Ben (Robert De Niro) aveva due passioni nella vita, il suo lavoro e sua moglie. Adesso è un danaroso settantenne vedovo che vive a Brooklyn, pratica tai chi con risultati non entusiasmanti e incontra i suoi amici prevalentemente ai vari funerali che si susseguono con un ritmo allarmante. Per sua fortuna una web startup modaiola a due passi da casa decide di offrire uno stage ad ultrasessantaciquenni come modo di rendersi più simpatica alla clientela.
A capo della azienda c'è Jules (Anne Hathaway), una trentenne rampante disposta ad impegnarsi al cento per cento per la società che ha creato dal nulla e chi è in vertiginosa crescita. Il problema è che le ore di una giornata sono quelle e lei non riesce materialmente a stare dietro a tutto quello che succede, oltre ad essere sposata e ad avere un bimba. Il marito (Anders Holm) ha mollato il suo lavoro per lei, ma non sembra che la situazione possa reggere ancora a lungo.
Nonostante la gran pressione che deve gestire, Jules, che è una control freak, non gradisce che Ben venga assegnato a lei, e lo lascia senza nulla da fare. Ben, che non è certamente un pivello, sa bene come sopravvivere al mobbing passivo, si cerca lui cose da fare, riuscendo, sia pure con gran lentezza, ad entrare nelle simpatie di Jules. Nel processo, Ben si fa benvolere dai colleghi, e riesce pure ad imbastire una relazione con la non più giovane ma ancora procace massaggiatrice aziendale (Rene Russo).
Più la storia prosegue, più si addensano i rischi di catastrofe per Jules, il suo matrimonio, la sua leadership aziendale, persino la relazione con sua madre, sembrano tutte destinate al naufragio. Ma Ben, con l'aplomb di un novello Jeeves, finisce per aiutarla a prendere sempre la decisione giusta che la salva.
Ad un certo punto Ben rischia di entrare in collisione con la segretaria particolare di Jules, Becky (Christina Scherer), e la scena mi ha richiamato quella simile in Il diavolo veste Prada con la Hathaway che prende il ruolo che era di Meryl Streep, De Niro in quello che era della Hathaway e la Scherer al posto di Emily Blunt. E questo mi ha fatto vedere questo film come una versione bonacciona di quell'altro. Già, perché se là erano tutti con il coltello (*) in mano, qui invece si vogliono tutti bene, ogni possibile conflitto è spento sul nascere e, perdinci, tutti alla fine vivono per sempre felici e contenti.
Il risultato è tutto sommato piacevole, anche se ben poco memorabile. La scena più divertente credo sia quella in cui un commando di colleghi, con a capo Ben, si recano a casa della madre di Jules per accedere il computer di lei e cancellare una affilata mail che ella non deve vedere. Per il resto l'azione si svolge con una dolcezza forse intenzionale (**) ma che mi è sembrata eccessiva.
(*) Metaforico ma neanche troppo.
(**) Mi viene da pensare che Nancy Meyers abbia deciso di iniziare e finire il racconto su un esercizio di Tai Chi proprio per sottolineare il tono dello sviluppo narrativo.
Tommy
Adattamento cinematografico di Ken Russell dell'omonima opera rock di Pete Townshend, quarto album degli Who. La storia narrata cambia in alcuni dettagli non secondari, ma resta in entrambe le versioni piuttosto confusa, al punto che forse sarebbe meglio guardarsi il film come un lungo videoclip senza badare troppo al senso.
Tommy viene concepito dai genitori (Robert Powell e Ann-Margret) in un pacifico laghetto di montagna mentre altrove impazza la seconda guerra mondiale. Nascerà il giorno del ritorno della pace, dovendo fare a meno del padre, caduto in battaglia. Anni dopo, la madre si è trovata un altro uomo, Frank (Oliver Reed), che il piccolo Tommy considera come uno zio. Una notte, sorpresa delle sorprese, torna il padre, ma Frank lo ammazza (*). Tommy assiste alla scena e lo shock è tale che diventa muto, sordo e cieco. Più probabilmente, la seconda morte del padre è simbolica, sembra piuttosto che Tommy abbia assistito ad una scena di sesso tra sua madre e lo "zio", e questo tradimento della figura paterna, che la stessa madre gli aveva idealizzato, lo deve aver portato a rinchiudersi in un isolamento autistico. Sia come sia, Tommy non reagisce più ad alcuno stimolo esterno, e cresce in un mondo tutto suo.
Passano gli anni, e Tommy è diventato grande (Roger Daltrey). La madre in cerca di miracoli lo porta alla funzione di un santone (Eric Clapton) che venera Marilyn Monroe e distribuisce agli adepti droghe e alcolici. Il patrigno invece lo affida alle cure di una rinomata prostituta, La regina dall'acido (Tina Turner). Entrambe le cure falliscono, anche se la seconda sembra avere effetti psichedelici non trascurabili sul soggetto. I due genitori si rassegnano, e vivono la loro vita, affidando Tommy di tanto in tanto a parenti quando vogliono svagarsi. Il cugino Kevin (Paul Nicholas) lo sevizia, lo zio Ernie (Keith Moon) lo violenta. Misteriosamente Tommy scopre di essere un asso al flipper, riuscendo a battere il precedente campione (Elton John), ottenendo da ciò enormi somme di denaro che fanno la gioia dei genitori.
I soldi non fanno la felicità, ma permettono l'accesso a cure mediche migliori. Così Tommy viene portato da uno specialista (Jack Nicholson) che analizza per bene il soggetto (**) e deduce che l'origine del blocco è psicosomatico, non c'è niente che lui possa fare. La madre, che aveva già da tempo notato la fissazione di Tommy per la sua immagine riflessa dallo specchio, causa un nuovo shock al suo pargolo che ha l'effetto di sbloccarlo.
Il che sarebbe un bene, se non che Tommy si mette in mente di essere un novello redentore, e pensa che tutti, per essere felici debbano seguire il suo percorso, rinunciare vedere, udire, parlare, giocare a flipper, fino a trovare l'illuminazione. E il peggio è che un gran codazzo di gente gli dà retta, finché non si accorgono della balordaggine che stanno facendo. Altro shock per Tommy, che perde il suo stato di Eletto, e pure i genitori. Ma tutto questo, chissà come mai, lo aiuta a fare l'ultimo passo in avanti, e trova la vera felicità.
La prima parte è indigesta. Mi pare che Ken Russel abbia voluto scandire il passare del tempo abbracciando i diversi stili del cinema inglese col passare dei decenni. Idea simpatica, ma m'è parsa macchinosa. Meglio la seconda parte, anche se molto discontinua.
(*) In originale, era il padre ad uccidere l'amante della madre.
(**) E forse fa sesso con la madre, o almeno i due ci vanno molto vicini.
Tommy viene concepito dai genitori (Robert Powell e Ann-Margret) in un pacifico laghetto di montagna mentre altrove impazza la seconda guerra mondiale. Nascerà il giorno del ritorno della pace, dovendo fare a meno del padre, caduto in battaglia. Anni dopo, la madre si è trovata un altro uomo, Frank (Oliver Reed), che il piccolo Tommy considera come uno zio. Una notte, sorpresa delle sorprese, torna il padre, ma Frank lo ammazza (*). Tommy assiste alla scena e lo shock è tale che diventa muto, sordo e cieco. Più probabilmente, la seconda morte del padre è simbolica, sembra piuttosto che Tommy abbia assistito ad una scena di sesso tra sua madre e lo "zio", e questo tradimento della figura paterna, che la stessa madre gli aveva idealizzato, lo deve aver portato a rinchiudersi in un isolamento autistico. Sia come sia, Tommy non reagisce più ad alcuno stimolo esterno, e cresce in un mondo tutto suo.
Passano gli anni, e Tommy è diventato grande (Roger Daltrey). La madre in cerca di miracoli lo porta alla funzione di un santone (Eric Clapton) che venera Marilyn Monroe e distribuisce agli adepti droghe e alcolici. Il patrigno invece lo affida alle cure di una rinomata prostituta, La regina dall'acido (Tina Turner). Entrambe le cure falliscono, anche se la seconda sembra avere effetti psichedelici non trascurabili sul soggetto. I due genitori si rassegnano, e vivono la loro vita, affidando Tommy di tanto in tanto a parenti quando vogliono svagarsi. Il cugino Kevin (Paul Nicholas) lo sevizia, lo zio Ernie (Keith Moon) lo violenta. Misteriosamente Tommy scopre di essere un asso al flipper, riuscendo a battere il precedente campione (Elton John), ottenendo da ciò enormi somme di denaro che fanno la gioia dei genitori.
I soldi non fanno la felicità, ma permettono l'accesso a cure mediche migliori. Così Tommy viene portato da uno specialista (Jack Nicholson) che analizza per bene il soggetto (**) e deduce che l'origine del blocco è psicosomatico, non c'è niente che lui possa fare. La madre, che aveva già da tempo notato la fissazione di Tommy per la sua immagine riflessa dallo specchio, causa un nuovo shock al suo pargolo che ha l'effetto di sbloccarlo.
Il che sarebbe un bene, se non che Tommy si mette in mente di essere un novello redentore, e pensa che tutti, per essere felici debbano seguire il suo percorso, rinunciare vedere, udire, parlare, giocare a flipper, fino a trovare l'illuminazione. E il peggio è che un gran codazzo di gente gli dà retta, finché non si accorgono della balordaggine che stanno facendo. Altro shock per Tommy, che perde il suo stato di Eletto, e pure i genitori. Ma tutto questo, chissà come mai, lo aiuta a fare l'ultimo passo in avanti, e trova la vera felicità.
La prima parte è indigesta. Mi pare che Ken Russel abbia voluto scandire il passare del tempo abbracciando i diversi stili del cinema inglese col passare dei decenni. Idea simpatica, ma m'è parsa macchinosa. Meglio la seconda parte, anche se molto discontinua.
(*) In originale, era il padre ad uccidere l'amante della madre.
(**) E forse fa sesso con la madre, o almeno i due ci vanno molto vicini.
Doctor Who 9.6: The woman who lived
Non è propriamente un episodio a se stante, visto che al centro della storia c'è Ashildr (Maisie Williams) che era la ragazza che morì (*) nella puntata precedente. Ma il legame è abbastanza debole da permettere di vedere le due puntate separatamente, senza troppi patemi.
Sono passati alcuni secoli da allora, Ashildr ne ha passate di tutte i colori, e per motivi suoi non ben specificati ora vive dalle parti di Londra. Annoiandosi brutalmente, si è creata una vita parallela, e deruba i ricchi per il proprio tornaconto sotto il nome di Knightmare, che suona come Nightmare (incubo) ma gioca con il termine Knight (cavaliere). Inoltre non si riconosce più nel suo nome da vichinga, ma si fa chiamare, piuttosto autisticamente, Lady Me. Il fatto è che la mente umana non è fatta per una esistenza così lunga, e la poverina ha fondamentalmente perso il concetto di sé, finendo per dubitare persino di avere una qualche empatia nei confronti degli altri esseri umani.
Il Dodicesimo Dottore (Peter Capaldi) la reincontra praticamente per caso, seguendo il segnale di un suo bizzarro apparecchio, un curioscanner, e il cui scopo è seguire i segnali emessi da oggetti curiosi. Il bersaglio, guarda caso, è ambito anche da Lady Me. Lui lo vuole esaminare perché ne teme l'origine extraterrestre, lei ha motivi suoi, che scopriremo essere legati a un buffo, ma molto pericoloso, alieno con sembianze leonine.
Nella concitazione che segue gli avvenimenti, un brigante da strada, tale Sam Swift (Rufus Hound) potrebbe aver acquisito anche lui una qualche forma di prolungamento degli anni a disposizione, o magari anche no. Il Dottore cita anche il capitano Jack Harkness, e sembra sorpreso che Lady Me non l'abbia ancora incontrato, trattasi forse di aggancio per una possibile ripresa di Torchwood?
Brilla per la sua assenza Clara (Jenna Coleman). La vediamo solo nel finale, giusto per ricordarci che c'è (ancora).
(*) Ma che tornò pure in vita, diventando potenzialmente immortale.
Sono passati alcuni secoli da allora, Ashildr ne ha passate di tutte i colori, e per motivi suoi non ben specificati ora vive dalle parti di Londra. Annoiandosi brutalmente, si è creata una vita parallela, e deruba i ricchi per il proprio tornaconto sotto il nome di Knightmare, che suona come Nightmare (incubo) ma gioca con il termine Knight (cavaliere). Inoltre non si riconosce più nel suo nome da vichinga, ma si fa chiamare, piuttosto autisticamente, Lady Me. Il fatto è che la mente umana non è fatta per una esistenza così lunga, e la poverina ha fondamentalmente perso il concetto di sé, finendo per dubitare persino di avere una qualche empatia nei confronti degli altri esseri umani.
Il Dodicesimo Dottore (Peter Capaldi) la reincontra praticamente per caso, seguendo il segnale di un suo bizzarro apparecchio, un curioscanner, e il cui scopo è seguire i segnali emessi da oggetti curiosi. Il bersaglio, guarda caso, è ambito anche da Lady Me. Lui lo vuole esaminare perché ne teme l'origine extraterrestre, lei ha motivi suoi, che scopriremo essere legati a un buffo, ma molto pericoloso, alieno con sembianze leonine.
Nella concitazione che segue gli avvenimenti, un brigante da strada, tale Sam Swift (Rufus Hound) potrebbe aver acquisito anche lui una qualche forma di prolungamento degli anni a disposizione, o magari anche no. Il Dottore cita anche il capitano Jack Harkness, e sembra sorpreso che Lady Me non l'abbia ancora incontrato, trattasi forse di aggancio per una possibile ripresa di Torchwood?
Brilla per la sua assenza Clara (Jenna Coleman). La vediamo solo nel finale, giusto per ricordarci che c'è (ancora).
(*) Ma che tornò pure in vita, diventando potenzialmente immortale.
L'incredibile avventura di Mr. Holland
Chissà se Age e Scarpelli si sono ispirati intenzionalmente a questo film per il loro La banda degli onesti (*), o è lo spirito dei tempi che a quei tempi soffiava nella direzione di storie in cui gente tranquilla si metteva nei pasticci per rincorrere un sogno di ricchezza che poi, a ben vedere, non gli apparteneva nemmeno. Di sicuro Charles Crichton ha ampiamente citato questa pellicola nel suo ultimo lavoro, Un pesce di nome Wanda.
Mr. Holland (Alec Guinness), è in un ristorante di Rio de Janeiro e, mentre inizia a raccontare la sua storia ad un altro inglese, regala mazzi di soldi a conoscenti passano di lì (**). Inizia così un lungo flashback, in cui ci viene spiegato che ha lavorato per tutta la vita per la Banca d'Inghilterra, e il suo compito principale era quello di sovraintendere al trasporto di lingotti d'oro dalla zecca alla banca. Nel corso degli anni ha maturato l'idea di un piano perfetto per rubare un carico e farla franca, gli mancano solo alcuni dettagli, come fare ad esportare l'oro, che in patria non sarebbe commerciabile, e come reclutare la manovalanza per il colpo.
Per sua dubbia fortuna conosce Pendlebury (Stanley Holloway), artista nell'animo, ma che campa commerciando orribili souvenir, e pensa di trasformare l'oro in piccole repliche della Tour Eiffel, spedirle a Parigi, e lì piazzarle sul mercato nero. Con un assurdo stratagemma, i due attirano due piccoli criminali nella loro banda, e preparano il colpo. Che, nonostante una serie di contrattempi, riesce.
Ma negli anni cinquanta il crimine al cinema non pagava, e così quella che sembrava la parte più semplice del piano, si rivelerà essere irta di difficoltà.
(*) Il titolo originale, The Lavender Hill mob, fa pensare proprio ad una banda di onesti, basati come sono in un tranquillo quartiere londinese.
(**) Tra gli altri, anche una leggiadra fanciulla riceve un bel malloppo, tale Chiquita, interpretata da niente meno che Audrey Hepburn ad inizio carriera. Una sola battuta per lei, ma riesce ad essere memorabile anche solo così.
Mr. Holland (Alec Guinness), è in un ristorante di Rio de Janeiro e, mentre inizia a raccontare la sua storia ad un altro inglese, regala mazzi di soldi a conoscenti passano di lì (**). Inizia così un lungo flashback, in cui ci viene spiegato che ha lavorato per tutta la vita per la Banca d'Inghilterra, e il suo compito principale era quello di sovraintendere al trasporto di lingotti d'oro dalla zecca alla banca. Nel corso degli anni ha maturato l'idea di un piano perfetto per rubare un carico e farla franca, gli mancano solo alcuni dettagli, come fare ad esportare l'oro, che in patria non sarebbe commerciabile, e come reclutare la manovalanza per il colpo.
Per sua dubbia fortuna conosce Pendlebury (Stanley Holloway), artista nell'animo, ma che campa commerciando orribili souvenir, e pensa di trasformare l'oro in piccole repliche della Tour Eiffel, spedirle a Parigi, e lì piazzarle sul mercato nero. Con un assurdo stratagemma, i due attirano due piccoli criminali nella loro banda, e preparano il colpo. Che, nonostante una serie di contrattempi, riesce.
Ma negli anni cinquanta il crimine al cinema non pagava, e così quella che sembrava la parte più semplice del piano, si rivelerà essere irta di difficoltà.
(*) Il titolo originale, The Lavender Hill mob, fa pensare proprio ad una banda di onesti, basati come sono in un tranquillo quartiere londinese.
(**) Tra gli altri, anche una leggiadra fanciulla riceve un bel malloppo, tale Chiquita, interpretata da niente meno che Audrey Hepburn ad inizio carriera. Una sola battuta per lei, ma riesce ad essere memorabile anche solo così.
Ritorno al futuro parte III
Dopo la parentesi della parte due, si torna alla struttura della parte uno, in cui l'azione si svolge nel presente (1985) e nel passato, con la variazione che al passato relativamente prossimo (1955) si aggiunge il più remoto 1885. Per conto mio è meglio così, mi pare che alla base del racconto di Bob Gale e Robert Zemeckis ci sia la nostalgia per la loro infanzia, per i favolosi anni cinquanta, e anche il racconto del vecchio west è evidentemente filtrato dal cinema di quei tempi, e in particolare lo spaghetti-western di Sergio Leone (*), con le ripetute citazioni alla sua trilogia del dollaro, e in particolare a Per un pugno di dollari (**).
Alla fine dell'episodio 2, i protagonisti erano stati separati da un inatteso colpo di fulmine. Marty (Michael J. Fox) nel novecento, Doc (Christopher Lloyd) nell'ottocento, con la DeLorean inutilizzabile. Doc riesce a rimandare la macchina a Marty, spiegandogli come ripararla e invitandolo a tornarsene nel suo presente, lasciandolo lì, in quel tempo, che ci si trova bene. Il Doc anni 50 lo aiuta a rimettere in sesto il mezzo usando la tecnologia del tempo, ma Marty, avendo scoperto che il "suo" Doc corre un mortale pericolo nel far west, contravviene al suggerimento e va in suo soccorso.
A causare tutti i problemi è Mad dog Tannen (Thomas F. Wilson), un poco di buono da cui discenderà il Biff che tanto fastidio aveva dato ai McFly nei precedenti episodi. A complicare il tutto, Doc si innamorerà di una bella maestrina, Clara Clayton (Mary Steenburgen), che ha una passione per la scienza e pure per la fantascienza, creando una tensione tra ragione, che lo vorrebbe far tornare al suo tempo lasciando lì la sua bella, e sentimento.
(*) Che gli americani credono sia roba loro.
(**) Che a dire il vero è del decennio successivo, quando i due autori erano più grandicelli e potevano guardarli.
Alla fine dell'episodio 2, i protagonisti erano stati separati da un inatteso colpo di fulmine. Marty (Michael J. Fox) nel novecento, Doc (Christopher Lloyd) nell'ottocento, con la DeLorean inutilizzabile. Doc riesce a rimandare la macchina a Marty, spiegandogli come ripararla e invitandolo a tornarsene nel suo presente, lasciandolo lì, in quel tempo, che ci si trova bene. Il Doc anni 50 lo aiuta a rimettere in sesto il mezzo usando la tecnologia del tempo, ma Marty, avendo scoperto che il "suo" Doc corre un mortale pericolo nel far west, contravviene al suggerimento e va in suo soccorso.
A causare tutti i problemi è Mad dog Tannen (Thomas F. Wilson), un poco di buono da cui discenderà il Biff che tanto fastidio aveva dato ai McFly nei precedenti episodi. A complicare il tutto, Doc si innamorerà di una bella maestrina, Clara Clayton (Mary Steenburgen), che ha una passione per la scienza e pure per la fantascienza, creando una tensione tra ragione, che lo vorrebbe far tornare al suo tempo lasciando lì la sua bella, e sentimento.
(*) Che gli americani credono sia roba loro.
(**) Che a dire il vero è del decennio successivo, quando i due autori erano più grandicelli e potevano guardarli.
Ritorno al futuro parte II
A mio parere, il bello della trilogia sta nel come Robert Zemeckis & Bob Gale raccontano il passato. Sono andato a rivedermi il lapidario commento che avevo scritto su questo episodio della serie, e scopro che i quattro anni e mezzo passati dalla precedente visione non mi hanno fatto cambiare opinione. La rappresentazione del futuro, che nel frattempo è diventato presente, continua a non dirmi molto, al contrario del ritorno agli anni cinquanta, che questa volta si complica ancora di più, visto che ci sono ben tre Marty McFly (Michael J. Fox) e altrettanti Doc (Christopher Lloyd) che cercano di operare sullo stesso continuum spazio-temporale.
Il Doc anni ottanta torna a prendere il McFly coevo per risolvere un impiccio nel 2015 che coinvolge il figlio del suo giovane amico. Ma questo causa un altro impiccio, causato da Biff (Thomas F. Wilson) che dal 2015 torna al 1955 per dare a se stesso la possibilità di arricchirsi e sposare Lorraine (Lea Thompson). Dunque Doc & Marty tornano a loro volta nel 1955 per ristabilire la storia a vantaggio dei McFly.
Nel finale, però, Doc finisce a causa di un incidente ancora più indietro nel passato, ai tempi del selvaggio West, lasciando il Marty degli anni ottanta negli anni cinquanta. La terza parte di occuperà di sistemare anche questa anomalia, chiaro, no?
Il Doc anni ottanta torna a prendere il McFly coevo per risolvere un impiccio nel 2015 che coinvolge il figlio del suo giovane amico. Ma questo causa un altro impiccio, causato da Biff (Thomas F. Wilson) che dal 2015 torna al 1955 per dare a se stesso la possibilità di arricchirsi e sposare Lorraine (Lea Thompson). Dunque Doc & Marty tornano a loro volta nel 1955 per ristabilire la storia a vantaggio dei McFly.
Nel finale, però, Doc finisce a causa di un incidente ancora più indietro nel passato, ai tempi del selvaggio West, lasciando il Marty degli anni ottanta negli anni cinquanta. La terza parte di occuperà di sistemare anche questa anomalia, chiaro, no?
Ritorno al futuro
Per errore Marty McFly (Michael J. Fox), che doveva semplicemente documentare l'esperimento del suo amico Emmett "Doc" Brown (Christopher Lloyd), viene sparato nel passato a bordo di una DeLorean modificata. Lì rischia di sabotare il matrimonio dei suoi, e quindi di cancellarsi dalla storia. L'unico che lo può aiutare è lo stesso Doc, che proprio quel giorno aveva avuto l'idea seminale che gli avrebbe permesso, dopo trent'anni di duro lavoro, di realizzare una macchina del tempo.
Nel rimediare al suo pasticcio, Marty finisce per far superare un paio di problemi caratteriali al padre (Crispin Glover) e alla madre (Lea Thompson), con conseguente aggiustamento della vita di tutta la famiglia. A farne le spese è Biff (Thomas F. Wilson), il bullo che aveva passato la sua intera esistenza ad angariare McFly senior.
Come capita spesso nelle storie che usano viaggi nel tempo, occorre mettere da parte la logica, non badare troppo ai paradossi, e godersi lo svolgimento senza farsi troppe domande. Molto anni ottanta il finale che mostra cosa si intendeva ai quei tempi per famiglia felice - tanti soldi che girano, il fratello che fa un lavoro probabilmente nel campo della finanza più o meno creativa, un pickup molto tamarro.
La sceneggiatura (*) e la regia di Robert Zemeckis brilla per una lunga serie di trovate comiche che sfruttano a dovere le capacità dei due protagonisti, e per l'affettuosa ricostruzione degli anni cinquanta.
(*) A quattro mani con Bob Gale.
Nel rimediare al suo pasticcio, Marty finisce per far superare un paio di problemi caratteriali al padre (Crispin Glover) e alla madre (Lea Thompson), con conseguente aggiustamento della vita di tutta la famiglia. A farne le spese è Biff (Thomas F. Wilson), il bullo che aveva passato la sua intera esistenza ad angariare McFly senior.
Come capita spesso nelle storie che usano viaggi nel tempo, occorre mettere da parte la logica, non badare troppo ai paradossi, e godersi lo svolgimento senza farsi troppe domande. Molto anni ottanta il finale che mostra cosa si intendeva ai quei tempi per famiglia felice - tanti soldi che girano, il fratello che fa un lavoro probabilmente nel campo della finanza più o meno creativa, un pickup molto tamarro.
La sceneggiatura (*) e la regia di Robert Zemeckis brilla per una lunga serie di trovate comiche che sfruttano a dovere le capacità dei due protagonisti, e per l'affettuosa ricostruzione degli anni cinquanta.
(*) A quattro mani con Bob Gale.
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