Visualizzazione post con etichetta NP. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NP. Mostra tutti i post

Mutant chronicles

Basato liberamente sull'RPG omonimo, segue la struttura tipica di un'avventura di un gioco di ruolo. Si fornisce l'ambientazione, una compagnia di personaggi molto diversi parte con uno scopo ben determinato, gli avversari fanno di tutto per ridurre in briciole i nostri eroi, che però arrivano alla meta. O meglio, almeno uno arriverà alla meta, visto che si segue anche la tradizione degli horror-zombie, con relativa conseguente fine truculenta per gran parte dei protagonisti.

Siamo nel 2700 e rotti, il mondo è controllato da cinque corporazioni che in uno scenario alla 1984 sono in perpetua guerra tra di loro. Per motivi poco chiari, la tecnologia è una strana mescola che epoche che vanno dal medioevale, alla prima / seconda guerra mondiale, al futuribile. Nel corso di una battaglia tra gli inglesi (Imperial) e i tedeschi (Bauhaus), viene rotto il sigillo che teneva imprigionato da diecimila (sic!) anni una prodigiosa macchina aliena che converte gli umani in mutanti assassini.

Fratello Samuel (Ron Perlman) è a capo di una congregazione religiosa che ha la sua origine nel gruppo di arditi che diecimila anni prima era riuscita imbrigliare la macchina e metterla fuori combattimento. Per motivi non spiegati, costoro hanno taciuto per tutto il tempo, e solo adesso che il danno è fatto chiedono alla corporazioni di mettere assieme un manipolo di disperati che, seguendo le indicazioni contenute nella bibbia di quel bislacco ordine, potrebbero distruggere la macchina.

Le corporazioni sono poco interessate alla missione, dopotutto la Terra è già mal ridotta, e preferiscono lasciare gran parte degli umani al loro destino mentre i pochi eletti si rilocano su Marte e in giro per il sistema solare. Capita però che il capo della Imperial, Constantine (John Malkovich), non abbia alcuna voglia di abbandonare il nostro pianeta, e decida perciò di dare la sua navicella a Fratel Samuel, facendo sì che l'azione cominci.

La sceneggiatura (Philip Eisner) e la regia (Simon Hunter) hanno molteplici zone d'ombra. La produzione sembra più televisiva che cinematografica, una serie impressionante di spiegoni ammorba la prima parte del film, Perlman mi è parso decisamente fuori ruolo, Malkovich ha qualche secondo in cui mostra che riesce ad essere un grande anche in queste tristi circostanze.

In the name of the king

Fino all'altro giorno non sapevo chi fosse Uwe Boll. Personalità eclettica, ha fatto il pugile, studi economici e si è guadagnato una laurea in lettere. Ma è noto soprattutto per essere un terribile film-maker. Una cosa al livello di Ed Wood (*), tanto per intenderci. Ma, attenzione, almeno in questo caso il tipo di bruttezza non è quello che fa ridere quanto annoiare.

Il titolo italiano è monco della parte finale, A dungeon siege tale, che spiega come la sceneggiatura prenda spunto dal mondo immaginato da Chris Taylor per il suo omonimo videogame RPG. Chi non conosce il gioco non si preoccupi, casomai viene in mente più volte Il signore degli anelli, e il riferimento a Dungeon siege mi sembra avere l'unico scopo di evitare discussioni sui diritti d'autore.

Un contadino contento del suo lavoro a tal punto da farsi chiamare semplicemente Fattore (Jason Statham) vive la sua semplice vita agreste in compagnia della bella moglie Solana (Claire Forlani), del figlioletto, e del vicino Norick (Ron Perlman), che in passato gli aveva fatto da papà. Già, perché Fattore ha un passato oscuro, e non si sa chi siano i suoi veri genitori.

Come da stereotipo del genere, arrivano i cattivi, che qui chiamiamo krug ma ricordano molto gli orchetti di Tolkien, e spaccano tutto. Variazione che non mi aspettavo, Solana sopravvive, così che il nostro eroe non debba restare per sempre con il rovello di non averle detto di amarla (**). E dunque la molla che spinge Fattore a scoprire chi sia il Sauron di turno è sia la vendetta sia la voglia di riprendersi la sua donna, che è stata rapita per lavorare come schiava.

Fattore ci mette un po' a scoprirlo, ma noi sappiamo subito che il supercattivo è Gallian (Ray Liotta), uno dei due soli maghi restati in questa terra, essendo l'altro Merick (John Rhys-Davies), che serve fedelmente re Konreid (Burt Reynolds). Gallian vuole diventare un re-stregone, e per far questo ha circuito l'inetto nipote del re, duca Fallow (Matthew Lillard), e la figlia di Merick, Muriella (Leelee Sobieski), scontenta di come il padre non la consideri.

Se lo spettatore ha dubbi sostanziali su come andrà a finire questa storia, vuol dire che non ha fatto i compiti. Prima di perdere il tempo con filmetti come questo, si riveda i classici del genere.

E il problema non è tanto nella mancanza di sorprese, quanto nella piattezza della sceneggiatura che brilla anche per l'assenza di battute degne di questo nome e nella regia che spesso e volentieri sbaglia i tempi, indugiando in parti inutili, non sviluppando personaggi interessanti (***), facendo calare una gran noia su tutto il racconto.

(*) Vedasi il film biografico-fantastico che ne ha fatto Tim Burton per dettagli.
(**) Egli è infatti un rude agricolo dal cuore d'oro, e pensa che basti l'atto fisico ad esprimere l'amore per la sua gentil signora.
(***) Esagero, non ci sono personaggi interessanti. Però magari si poteva fare qualcosa per non lasciarli così desolatamente vacui.

Moon 44 - Attacco alla fortezza

Non sono un fan di Roland Emmerich però, dopo aver visto questo suo film che risale a prima del suo periodo fortunato, che direi si può far partire col successivo Universal soldier (*), ho rivalutato i suoi ultimi titoli. Nel senso che questo è decisamente peggio. Anche a chi piaccia il genere fantascientifico-catastrofista in cui eccelle, sconsiglierei di andare a rimestare tra i suoi primi lavori.

In un futuro prossimo, altamente tecnologico ma oscuro e deprimente (vedi Blade runner) il potere è gestito da potenti multinazionali (vedi Alien) molto litigiose e gestite da incapaci. Al centro degli interessi economici c'è l'attività estrattiva su oggetti extrasolari che la sceneggiatura chiama "lune" anche se sembrano piuttosto pianetini o grossi asteroidi, vallo a capire. Lo sfascio morale della nostra società è tale che non ci si può fidare di nessuno, tantomeno del maggiore Lee (**) che è al comando della base (***). Lo capiscono tutti, tranne il suo capo che gli manda una specie di poliziotto aziendale sotto copertura, rivelandogli la sua vera natura. Il tipo, che devono avergli dato l'istruzione di recitare come se fosse Harrison Ford, deve scoprire chi è che ruba le astronavi da trasporto della compagnia, simulando goffamente incidenti. Però non gli dicono che la corporation avversaria sta mandando una nave da guerra per ammazzare tutti e rubare le loro risorse. Lo aiuterà un ragazzetto (****) che recita come se fosse Ralph Macchio.

Ci sono momenti dove viene mostrata violenza omosessuale, giustificata dalla presenza di galeotti che sono messi a guidare cosi strani che sembrano vagamente elicotteri, in abbinata con ragazzetti che fanno da navigatori (ma chissà perché, da remoto). Niente che possa portare ad un divieto ai minori per la pellicola, ma mi è sembrato stranamente fuori luogo per un film di genere come questo.

Le prime scene sono così brutte che fanno ridere. Purtroppo il resto è solo brutto, e piuttosto noioso. C'è un ritorno di fiamma di comicità involontaria nel finale, ma è davvero poca roba.

(*) Che non ho visto. Ma quello dopo ancora, Stargate, sì e non mi era piaciuto.
(**) Malcolm McDowell, unico del lotto a recitare in maniera accettabile, almeno a tratti. Inutile dire che è sprecato nella parte.
(***) Che non è certo una fortezza. Checchè ne dica il titolo italiano.
(****) Dean Devlin, che credo proprio in questi tempi ha fatto amicizia con Emmerich. I due diventeranno inseparabili.

Transformers 4 - L'era dell'estinzione

Non ce l'ho fatta ad arrivare in fondo. Pensavo che lo spiegone da parte dei robottoni fosse il finale, la scoperta che la storia (?) aveva una estensione cinese è stata la mazzata finale alla mia capacità di sopportazione. Il titolo spiega bene il senso dell'operazione commerciale. Sottoporsi alla visione di questo film potrebbe causare l'estinzione dei propri neuroni. Procedere con cautela.

Non ho visto nessuno dei precedenti episodi, e questo mi ha permesso almeno di avere una curiosa perplessità su cosa cavolo stesse accadendo e perché. E questo mi è sembrato un elemento positivo, in quanto mi ha lasciato un certo interesse nell'accozzaglia di suoni, luci e persino voci che arrivavano dallo schermo.

Devo ammettere però che l'ho visto in un ambiente open-air, più come intrattenimento turistico che come film. E questa potrebbe essere la chiave di lettura più adatta per la pellicola. Una specie di elemento di distrazione da tenere sullo sfondo in attesa di fare altro. Seguendo questa prospettiva lamenterei la sua eccessiva lunghezza, la rumorosità e le immagini a volte troppo cinetiche che finiscono per disturbare la discussione dei convenuti su altri più interessanti argomenti.

La sceneggiatura (di cui è colpevole Ehren Kruger) racconta di un universo parallelo in cui la nostra Terra ha avuto una storia diversa dalla nostra già in un passato lontano. Mentre da noi la fine del Cretaceo, con la relativa estinzione di massa di cui hanno fatto le spese tra gli altri quei simpatici bestioni dei dinosauri, è avvenuta quasi 66 milioni di anni fa presumibilmente con l'apporto di un meteorite, nel mondo dei Transformer è successo qualcosa del genere circa un milione di anni dopo, e ad opera di una entità extraterrestre nota col nome d'arte de I Creatori. Costoro, che agiscono un po' come gli Ingegneri di Prometheus (saga Alien) ma seguendo il modus operandi di Michael Bay (regista e "mente" della saga Transformer), ovvero facendo esplodere tutto quello che passa da quelle parti.

Si salta ai giorni nostri, dove è già successo tutto quello che è stato narrato nei precedenti Transformer, tra cui una battaglia tra robottoni a Chicago che ha reso gli umani diffidenti rispetto tutto quanto sembri un umano gigantesco in metallo, dotato di armi di variegate armi distruzione. Il che non mi sembra una cattiva idea, a dire il vero. Gli Autobot, che sarebbero i robottoni "buoni", rappresenterebbero una sorta di eccezione a questa regola, ma una sezione della CIA non va troppo per il sottile, anzi, usa i servigi di Lockdown, un robottone bounty-killer, proprio per eliminarli (anche se sembra subito evidente che valga il viceversa, è Lockdown che usa l'intelligence umana per rintracciare gli Autobot).

Nel frattempo, una coppia di babbei, Cade (Mark Wahlberg) che è contemporaneamente quello intelligente e quello forzuto, e Lucas (T.J. Miller) che ha solo la funzione di buffo, trovano in un cinema abbandonato un camion. Lo comprano e se lo portano via con lo scopo di tirarci fuori qualcosa di utile, visto che Cade è un genio (fallito) della robotica e subodora che quel camion possa essere un Autobot. E in effetti si tratta di niente meno che Optimus Prime! (Chi? ho chiesto io, Il capo di tutti gli Autobot, mi hanno detto)

Mancano ancora un po' di attori, deve aver deciso la produzione. In particolare ci voglio un paio di giovinastri, in cui lo spettatore medio atteso si possa ragionevolmente identificare. Per cui Cade ha una figlia in età da college, Tessa (Nicola Peltz), e relativo fidanzato, Shane (Jack Reynor). Se non fosse così ovvio sarebbe quasi uno spoiler dire che Cade non sopporta Shane ma i due dovranno fare squadra.

Si voleva poi uno che sapesse recitare, e così si è preso Stanley Tucci e gli si è fatto interpretare il ruolo di un inventore geniale e di successo (dunque contrapposto a Cade) con una serie di manie che fanno pensare a Steve Jobs (vedi anche Piovono polpette 2), che si trova dalla parte dei cattivi, ma poi, dopotutto, tanto cattivo non deve essere.

Sammy 2 - La grande fuga

Secondo capitolo di una saga animata belga che ha per protagonista tartarughe marine ed è pensata per un pubblico pre-scolare. I riferimenti ad altre animazioni, acquatiche o meno, sono evidenti e non le esplicito per non fare paragoni che sarebbero troppo dolorosi. I piccoli spettatori potrebbero apprezzare colori, forme e movimenti. Ma credo che gli adulti che stanno loro a fianco troveranno di una noiosità sconfinata la trama, e non esattamente allo stato dell'arte la qualità del disegno.

Due tartarughe, di cui si è raccontata la storia nell'episodio precedente, vengono catturate e vendute ad un parco a tema sottomarino. Quasi tutti i prigionieri vogliono scappare ma, chissà perché, si affidano ciecamente all'iniziativa di un cavalluccio marino che, come direbbe Totò, cento ne fa e una ne pensa. A salvare la giornata ci penseranno due giovanissime tartarughine con l'aiuto di una loro amica e relativi parenti.

Benvenuto Presidente!

L'ho visto solo a metà. Non sono riuscito a convincermi che ci sarebbe potuto essere un tal cambiamento da farmi rivalutare una prima parte molto fiacca, mal scritta, diretta e interpretata.

Direi che gran parte della responsabilità sia da ascrivere alla regia (Riccardo Milani) che tratta una storia (Nicola Giuliano) che avrebbe potuto essere sceneggiata meglio (Fabio Bonifacci) nel modo peggiore. Sarei più clemente con gli attori, tranne con il protagonista (Claudio Bisio) che avrebbe potuto far valere gli incassi che ha generato per pretendere una produzione meno approssimativa.

La storia è paragonabile a quella trattata in Viva la libertà, uscito anch'esso nel 2013, con un risultato di pubblico molto inferiore ma con una robustezza enormemente superiore. Un tale (Bisio) per un bizzarro scherzo del destino diventa Presidente della nostra Repubblica. Come un novello Chance (ruolo che fu interpretato da Peter Sellers in Oltre il giardino, anche qui siamo ovviamente in un pianeta diverso) costui ha un animo semplice e si trova a operare suo malgrado in un campo di cui capisce poco. Ma è anche un Bertoldo con le scarpe grosse e cervello fino (o piccolino, non è dato saperlo con certezza) e con i suoi metodi montagnoli irrompe nella politica nazionale compiendo inevitabili sfracelli.

I nomi nel cast fanno girare la testa, Omero Antonutti, Remo Girone, Massimo Popolizio, ma sono sprecati malamente. Anche la bella della vicenda, Kasia Smutniak, avrebbe meritato una parte migliore.

Charlie viene prima di tuo marito - Tutte pazze per Charlie

I distributori italiani pensavano di farlo uscire al cinema col primo titolo (Charlie prima ...), poi devono avere avuto un inaspettato soprassalto di buon gusto, o forse è stata solo la fortuna che ha risparmiato allo spettatore disattento il rischio di sprecare il tempo e qualche euro con questa pellicola. Ormai il doppiaggio lo avevano fatto, e sembrava brutto buttare via il tutto. Hanno cambiato il titolo, evidentemente per strizzare l'occhio a Tutti pazzi per Mary, e ne hanno fatto un DVD. In televisione, però, potreste trovarlo col titolo cinematografico. Per essere sicuri di evitarlo, conviene tenere a mente anche il titolo originale, Good luck Chuck.

L'idea al cuore della sceneggiatura è una versione romanzata delle disgrazie amorose di Steve Glenn, un tizio che fa case prefabbricate (in versione eco-sostenibile e modaiola, e in California) che conosce gente di Hollywood. Gli capitò di parlarne ad un produttore cinematografico di troppo, e da qui, complice la scarsità di idee che aleggia da quelle parti, a pensare di farne un film il passo è stato breve. Non è neanche una cattiva storia, anche se tendente al paranoico. Lui esce con donne, con nessuna delle quali riesce ad avere una relazione a lungo termine, ma queste, come rompono con lui, trovano immediatamente in un altro l'amore della loro vita.

Il problema è che questo canovaccio è stato passato a Josh Stolberg che, evidentemente, ha un immaginario non molto maturo. Per dirla tutta, al confronto i Farrelly (giustamente citati nel secondo titolo italiano) sono dei raffinati geni. Per ridurre al minimo le possibilità che ne uscisse qualcosa di accettabile si è preso come regista Mark Helfrich, un bravo montatore che mai aveva diretto alcunché.

I protagonisti sono Dane Cook e Jessica Alba, che hanno meritato una candidatura ai Razzie per la loro interpretazione poco esaltante.

Come non detto

Mi ha fatto male agli occhi e al cuore vedere una brava attrice italiana (Monica Guerritore) in una produzione così scarsa. Anche se, a dire il vero, l'ultima volta che ho visto la Guerritore al suo meglio è stato a teatro, decenni fa, nel Macbeth diretto da Gabriele Lavia.

Un ragazzetto gay romano ha un fidanzato spagnolo, con cui sta per convolare, approfittando della maggior tolleranza iberica sui gusti sessuali dei cittadini. Essendo però italiano, segue i dettami della doppia morale (fa quel che vuoi, basta che non si sappia), cosa che lo spagnolo non capisce, e dunque viene conoscere gli suoceri prima di portar loro via il tenero virgulto.

L'amico del protagonista che ha una lavanderia mi ha ovviamente fatto pensare a My beautiful laundrette di Stephen Frears. Roba di un altro pianeta.

Cloverfield

Che noia. Godzilla arriva a New York, l'esercito evacua Manhattan e la rade al suolo.

Scritto e diretto da Drew Goddard e Matt Reeves, è in realtà opera di J.J. Abrams, che l'ha prodotto con gran dispendio di capitali, ma facendo finta che sia un film a basso costo. In pratica un finto Blair witch project.

La storia è vista dal punto di vista di alcuni ragazzetti benestanti, lui neolaureato è in partenza per il Giappone, lei è una amica con cui ha fatto sesso un mese prima dei fatti, hanno passato una giornata assieme a Coney Island e poi ... pare niente. Sappiamo tutto ciò perché la sera dell'arrivo del Mostro sull'isola, i giovinastri stanno facendo festa per salutare il partente, e a un amico (incapace) viene detto di girare con la cinepresa digitale per raccogliere i saluti. Disgraziatamente, invece di usare una cassetta nuova, riutilizzano quella del mese prima, così che noi ci vediamo un po' tutto, mischiato a dovere.

La prima parte è micidiale, la camera viene mossa senza alcuna compassione per lo spettatore, e la fase di costruzione dei personaggi è inutile. Poco ci viene detto, e non serve a nulla nel seguito della storia. Poi arriva Alien (è enorme, alla Godzilla, ma corredato da tanti piccoli esserini malevoli) e almeno c'è un po' di azione.

Occhio e croce, direi che il senso è quello di sfruttare commercialmente l'undici settembre, usando quell'emozione trasferita su un evento evidentemente falso, e dunque meno doloroso. Ma a che serve un prodotto del genere?

I mercenari

C'è qualcosa di buono in questo film, il Grumman Albatross su cui volano i protagonisti, ad esempio. Bell'idrovolante che fa sempre piacere vedere in azione. Oppure la Ducati Desmosedici che porta a spasso Jason Statham, il vice del gruppo. Poi, naturalmente, c'è la collezione di grossi nomi nel cast. Il povero Jet Li nel ruolo del piccoletto buffo; Mickey Rourke l'ex mercenario che ha visto la luce (o meglio, l'oscurità) e si è riconvertito come tatuatore; Bruce Willis agente CIA che sperpera soldi dei contribuenti per azioni insensate; Arnold Schwarzenegger capo di un'altra cordata di mercenari che identifica al volo il lavoro offerto da Willis come una sciocchezza.

Il problema principale è, a mio avviso, Sylvester Stallone. Come protagonista è imbarazzante. Ma anche come regista è pessimo. E anche il suo contributo alla sceneggiatura fa rizzare i capelli. Mi immagino che la produzione abbia avuto la stessa reazione all'idea dell'obbligatorio sequel (dato il ragguardevole incasso di questo episodio). Impossibile togliere Stallone dallo schermo, ma la scrittura e regia è andata al team di The mechanic (noto da noi come Professione assassino). Ben lungi dall'essere memorabili, Simon West alla regia e Richard Wenk alla scrittura, danno almeno una flebile speranza di realizzare qualcosa che non sia una accozzaglia di scene tenute insieme da banalità.

I mercenari del titolo italiano sono una squadra alla A-team che si fa chiamare The expendables, da cui il titolo originale, per il motivo che possono essere usati e gettati senza troppi rimpianti. Nonostante il nome, e il buon senso, nessuno di loro si fa nulla, mentre i loro avversari esplodono praticamente da soli appena possibile. Due le missioni affrontate in questo film, la prima consiste nel distruggere una banda di pirati afro-musulmani, e ha il solo scopo di giustificare l'esclusione dal gruppo di Dolph Lundgren (identificabile come "quello grosso", già Ivan Drago in Rocky 4, un quarto di secolo fa) per futili motivi, dimodoché possa giocare il ruolo del traditore per dispetto nella seconda missione, che poi è quella di assaltare una isoletta del centroamerica stracarica di luoghi comuni, dove un ex-agente CIA diventato narcotrafficante spadroneggia, e la bella figlia del governatore fantoccio guida la revolución.

Solita colonna da film d'azione del nuovo millennio, tutta percussioni e niente arrosto, di cui va ascritta la responsabilità a Brian Tyler.

Alien vs. Predator

Mi sono recentemente sparato la quadrilogia canonica di Alien, in una specie di (fallito) rito propiziatorio all'arrivo di Prometheus. Su quest'ultimo, e sui motivi che mi hanno spinto a rimandare la visione a data da destinarsi, vedasi la recensione su La Tosca non è per tutti.

Il coraggio di affrontare questo quinto episodio, che collega (a mio avviso malamente) l'universo di Alien con quello di Predator, mi era mancato. Ma caso ha voluto farmici incappare l'altro giorno. Si tratta di una seconda visione incompleta, essendomi perso (senza alcun dispiacere) l'inizio per piombare direttamente in media res, con aliens di tutte le dimensioni che si fanno fare a fette da un predator, con contorno di umani che hanno lo scopo di renderci comprensibile l'azione, fornendoci improbabili spiegoni.

Il livello di insensatezza è pericolosamente alto, la regia di Paul W.S. Anderson è assolutamente dimenticabile. Protagonista Sanaa Lathan, che già aveva fornito la voce al personaggio del videogame di una decina di anni prima su cui è molto lontanamente basata la storia. Le fa da spalla Raoul Bova, che fa la fine che merita.

High spirits - fantasmi da legare

Non ho avuto lo spirito di arrivare fino in fondo, ma penso di essermi perso ben poco. Si tratta di una commedia paranormale piuttosto disneyana nell'ispirazione, ma carente in praticamente ogni aspetto. Con una certa dose di pazienza si potrebbero tagliar fuori alcuni minuti accettabili da quel disastro che è questa pellicola, ma credo che il gioco non valga la candela.

Credo che Neil Jordan (sceneggiatura e regia) abbia dato qui il peggio di sé, con una storia mal congegnata e una direzione svagata di un cast non indifferente. Un castellano irlandese (Peter O'Toole) è sull'orlo della bancarotta, un ricco americano è sul punto di costringerlo al fallimento per papparsi il suo castello, nel senso di smontarlo e ricostruirlo in California (già sentita, vero?). Disturbato dalla madre mentre è col cappio al collo, deciso a farla finita, prende spunto dalla follia materna, che vede fantasmi ad ogni angolo del castello, e pensa di sfruttare l'attrazione per l'occulto per fare affari. Arriva dunque una comitiva di americani, che vengono accolti con trucchi pietosi, generando la loro contrarietà. Solo che i fantasmi ci sono davvero, si infuriano per la pietosa messinscena del loro ultimo erede e decidono di dar una lezione a tutti quanti, finendo per salvare capra e cavoli (questa è una deduzione, non ho visto il gran finale, ma sarei veramente sorpreso se succedesse qualcosa di diverso).

A questa trama se ne sovrappone una rosa. C'è infatti una coppia americana in seconda luna di miele. Lui (Steve Guttenberg) sperava con questo viaggio di risvegliare la passione della moglie, che però non sembra molto interessata all'articolo. Scontento, si ubriaca col padrone di casa, e quindi vede un bel tocco di fantasma (Daryl Hannah) condannata a replicare la sua fine, uccisa dal marito (Liam Neeson) la notte del matrimonio. Forse a causa dei fumi dell'alcool, si intromette nell'azione causando un contatto tra i due mondi. Abbiamo dunque un marito che vorrebbe stare con la moglie, ma se ne sente rifiutato ed è invece attratto da una bella fantasma, sposata a sua volta, ma anche lei con una relazione non molto stabile. Non bisogna essere dei geni per capire come andrà a finire questa storia.

Storia poco nuova e poco interessante, dunque, ma che avrebbe potuto anche essere guardabile se non fosse stata diretta e recitata così malamente. Poco chiaro anche chi sia il pubblico di riferimento. Penserei a famiglie e ragazzetti, dato anche lo stile disneyano degli effetti speciali, e direi che l'interpretazione di O'Toole è in questa direzione. Ma Guttenberg mi sembra replichi (fuori contesto) il suo ruolo da scuola da polizia, più adatto a ragazzetti un po' più cresciutelli.

Da notare il ruolo terribile per il povero Neeson, ai tempi ancora illustre sconosciuto.

Jeepers Creepers 2 - Il canto del diavolo 2

Niente da fare, a me l'horror proprio non mi attizza. Ogni tanto ne vedo qualcuno, così che i riferimenti fatti da L'alba dei morti dementi non sono caduti completamente nel vuoto, ma ad una frequenza molto bassa. In genere mi faccio attirare da un attore che mi interessa, tipo Julianne Moore in Shelter o Vera Farmiga in Orphan (per quest'ultimo ha avuto il suo peso anche la regia di Collet-Serra), ma difficilmente posso dire di aver apprezzato.

In questo caso non ci sono nomi che possano attirare (a parte niente di meno che !!! Francis Ford Coppola !!! tra i produttori - che ho interpretato come pura scommessa sul successo al botteghino del prodotto - che mi pare sia stata pure vinta) mi sono fatto traviare da seconda serata e mi sono visto il quarto d'ora iniziale, gentilmente postato nell'indicata pagina del blog.

Scritto e diretto da Victor. Salva Belle le inquadrature, bello l'uso della macchina da presa, ma scontata la sceneggiatura e il sonoro (sia gli effetti sia la musica - non male nel genere).

Il primo quarto d'ora si svolge in due scenari distinti. Da una parte vediamo padre e due figli agricoltori nel mezzo del nulla americano che si trovano ad avere a che fare con un satanico spaventapasseri che si piglia il più giovane e fugge in volo (lasciando il suo coltellaccio come souvenir involontario). Particolarmente scarsa la scena del distacco, con il padre che continua ad urlare "Billy!" e il figlio "papà... Aiuto... papà, papà ... aiuto" inutilmente a lungo. Dopodichè i due superstiti studiano il reperto e pare che decidano di fare qualcosa.

Dall'altra parte vediamo un pullmann scolastico (di quelli gialli, tipici, che sembrano risalire all'ottocento), occupato da una squadra di odiosi ragazzetti di ritorno da una partita evidentemente vinta. Nel mezzo del nulla si devono fermare per una ruota buca - foratura causata da un attrezzo da diabolico da quattro soldi. La radio del bus ci fa un riassunto di Jeepers Creepers 1, giusto per chi non sapesse di cosa si tratta (come il sottoscritto), i responsabili cercano di contattare via radio aiuti, perché mandino qualcuno a cambiare la gomma, e tutti si mettono in attesa.

Non occorre essere dei geni per immaginare quel che segue. L'essere diabolico farà cose terribili agli insopportabili ragazzetti sportiveggianti, ma ha sottovalutato il desiderio di vendetta del padre e fratello della sua giovane vittima iniziale.

Transformers 3

Di Michael Bay ho visto già due film, The island e Armageddon, e persino qualche minuto di Pearl Harbour. Ho anche una memoria confusa di un Bad boy (probilmente il primo), e quindi farebbero addirittura tre. Non riesco a darmi motivazioni per vedermi altra sue cose, almeno al momento, per cui ho felicemente deciso di fare a meno di tutta la serie di Transformers, incluso quest'ultimo capitolo che, a quanto sento dire, dovrebbe essere persino peggio dei precedenti.

Mi spiace di restare con il dubbio di cosa mai ci facciano in un film del genere gente come Frances McDormand, John Turturro, John Malkovich. Ma ci dormirò.

Per quel poco che ne ho sentito, la molto percussiva colonna sonora non è male.

Crank: High Voltage

Dopo approfondita riflessione, seguita alla visione del primo episodio della serie (si vocifera di una terza puntata), ho deciso di evitare questo titolo. Mi accontento del trailer:

Che, come riassunto, mi pare bastante. Stessi registi/sceneggiatori (Mark Neveldine / Brian Taylor), stessi personaggi principali (con Jason Statham sempre protagonista), stesso andazzo generale - solo che adesso invece dell'adrenalina la "benzina" che fa andare avanti il protagonista è energia elettrica. Da cui il titolo.
Sembra anche che sia persino divertente, in quel modo scombinato e vacuo del primo episodio, ma direi che uno basta.