Primo film con Steve Martin protagonista e (co)sceneggiatore, anche se non si può parlare propriamente di un debutto, considerando quanto aveva già fatto, in entrambi i ruoli, per la televisione. La regia è di Carl Reiner, già complice in avventure precedenti, per la prima volta in questa formazione che sarà mantenuta per altri lavori, il meglio riuscito dei quali direi è Il mistero del cadavere scomparso.
Il titolo originale, The jerk, potrebbe essere tradotto come L'imbecille, in quanto si narra la storia di Navin R. Johnson (Martin) che ha indubitabilmente problemi nel capire quel che accade. Trovatello, è stato allevato da una famiglia di colore, e all'età di trenta anni e più non si era reso conto che c'era qualcosa di strano nella sua bianchezza. Decisosi per futili motivi ad abbandonare la casa, trova lavoro come inserviente ad un garage / benzinaio di un italo-americano. Preso di mira dal solito matto armato di fucile, si unisce casualmente ad un circo, in cui incontra Patty (Catlin Adams), una rude motociclista (*) che si innamora di lui, al punto da tatuarsi il suo nome su una chiappa. La felicità dei due piccioncini dura poco, perché entra in scena Marie (Bernadette Peters), cosmetologa (**), che risulterà essere il vero amore di Navin.
A contrastare l'amore dei due ci pensa la mamma di lei, che sembra molto mal disposta nei confronti di lui, in quanto mirerebbe per un partito migliore. Fortuna vuole che una demenziale invenzione di Navin gli frutta cifre spaventosamente alte, e i due si possono sposare. Ma i soldi danno loro alla testa, e il cattivo gusto li sommerge, rischiando di farli affogare. Capita però che l'origine della loro ricchezza abbia un peccato originale, che viene evidenziato dallo stesso regista, e questo porterà alla caduta in miseria della coppia. Dopo un primo shock, Marie non sembrerebbe poi così dispiaciuta del rovescio, le basterebbe poter vivere con Navin, il quale però non ci sta, e le promette di essere capace di tornare sulla cresta dell'onda (***). I due litigano, e lui se ne va, diventando un barbone - o straccione, come da titolo italiano. Segue lieto fine che raddrizza all'ultimo momento la situazione.
Alcune battute sono decisamente divertenti, altre meno. Spesso mi è venuto un certo imbarazzo nel trovarmi a ridere nelle disavventure di un imbecille, mi ha consolato il fatto di leggere nella figura di Navin la caricatura, per quanto incredibilmente esagerata, di tutti noi. O meglio, degli americani in particolare, ma di tutti gli occidentali in generale.
(*) Che un po' mi ricorda il ruolo di Ryan Gosling in Come un tuono.
(**) E non cosmonauta, come Navin inizialmente crede di capire.
(***) Così che le potrà regalare un diamante così grosso da farla vomitare.
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Star trek
Noto anche come Star trek - il film, o anche come Star trek 1, essendo il primo episodio per il grande schermo della saga. Nonostante l'ingente budget messo a disposizione, il risultato non è dei migliori, per tutta una serie di problemi di produzione. Meglio sarebbe vedersi la riedizione "director cut" (che poi sarebbe Robert Wise) che, a quanto ho letto, risolverebbe alcune debolezze del prodotto.
C'è però un peccato originale che è difficile risolvere in questo modo. Il progetto del film è nato in fretta e furia in seguito al successo di Guerre stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo, modificando in corso d'opera la produzione di quella che sarebbe dovuta essere una nuova stagione televisiva, e usando come base per la sceneggiatura un episodio della seconda stagione (La sfida - Changeling). Questo potrebbe spiegare come mai scenografia ed effetti visuali siano pietosi nella prima parte mentre poi diventano guardabili ancora oggi, e perché si ha l'impressione che almeno una delle due ore abbondanti della pellicola potrebbe essere tranquillamente tagliata.
L'Enterprise è tornata a casa, pianeta Terra, per essere riadattata e migliorata. Il capitano Kirk (William Shatner) è stato promosso ammiraglio e ha abbandonato il comando, a vantaggio di un tal capitan Decker (Stephen Collins) del quale evidentemente non ci importa nulla, ed è quindi un ottimo candidato all'annichilazione. Mr.Spock ha lasciato il suo posto per seguire un percorso vulcaniano che lo dovrebbe liberare degli ultimi residui di umanità, visti come deleteri. E pure il dottor "Bones" McCoy (DeForest Kelley) se ne è andato, colto da crisi mistica. Il resto dei personaggi chiave, Uhura (Nichelle Nichols), Checov (Walter Koenig), Scotty (James Doohan), Sulu (George Takei), sono invece restati al loro posto.
Improvvisa arriva una crisi che minaccia la distruzione di gran parte del genere umano. Una misteriosa entità, di cui scopriremo il nome dopo un'ora, V'ger, e solo nel finale avremo modo di vedere direttamente e scoprire che l'apostrofo elide un "oya", ammazza tutti quelli che incontra ed è diretta verso la Terra, alla ricerca del Creatore.
Kirk approfitta dell'occasione per riprendere il comando dell'Enterprise, facendo girare le scatole a Decker, costringe McCoy a reimbarcarsi, spiegandogli che ha bisogno di lui più come consigliere che come medico di bordo e, commettendo una serie di errori marchiani a causa della sua lunga assenza dal ponte di comando, parte per affrontare la minaccia. Anche Spock si unisce all'allegra banda, avendo "sentito" che è quello che deve fare.
Scoperta la vera essenza del pericolo, capito cosa davvero V'ger vuole, sacrificati un paio di umani per il bene comune, i superstiti vanno a fare un picnic nello spazio profondo a spese del contribuente.
Tra le scene tagliate (e recuperate nell'edizione moderna) pare che ci siano delle parti che danno maggior spazio allo sviluppo dei personaggi, che invece qui viene sacrificato per dare maggior spazio agli effetti visuali. Che a ben vedere sono anche notevoli (tranne all'inizio), anche perché sono affidati a Douglas Trumbull.
C'è però un peccato originale che è difficile risolvere in questo modo. Il progetto del film è nato in fretta e furia in seguito al successo di Guerre stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo, modificando in corso d'opera la produzione di quella che sarebbe dovuta essere una nuova stagione televisiva, e usando come base per la sceneggiatura un episodio della seconda stagione (La sfida - Changeling). Questo potrebbe spiegare come mai scenografia ed effetti visuali siano pietosi nella prima parte mentre poi diventano guardabili ancora oggi, e perché si ha l'impressione che almeno una delle due ore abbondanti della pellicola potrebbe essere tranquillamente tagliata.
L'Enterprise è tornata a casa, pianeta Terra, per essere riadattata e migliorata. Il capitano Kirk (William Shatner) è stato promosso ammiraglio e ha abbandonato il comando, a vantaggio di un tal capitan Decker (Stephen Collins) del quale evidentemente non ci importa nulla, ed è quindi un ottimo candidato all'annichilazione. Mr.Spock ha lasciato il suo posto per seguire un percorso vulcaniano che lo dovrebbe liberare degli ultimi residui di umanità, visti come deleteri. E pure il dottor "Bones" McCoy (DeForest Kelley) se ne è andato, colto da crisi mistica. Il resto dei personaggi chiave, Uhura (Nichelle Nichols), Checov (Walter Koenig), Scotty (James Doohan), Sulu (George Takei), sono invece restati al loro posto.
Improvvisa arriva una crisi che minaccia la distruzione di gran parte del genere umano. Una misteriosa entità, di cui scopriremo il nome dopo un'ora, V'ger, e solo nel finale avremo modo di vedere direttamente e scoprire che l'apostrofo elide un "oya", ammazza tutti quelli che incontra ed è diretta verso la Terra, alla ricerca del Creatore.
Kirk approfitta dell'occasione per riprendere il comando dell'Enterprise, facendo girare le scatole a Decker, costringe McCoy a reimbarcarsi, spiegandogli che ha bisogno di lui più come consigliere che come medico di bordo e, commettendo una serie di errori marchiani a causa della sua lunga assenza dal ponte di comando, parte per affrontare la minaccia. Anche Spock si unisce all'allegra banda, avendo "sentito" che è quello che deve fare.
Scoperta la vera essenza del pericolo, capito cosa davvero V'ger vuole, sacrificati un paio di umani per il bene comune, i superstiti vanno a fare un picnic nello spazio profondo a spese del contribuente.
Tra le scene tagliate (e recuperate nell'edizione moderna) pare che ci siano delle parti che danno maggior spazio allo sviluppo dei personaggi, che invece qui viene sacrificato per dare maggior spazio agli effetti visuali. Che a ben vedere sono anche notevoli (tranne all'inizio), anche perché sono affidati a Douglas Trumbull.
Tutti a Hollywood coi Muppet
Al cinema era uscito come Ecco il film dei Muppet, più vicino al titolo originale The Muppet movie. Perché mai la distribuzione in DVD abbia deciso di cambiar titolo è un problema la cui soluzione viene lasciata per esercizio al lettore del post.
Trattasi del primo lungometraggio dedicato ai Muppet, quelli del Muppet show, Kermit la rana, Miss Piggy eccetera. Fortunata serie che ha recentemente avuto un reboot con relativo sequel uscito proprio quest'anno.
Si narra di come si sia formato il gruppo del Muppet show, e come questa squinternata accozzaglia di buffi personaggi sia riuscita a strappare un contratto che gli ha permesso di fare lo show (e il film stesso).
Tutto cominciò con Kermit, rana di palude che si contentava di suonare il suo banjo. Il fortunoso incontro con un agente di attori hollywoodiani lo spinge a recarsi nella città del cinema per partecipare ad un provino per rane. Inforca la sua bici (Kermit in bicicletta è semplicemente spassoso) e parte per la fortuna. Il viaggio si interrompe subito, ma riprende grazie al provvidenziale incontro con l'orso Fozzie, già ai tempi pessimo stand-up comedian, che lo accompagna sulla sua auto (una Studebaker lasciatagli dallo zio prima di ibernarsi). A complicare il viaggio ci pensa Doc Hopper (Charles Durning), una specie di Mac Donald delle rane fritte, che vorrebbe convincere l'orripilato Kermit a fargli da testimonial.
Ne capitano un po' di tutti i colori, ma alla fine riescono a raggiungere l'ufficio del magnate del cinema Lew Lord (niente meno che Orson Welles) che come vede Kermit e la sua banda fa firmare loro un succulento contratto. Comincia dunque la produzione del film che abbiamo appena visto (e che i Muppet stessi stanno vedendo nella prima proiezione privata) che si risolve con una felice catastrofe muppettiana.
Il target di riferimento è molto giovane, chi ha qualche annetto di più dovrà portare un po' di pazienza in certe scene. Anche perché il terzo di secolo che è passato a volte ha il suo peso.
Di gran livello gli attori "reali" che supportano i Muppet. Oltre ai sopra citati Welles e Durning abbiamo anche
Austin Pendleton: tirapiedi di Doc Hopper, in realtà parteggia per Kermit
James Coburn: proprietario di El Sleezo Cafe, il localaccio dove lavora Fozzie
Madeline Kahn, Carol Kane, Telly Savalas: clienti di El Sleezo
Elliott Gould: presenta un concorso di bellezza, vinto da Miss Piggy, ad una fiera di paese
Richard Pryor e Bob Hope: vende palloncini e gelati alla fiera
Steve Martin: cameriere (ben poco affabile) che serve Kermit e Piggy durante la loro prima cena
Mel Brooks: scienziato pazzo tedesco, pagato da Doc Hopper per ridurre il cervello di Kermit in guacamole
Cloris Leachman: segretaria di Lew Lord
Trattasi del primo lungometraggio dedicato ai Muppet, quelli del Muppet show, Kermit la rana, Miss Piggy eccetera. Fortunata serie che ha recentemente avuto un reboot con relativo sequel uscito proprio quest'anno.
Si narra di come si sia formato il gruppo del Muppet show, e come questa squinternata accozzaglia di buffi personaggi sia riuscita a strappare un contratto che gli ha permesso di fare lo show (e il film stesso).
Tutto cominciò con Kermit, rana di palude che si contentava di suonare il suo banjo. Il fortunoso incontro con un agente di attori hollywoodiani lo spinge a recarsi nella città del cinema per partecipare ad un provino per rane. Inforca la sua bici (Kermit in bicicletta è semplicemente spassoso) e parte per la fortuna. Il viaggio si interrompe subito, ma riprende grazie al provvidenziale incontro con l'orso Fozzie, già ai tempi pessimo stand-up comedian, che lo accompagna sulla sua auto (una Studebaker lasciatagli dallo zio prima di ibernarsi). A complicare il viaggio ci pensa Doc Hopper (Charles Durning), una specie di Mac Donald delle rane fritte, che vorrebbe convincere l'orripilato Kermit a fargli da testimonial.
Ne capitano un po' di tutti i colori, ma alla fine riescono a raggiungere l'ufficio del magnate del cinema Lew Lord (niente meno che Orson Welles) che come vede Kermit e la sua banda fa firmare loro un succulento contratto. Comincia dunque la produzione del film che abbiamo appena visto (e che i Muppet stessi stanno vedendo nella prima proiezione privata) che si risolve con una felice catastrofe muppettiana.
Il target di riferimento è molto giovane, chi ha qualche annetto di più dovrà portare un po' di pazienza in certe scene. Anche perché il terzo di secolo che è passato a volte ha il suo peso.
Di gran livello gli attori "reali" che supportano i Muppet. Oltre ai sopra citati Welles e Durning abbiamo anche
Austin Pendleton: tirapiedi di Doc Hopper, in realtà parteggia per Kermit
James Coburn: proprietario di El Sleezo Cafe, il localaccio dove lavora Fozzie
Madeline Kahn, Carol Kane, Telly Savalas: clienti di El Sleezo
Elliott Gould: presenta un concorso di bellezza, vinto da Miss Piggy, ad una fiera di paese
Richard Pryor e Bob Hope: vende palloncini e gelati alla fiera
Steve Martin: cameriere (ben poco affabile) che serve Kermit e Piggy durante la loro prima cena
Mel Brooks: scienziato pazzo tedesco, pagato da Doc Hopper per ridurre il cervello di Kermit in guacamole
Cloris Leachman: segretaria di Lew Lord
Alien
Alien sarebbe il nome della razza aliena che lo sfortunato equipaggio del Nostromo incontra nel suo viaggio di ritorno verso la Terra. Però lo spettatore che vedesse questo storico film del filone horror fantascientifico pensando di scoprire dettagli su questo curioso extraterrestre resterebbe deluso. Si viene a sapere il minimo indispensabile, si insiste più che altro sulla sua (quasi) invincibilità. Si può sperare di saperne di più nel prequel/spin-off Prometheus, che dovrebbe essere tra poco in sala.
Qui in realtà la storia è quella di Sigourney Weaver, capitano in seconda (o in terza?) della suddetta astronave e del suo incontro-scontro con quest'essere che pare voglia solo distruggere tutto quello che vede. Per godersi il film bisogna avere una certa magnanimità nei confronti dei molto datati effetti speciali, non badare alla terribile colonna sonora, ed essere ben consci che siamo nell'ambito dell'horror, dove i protagonisti seguono una logica tutta loro, piuttosto autodistruttiva, verrebbe da dire.
Ma tenendo conto di tutto ciò, pazientando inoltre per una immotivata gran rumorosità (dice, "nello spazio nessuno può sentirti gridare", ma pensavo a causa del vuoto, e non per i rumori di fondo), ci si può godere una storia tutto sommato ben diretta da Ridley Scott, al suo secondo lungometraggio dopo il folgorante esordio de I duellanti.
La storia è simile a quella narrata in La cosa da un altro mondo, filmone fantascientifico anni '50, in cui un vegetale (!) extraterrestre faceva strage di umani in una base polare. Ne ha fatto un remake anni '80 Carpenter ma proprio non me lo ricordo. Dovrò rinfrescare la memoria. Fatto è che la Nostromo viene distolta dalla sua rotta, e suoi occupanti vengono richiamati in servizio, a causa di un segnale sospetto che arriva da un pianeta ignoto. Scendono, e trovano un gigantesco alieno ucciso in modo sospetto e raccapricciante. Sfidando ogni buon senso, continuano le indagini, e si procurano un incontro ravvicinato molto doloroso, soprattutto per il personaggio interpretato da John Hurt, che farà la terribile fine che tutti (credo) sanno.
Seguono altri ammazzamenti, colpo di scena robotico e maldestro, ultimo gruppo di ammazzamenti, strip tease della Weaver, e regolamento di conti finale.
Qui in realtà la storia è quella di Sigourney Weaver, capitano in seconda (o in terza?) della suddetta astronave e del suo incontro-scontro con quest'essere che pare voglia solo distruggere tutto quello che vede. Per godersi il film bisogna avere una certa magnanimità nei confronti dei molto datati effetti speciali, non badare alla terribile colonna sonora, ed essere ben consci che siamo nell'ambito dell'horror, dove i protagonisti seguono una logica tutta loro, piuttosto autodistruttiva, verrebbe da dire.
Ma tenendo conto di tutto ciò, pazientando inoltre per una immotivata gran rumorosità (dice, "nello spazio nessuno può sentirti gridare", ma pensavo a causa del vuoto, e non per i rumori di fondo), ci si può godere una storia tutto sommato ben diretta da Ridley Scott, al suo secondo lungometraggio dopo il folgorante esordio de I duellanti.
La storia è simile a quella narrata in La cosa da un altro mondo, filmone fantascientifico anni '50, in cui un vegetale (!) extraterrestre faceva strage di umani in una base polare. Ne ha fatto un remake anni '80 Carpenter ma proprio non me lo ricordo. Dovrò rinfrescare la memoria. Fatto è che la Nostromo viene distolta dalla sua rotta, e suoi occupanti vengono richiamati in servizio, a causa di un segnale sospetto che arriva da un pianeta ignoto. Scendono, e trovano un gigantesco alieno ucciso in modo sospetto e raccapricciante. Sfidando ogni buon senso, continuano le indagini, e si procurano un incontro ravvicinato molto doloroso, soprattutto per il personaggio interpretato da John Hurt, che farà la terribile fine che tutti (credo) sanno.
Seguono altri ammazzamenti, colpo di scena robotico e maldestro, ultimo gruppo di ammazzamenti, strip tease della Weaver, e regolamento di conti finale.
Apocalypse now
E' un bel po' che non lo rivedo, ma ne parlo qui perché ne ho seguito la visione via chat mentre facevo altro.
Si tratta di un film terribile, una vera e propria discesa all'inferno, riassumibile nella battuta finale di Marlon Brando "l'orrore ... l'orrore". Molte le immagini che restano impresse, come la cavalcata delle walkirie con la cavalleria dell'aria all'attacco - ah giusto, immagini e musiche, come The end dei Doors - grazie anche al lavoro superlativo di Vittorio Storaro, meritatissimo oscar per la fotografia.
A vederlo oggi credo che sembri semplicemente un cruento film di guerra, ma bisogna pensare che prima di Francis Ford Coppola era difficile parlare del Vietnam in termini così definitivamente negativi. Neanche Il cacciatore di Michael Cimino (uscito l'anno prima), che pure era stato un duro colpo per lo spettatore americano, aveva osato tanto, finendo con i superstiti che cantano God bless America. Qui si va giù molto più pesantemente. Martin Sheen già all'inizio è esaurito da quanto a visto (e fatto) nel corso della guerra, e più si procede più si affonda nella melma di una sporca guerra tra atrocità e insensatezze. Seguendo all'incirca il Cuore di tenebra di Joseph Conrad, si risale un fiume, fino a giungere ad una specie di autoproclamata monarchia assoluta il cui capo supremo, il colonnello Kurz, completamente impazzito aspetta solo che arrivi il suo carnefice.
La guerra come assurdo, come distruzione mentale e fisica dell'uomo.
Tra i pregi di questo film, c'è dunque anche quello di aver definitivamente rotto il tabù sul Vietnam, facendo sì che i produttori osassero finanziarne altri come Platoon (che fra l'altro ha Charlie Sheen come protagonista) o Good morning, Vietnam. E anche Full metal jacket probabilmente sarebbe stato un progetto di molto più complicata realizzazione se non ci fosse stato questo illustre precedente.
Si tratta di un film terribile, una vera e propria discesa all'inferno, riassumibile nella battuta finale di Marlon Brando "l'orrore ... l'orrore". Molte le immagini che restano impresse, come la cavalcata delle walkirie con la cavalleria dell'aria all'attacco - ah giusto, immagini e musiche, come The end dei Doors - grazie anche al lavoro superlativo di Vittorio Storaro, meritatissimo oscar per la fotografia.
A vederlo oggi credo che sembri semplicemente un cruento film di guerra, ma bisogna pensare che prima di Francis Ford Coppola era difficile parlare del Vietnam in termini così definitivamente negativi. Neanche Il cacciatore di Michael Cimino (uscito l'anno prima), che pure era stato un duro colpo per lo spettatore americano, aveva osato tanto, finendo con i superstiti che cantano God bless America. Qui si va giù molto più pesantemente. Martin Sheen già all'inizio è esaurito da quanto a visto (e fatto) nel corso della guerra, e più si procede più si affonda nella melma di una sporca guerra tra atrocità e insensatezze. Seguendo all'incirca il Cuore di tenebra di Joseph Conrad, si risale un fiume, fino a giungere ad una specie di autoproclamata monarchia assoluta il cui capo supremo, il colonnello Kurz, completamente impazzito aspetta solo che arrivi il suo carnefice.
La guerra come assurdo, come distruzione mentale e fisica dell'uomo.
Tra i pregi di questo film, c'è dunque anche quello di aver definitivamente rotto il tabù sul Vietnam, facendo sì che i produttori osassero finanziarne altri come Platoon (che fra l'altro ha Charlie Sheen come protagonista) o Good morning, Vietnam. E anche Full metal jacket probabilmente sarebbe stato un progetto di molto più complicata realizzazione se non ci fosse stato questo illustre precedente.
Interceptor
Terribile. L'idea di partenza è anche interessante, e infatti George Miller (che l'ha scritto, diretto) la realizzerà meglio negli altri due episodi della serie, ma questa prima uscita è veramente disastrosa. Nonostante il mio parere, il film ebbe uno strabiliante successo in tutto il mondo.
Si tratta in pratica di una versione post-catastrofica di un classico western di quelli dove il buon sceriffo è portato dagli eventi a comportarsi in maniera disdicevole ammazzando una crudelissima banda di delinquenti che ne combina di tutti colori. Qui l'ambientazione è in un futuro immediato (rispetto alla realizzazione del film) in Australia. Una non ben specificata catastrofe ha ridotto il Paese ad una sorta di Far West dove i banditi, invece dei cavalli, cavalcano potenti motocicli. In modo abbastanza improbabile, il buon poliziotto Max viene portato a trasformarsi in Mad Max (da cui il titolo originale) e usare un potente autoveicolo, chiamato Interceptor (da cui il titolo italiano) per compiere la sua vendetta.
Punti forti del film il personaggio di Mad Max, interpretato da un Mel Gibson agli esordi, e la fantasiosa automobile, una Ford modificata con l'innesto di un enorme motore 8 cilindri turbo.
Si tratta in pratica di una versione post-catastrofica di un classico western di quelli dove il buon sceriffo è portato dagli eventi a comportarsi in maniera disdicevole ammazzando una crudelissima banda di delinquenti che ne combina di tutti colori. Qui l'ambientazione è in un futuro immediato (rispetto alla realizzazione del film) in Australia. Una non ben specificata catastrofe ha ridotto il Paese ad una sorta di Far West dove i banditi, invece dei cavalli, cavalcano potenti motocicli. In modo abbastanza improbabile, il buon poliziotto Max viene portato a trasformarsi in Mad Max (da cui il titolo originale) e usare un potente autoveicolo, chiamato Interceptor (da cui il titolo italiano) per compiere la sua vendetta.
Punti forti del film il personaggio di Mad Max, interpretato da un Mel Gibson agli esordi, e la fantasiosa automobile, una Ford modificata con l'innesto di un enorme motore 8 cilindri turbo.
Oltre il giardino
Il titolo italiano sottolinea l'evento chiave del film, quando Chance (Peter Sellers) lascia quello che è stato il suo universo per tutta la sua vita - il suo amato giardino - per affrontare il mondo. Ma dato che questo cambiamento di prospettive, che avrebbe sconvolto la maggior parte dei possibili soggetti, non ha praticamente alcun impatto su Chance, risulta più appropriato il criptico titolo inglese "Being there", Essere lì.
Ottima regia di Hal Ashby (Harold & Maude) per un film completamente diverso dalla normale produzione di Peter Sellers, si ride poco o niente, due decessi per anzianità scandiscono inizio e fine dell'azione; il protagonista ha l'età mentale di un bimbo, una acuta teledipendenza, e un certo interesse per il giardinaggio. Ma quello che lo salva è una purezza d'animo decisamente inattesa anche una trentina di anni fa. Sellers se la cava molto bene e, come si vede sui titoli di coda, il suo grosso problema nel corso delle riprese era quello di restare serio nel dire le stralunate battute del suo personaggio.
Bravi anche gli altri attori, in particolare Shirley MacLaine e Melvyn Douglas (oscar per questo ruolo, a Sellers "solo" una nomination ma s'è rifatto con un golden globe e altri premi minori).
Ottima regia di Hal Ashby (Harold & Maude) per un film completamente diverso dalla normale produzione di Peter Sellers, si ride poco o niente, due decessi per anzianità scandiscono inizio e fine dell'azione; il protagonista ha l'età mentale di un bimbo, una acuta teledipendenza, e un certo interesse per il giardinaggio. Ma quello che lo salva è una purezza d'animo decisamente inattesa anche una trentina di anni fa. Sellers se la cava molto bene e, come si vede sui titoli di coda, il suo grosso problema nel corso delle riprese era quello di restare serio nel dire le stralunate battute del suo personaggio.
Bravi anche gli altri attori, in particolare Shirley MacLaine e Melvyn Douglas (oscar per questo ruolo, a Sellers "solo" una nomination ma s'è rifatto con un golden globe e altri premi minori).
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