di Tommy che però resterà ignoto a tutti, se non a Torchwood.

Da notare anche che un paio di battute di Owen (Burn Gorman) mostrano come la tragedia che gli sia capitata nel finale di prima stagione, gli abbia portato in dono una maturazione che gli permette (finalmente!) di provare simpatia e compassione per Tosh.

Torchwood - Stagione 2 (1 e 2)

In questi due primi episodi si nota un deciso cambio di marcia rispetto la prima stagione. Se ne giova in particolare Ianto (Gareth David-Lloyd) il cui carattere diventa meno tormentato e, per dirla tutta, lagnoso, per guadagnarne in prontezza di spirito, dato che gli vengono assegnate divertenti battute che lo rendono molto più simpatico.

1) Kiss kiss, bang bang - Il ritorno

Poco a che vedere con il film di Shane Black con Downey Jr. e Val Kilmer, se non la presenza di baci, spari, e un bizzarro senso dell'umorismo. Molto noioso, invece, il titolo italiano.

Scena iniziale. Cardiff di notte. In una strada vuota, una tremolante vecchietta si avvicina ad un semaforo pedonale, pigia il tasto e aspetta che diventi verde. Arriva a gran velocità un'auto con l'autoradio a palla. Si ferma, e il conducente, un pesce palla antropomorfo, fa cenno alla vecchina di attraversare. Ella, per quanto stupita, attraversa, e rimane a guardare il simil-pesce ripartire verso l'ignoto.
Subito dopo arriva il SUV di Torchwood, e Gwen (Eve Myles) chiede alla passante se per caso ha visto un pesce palla al volante di un'auto sportiva. Lei indica dove la vettura è andata, segue con gli occhi i nostri che se ne vanno e poi mormora "Bloody Torchwood!".

E questo è solo l'inizio.

Ricordiamo che alla fine della Stagione 1 il capitano Jack Harkness (John Barrowman) aveva mollato Torchwood per saltare sul(la) TARDIS e pedinare il Dottore per duettare con lui negli ultimi episodi della terza stagione del Doctor Who, in una serie di vicende piuttosto complesse.

Nel frattempo gli altri torchwoodiani si erano dovuti arrangiare in qualche modo, cercando di non fare troppi danni. Finito l'intermezzo whoviano, il Capitano torna all'ovile, dichiarando la sua intenzione di restare.

Ma non è il solo a tornare. Un altro capitano, John Hart (James Marsters), anche lui agente del tempo come Il Capitano, piomba sulla Terra. I due capitani erano stati molto vicini (assistiamo anche ad un loro bacio molto caloroso che mi spinge a sconsigliare la visione dell'episodio al pubblico omofobo), e ben si conoscono come personaggi poco raccomandabili. John dice di avere una missione da compiere, e chiede aiuto a Torchwood. Seguono vari accadimenti che fanno ritenere che John sia davvero un soggetto a cui non conviene voltar le spalle, e non solo per i suoi gusti sessuali.

2) Sleeper - L'agente dormiente

Inferiore al primo episodio, mi è sembrato un modo per elaborare la dolorosa scoperta degli inglesi che alcuni loro concittadini non sono leali sudditi di sua maestà ma covano silenziosamente un misterioso desiderio di distruzione e autodistruzione. Vedasi anche il successivo Four lions che esamina lo stesso seguendo il versante della commedia nera.

L'agente in sonno è qui Beth (Nikki Amuka-Bird) che sembra essere umana, e anche lei ne è totalmente convinta, ma in realtà è un alieno che sta raccogliendo notizie in funzione di un futuro attacco. La stessa Beth aiuterà Torchwood a risolvere il problema. Purtroppo Torchwood non riuscirà ad aiutare lei.

Synecdoche, New York

Pare che il lungo ritardo con cui è stato distribuito da noi sia stato causato da motivi legali di cui però non ho trovato nessun dettaglio. Se non avessi avuto questa notizia, avrei pensato che i responsabili fossero stati la cupezza e complessità della trama, e che il ripescaggio sia dovuto alla prematura dipartita del protagonista.

E' la prima regia per Charlie Kaufman, che però è già ben noto al pubblico per aver scritto sceneggiature per Spike Jonze (Essere John Malkovich), George Clooney (Confessioni di una mente pericolosa), Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello). La storia è una specie di incubo che ricorda a tratti Il malato immaginario di Molière, Otto e mezzo di Fellini, Mr Nobody di Van Dormael, e i temi più disperati del teatro classico, dove la vita è vista come un sogno senza senso da cui non c'è modo di uscirne bene.

In maniera confusa, al punto che spesso non si capisce cosa sia realtà e cosa immaginario, si narra la vita di Caden (Philip Seymour Hoffman) a partire da quando decide di lasciare il suo lavoro di regista teatrale, e contemporaneamente perde la moglie (Catherine Keener) che lo lascia portandosi via la figlioletta. Misteriosamente, gli viene assegnata una munifica elargizione che gli permette di lavorare ad una mostruosa piece teatrale che finisce per ingoiare la vita sua e di tutti quegli che gli stanno attorno.

Come da titolo, la narrazione ha un andamento sineddotico, dove il gigantesco set in cui lavora Caden rispecchia la New York in cui si trova, e viceversa, e la vita di Caden sembra ambire ad essere un eco delle vite di tutti quanti i personaggi.

Destreggiandosi tra innumerevoli malanni (che non possono essere reali), fissazioni, accadimenti bizzarri, amori incompiuti, Caden arriva, dopo decenni e catastrofi varie, quasi sul punto di intuire come realizzare la sua idea teatrale. Ma non ci riesce.

Il cavaliere oscuro

Evidentemente rinfrancata dai risultati di pubblico del primo episodio, la produzione ha allentato il controllo, lasciando che la sceneggiatura nelle mani dei fratelli Nolan, Jonathan e Christopher, con il secondo che accentua il suo tocco personale alla regia. Il risultato mi è sembrato più solido, ma anche più freddo, colpa anche della maggior complicazione della trama (sembrava impossibile, eh?) che, a volerla ridurre all'osso è:

Bruce Wayne (Christian Bale) si rende conto che l'idea di un Batman che superoministicamente si prenda la responsabilità di distinguere il bene dal male era sciocca, e pensa di mandare il suo alter ego in pensione lasciando il campo ad un cavaliere bianco, il responsabile ufficiale (ed eletto) per la giustizia di Gotham Harvey Dent (Aaron Eckhart) perché faccia il suo lavoro. Non che la cosa gli riesca facile, anche perché Rachel (ruolo che è passato a Maggie Gyllenhaal, guadagnando in luminosità), di cui era mezzo innamorato ma con problemi di ruolo mostra di preferire il chiaro allo scuro.

Succede però che uno svitato che si fa chiamare Joker (Heath Ledger) mette in subbuglio società civile e delinquenza organizzata, ora capitanata da tal Maroni (Eric Roberts), rendendo tutto più complicato. Al punto che Batman dovrà passare, almeno ufficialmente, dalla parte dei cattivi per salvare il risultato finale.

I principali ruoli a supporto restano in mano a Michael Caine (Alfred il maggiordomo), Gary Oldman (Gordon il poliziotto), e Morgan Freeman (l'inventore). Appare brevemente anche Cillian Murphy sempre nel ruolo dello strizza trasformatosi in delinquente (e in Spaventapasseri).

The black balloon

Ha fatto strage di premi in patria (Australia) e ha vinto pure l'Orso di cristallo a Berlino. Simile il risultato a livello di pubblico, buon risultato casalingo, qualche isolato ma interessante successo in giro per il mondo. Praticamente invisibile in Italia.

L'assenza di una sua distribuzione nel Bel Paese è facilmente spiegabile con la sua origine (nonostante l'encomiabile lavoro di Domenico Procacci e della sua Fandango, l'Australia resta per noi un continente incognito) e con il tema trattato. Elissa Down (co-sceneggiatrice e regista) usa a piene mani leggerezza e giocosità (aiutata anche dalla colonna sonora di Michael Yezerski), ma osa parlare dell'impatto che Charlie, un ragazzo (Luke Ford) affetto da autismo e dalla sindrome da deficit di attenzione e iperattività, ha sulla sua famiglia e in particolare su suo fratello Thomas (Rhys Wakefield).

Thomas è in un momento particolare della sua vita, ha incontrato quella che sembra essere destinata a diventare la sua prima storia d'amore (Gemma Ward), e la tecnica che ha usato nei precedenti anni (fare finta che quello che fa suo fratello non sia affare suo) non funziona più, anche perché la madre (Toni Colette, Little Miss Sunshine è di un paio di anni prima, l'anno dopo darà voce a Mary in Mary e Max) è molto incinta e non riesce a seguire l'ingestibile Charlie.

La speranza di Thomas per gran parte del film è che Charlie miracolosamente guarisca, e torni ad essere "normale". Questo, purtroppo, non è possibile ma c'è comunque un lieto fine, perché Thomas riuscirà ad accettare, e in qualche modo pure a capire, il fratello.

Doctor Who (dal 4 al 5) - Speciale di Natale

Causa alcuni problemi produttivi, la quinta serie salterà un anno e inizierà nel 2010. Per fortuna il 2009 resta coperto da una serie di speciali disegnati per raccontare l'uscita di scena del decimo dottore e l'arrivo dell'undicesimo. La scrittura e produzione di questo blocco (disponibile in un elegante cofanetto DVD che non mi sono fatto scappare) è affidata a Russell T. Davies, anche lui in uscita dalla serie.

La quarta stagione è finita con il tentativo dei Dalek di distruggere tutti gli universi in un sol colpo. Anche questa volta il Dottore (il decimo, David Tennant) è riuscito a scongiurare la catastrofe, ma ad un prezzo molto alto. In un solo episodio ha dovuto salutare definitamente (anche se questo avverbio ha una definizione molto elastica) la sua amata Rose e la apprezzata Donna, per non parlare di altri notevoli shock capaci di far perdere il buonumore anche al più gioviale Signore del Tempo.

The next Doctor - Un altro Dottore

Non stupisce perciò che il Dottore abbia deciso di fare uno strappo alla regola, e il Natale lo passa sì a Londra, ma nella metà dell'800. L'atmosfera natalizia (c'è persino uno spolverio di neve) sembra rasserenarlo, e anche l'incontro con un bizzarro individuo che sostiene di essere il Dottore (David Morrissey) non gli crea problemi. Anzi, prende a benvolere costui e cerca di capire se si tratti davvero di una sua successiva incarnazione.

Il problema è rappresentato invece dai Cybermen. Costoro erano stati sparati nel vuoto infra-universale (qualunque cosa sia) al termine dell'epica battaglia alla fine della seconda stagione. Causa successivi distrurbi spazio-temporali (meglio non approfondire) alcuni di loro si sono inaspettatamente salvati, piombando però in un periodo in cui la tecnologia è troppo poco sviluppata per le loro necessità. Il risultato è un episodio che vira simpaticamente verso lo steampunk, con i Cybermen che cercano disperatamente di adattarsi agli ingranaggi e al vapore dell'epoca.

A capo dei Cyberman si pone Miss Hartigan (Dervla Kirwan), una prostituta (la cui professione non è citata direttamente per motivi di target del programma, ma si capisce lo stesso) dalla notevole intelligenza, resa crudele dalle contingenze.

L'altro Dottore si rivelerà essere un compagno prezioso del vero Dottore, soprattutto perché riuscirà a regalargli un po' di calore, con un riconoscimento per il suo operato da parte di londinesi scampati al disastro e persino con un pranzo di Natale in famiglia.

Doctor Who - Stagione 4 / finale

Anche questo finale di stagione m'è sembrato viziato da una eccessiva voglia di stupire. Il Dottore (il decimo, ma David Tennant sta per arrivare alla fine del suo percorso) si duplica, quasi triplica, una girandola di coprotagonisti torna a dargli manforte, causando una momentanea convergenza dei vari spin-off, in una storia veramente esagerata.

Turn left - Gira a sinistra

E pensare che tutto inizia con un episodio quasi minimale, che replica specularmente il precendente Midnight. Se là era il Dottore a doversela cavare da solo, qui è la sua compagna di viaggio di stagione, Donna Noble (Catherine Tate) al centro della vicenda che fa da aperitivo al più corposo piatto che sta per arrivare.

Un misterioso personaggio, per mezzo di uno spiacevole gigantesco scarafaggio quasi-invisibile, causa una distorsione del passato di Donna, con conseguente creazione di una storia alternativa in cui ella non incontra il Dottore, con risultati catastrofici. Interviene però Rose Tyler (Billie Piper), che riesce in qualche modo ad evadere dall'universo parallelo in cui era finita, per raddrizzare la situazione.

The stolen Earth - La Terra rubata / Journey's end - La fine del viaggio

I mai domi Dalek ora vogliono distruggere in un colpo solo tutti gli universi che affollano l'ambientazione della serie (che sposa infatti l'idea del multiverso, modificandola per rendere possibile, anche se difficoltoso, il passaggio da un universo all'altro). La prima parte del diabolico piano consiste nel rubare qualche decina di pianeti (tra cui la Terra) per creare un ingegnoso macchinario capace di convogliare una misteriosa energia molto distruttiva in ogni dove e ogni tempo.

A contrastare il diabolico piano interviene una moltitudine di personaggi, visti un po' in tutte le quattro stagioni "moderne" del Dottore.

Anche qui al Dottore capiteranno disgrazie grandissime, riuscirà infatti a rincontrare la sua amata Rose, ma non riuscirà a dichiararle il suo amore, e finirà per perderla nuovamente. Gli verrà anche fatto notare da un suo acerrimo nemico, Davros, l'inventore dei Dalek, quanto sia mortale, e vedremo in una rapida sequenza un veloce riepilogo di alcuni di coloro, alcuni molto amati dal Dottore, che hanno perso la vita in seguito al suo incontro. Perderà inoltre anche Donna, in un modo tra i più dolorosi (per lui, si consolino i fan di questa strana compagna di viaggio del Dottore).

Doctor Who - Stagione 4 / 3

Si avvicina un finale di annata che si preannuncia denso di emozioni, e le tre puntate di questo blocco preparano il terreno adeguatamente. Due storie completamente diverse. La prima, scritta da mirabilmente da Steven Moffat, si sviluppa su due puntate, ha una struttura complessa al punto da renderla difficilmente descrivibile in poche battute. La seconda, sceneggiata da Russell T. Davies, nella sua essenzialità e carica introspettiva sembra quasi l'adattamento di un pezzo teatrale. Entrambe le direi imperdibili.

Silence in the library / Le ombre assassine - Forest of the dead - Frammenti di memoria

Una bimba ha da tempo grossi problemi mentali, quando chiude gli occhi le appare un mondo alieno completamente deserto. Ora però improvvisamente capita che il suo mondo interiore inizi a popolarsi. Prima appaiono un paio di buffi individui, il decimo Dottore (David Tennant) e la sua compagna di viaggio Donna (Catherine Tate), poi un gruppo di altri strani personaggi, in cui spiccano tale River Song (Alex Kingston) e Miss Evangelista (Talulah Riley). Tutta questa confusione la scombussola, e il padre la fa parlare con uno strizza, il dottor Moon (Colin Salmon), che cerca di tranquillizzarla, e ad un certo punto le ricorda che da una parte c'è la realtà, dall'altra il mondo delle fantasie. Niente di particolare, si direbbe, se non che Moon le dice che il mondo reale è quell'altro. (Non fa pensare a Matrix?)

Il Dottore ha portato Donna in un pianeta-biblioteca nell'anno cinquemila circa, rispondendo ad una misteriosa chiamata di aiuto. Inesplicabilmente non c'è nessuno, ma in breve scopriamo che la biblioteca è infestata da esseri invisibili che vivono nell'ombra e che son capaci si spolpare un essere vivente in un batter d'occhio.

La chiamata è stata inoltrata da un'archeologa, la Song, che pare conoscere molto bene il Dottore (davvero tanto bene, bene come nessun altro), però lui non sa chi lei sia. E' un problema dei viaggi del tempo, infatti lei conoscerà l'undicesimo Dottore, che ricorderà, via memoria del decimo, di averla incontrata, mentre per lei sarà il primo incontro.

Segue una intricatissima vicenda, in cui la povera Ms. Evangelista (maltrattata da tutti - ma non da Donna - per il suo quoziente intellettivo bassissimo) sarà la prima ad essere assaggiata dai vashata nerada (i predatori invisibili a cui si accennava), e in molti seguiranno la sua sorte.

A Donna capiteranno avventure di vario genere, incluso incontro con una persona che potrebbe essere l'amore della sua vita (che però perderà), ma il peggio capiterà al Dottore. Aveva appena trovato e perso una figlia, ora trova e perde una moglie (lui sembra non aver capito che il futuro gli riserva di sposare la Song, ma è davvero evidente). Anche se riuscirà a trovare un inghippo per fare in modo che la perdita non sia totale.

Midnight

Episodio girato al risparmio, con Donna che appare solo per pochi minuti, e con tutta l'azione che si svolge in un incrocio tra un autobus e una nave spaziale. Per il pubblico italiano è imperdibile la partecipazione di Raffaella Carrà (!) purtroppo non in carne e ossa ma in un filmato d'epoca proiettato per intrattenere i viaggiatori. La struttura mi ha fatto pensare a La parola ai giurati, con un gruppo di umani che vuole decidere la sorte di un individuo (seppur alieno), il Dottore ovviamente fa di tutto per evitare morti, ma questo rischia di ritorcersi contro di lui.

Il Dottore è abituato a rischiare la sua vita, però questa volta non è lui che decide cosa fare, l'alieno di questa puntata, infatti, si impossessa del corpo di una passeggera (Lesley Sharp - eccellente), e i due iniziano una schermaglia che vede il Dottore soccombere (!). Sarà qualcuno tra gli umani, che inizialmente si erano comportati in modo spregevole, a rendersi conto del proprio errore e a raddrizzare la situazione pagando con la propria vita.