Elementary 1.24: Moriarty

La distribuzione italiana si deve essere trovata in imbarazzo nel gestire il titolo originale, Heroine, che da noi si traduce con Eroina, assumendo il duplice senso di donna eroica e di sostanza stupefacente (*), e hanno preferito inventarselo di sana pianta, puntando sul fatto che qui, finalmente, si scopre chi è Moriarty (Natalie Dormer) e cosa vuole da Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller). Questo è dunque il cuore dell'intera stagione. Che dal mio punto di vista sarebbe anche accettabile se non fosse che ci sono volute due dozzine di puntate per arrivarci.

Si parte ricucendosi alla puntata precedente, che è così strettamente legata a questa da creare un doppio episodio (**) di cui la prima parte m'è sembrata eccessivamente spiegosa, quindi troppo lenta, esclusivamente funzionale a questa seconda parte in cui si sviluppa il caso che, come spesso accade in questa serie, richiede una notevole dose di complicità da parte dello spettatore, chiamato ad accettare svariati dettagli tendenti all'inverosimile.

Scopriamo così che il diabolico piano della Moriarty (***) è robetta da finanza creativa che poteva essere pensata da un qualunque finanziere d'assalto (°). Ella vuole infatti sabotare l'entrata della Macedonia (°°) nell'Unione Europea. Nella finzione di questo universo parallelo, infatti, nel 2013 si è trovato un accordo nominalistico che deve essere ratificato con referendum. Tutti sembrano felici e contenti, e si suppone dunque una sua facile vittoria. Moriarty scommette pesantemente contro (°°°), e punta su di un sanguinoso colpo di scena per far pendere la bilancia dalla sua parte.

Sherlock Holmes intuisce buona parte del piano ma non riesce ad agire in quanto bloccato tutte le cose di cui è meglio non dire qui (§), fortuna vuole che proprio in questa circostanza la dottoressa Joan Watson (Lucy Liu) riesca a dimostrare di che pasta sia fatta e a salvare la giornata.

(*) In inglese sono due parole diverse, la sostanza è heroin, senza la e finale. Credo che Robert Doherty (ideazione e sceneggiatura) volesse giocare sulla forte assonanza, in quanto entrambi i termini hanno il loro peso in questa puntata.
(**) La prima visione CBS prevedeva appunto la visione consecutiva, da noi si è preferito trattarli separatamente.
(***) In questa versione non sembra che abbia un titolo professorale, ma sappiamo davvero poco del personaggio, se non che è un genio del male nel solco tracciato da sir Conan Doyle.
(°) Ma, viste le cifre in ballo, dotato in un consistente portafoglio.
(°°) O meglio, La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, come viene spesso indicata in seguito alle rimostranze greche sull'uso del nome di quella che è anche una loro regione.
(°°°) I dettagli della scommessa sono campati in aria e vivono nel reame dell'insensatezza. Meglio avrebbero fatto a restare nel generico.
(§) Perché è proprio suoi motivi di questo blocco che verte l'interesse dell'episodio.

Elementary 1.23: Peonie

Dicesi spiegone quella pausa nell'azione in cui il narratore obbliga i personaggi a innaturali spiegazioni che hanno senso solo dalla prospettiva del pubblico. A volte il senso dello spiegone sta nel dubbio che lo spettatore abbia bisogno di un aiutino per capire cosa sia successo. Vedasi come esempio di questo caso il mitologico monologo dello psichiatra sul finire dello Psycho di Alfred Hitchcock (1960 *). Il Maestro doveva aver seri e legittimi dubbi su cosa potesse pensare uno spettatore medio del caso in questione, e probabilmente quello che oggi sembra completamente inutile ai tempi doveva essere a molti sembrato necessario.

Altre volte lo spiegone serve per mettere al corrente di cose di cui fino al quel momento si era parlato poco o niente. Invito a cena con delitto (1976) illustra molto bene e con notevole verve comica (**) quanto questo spesso indispettisca il fruitore dell'opera.

Nella serialità più smaccata, lo spiegone è un espediente per ricordare ai distratti cosa sta accadendo e perché.

Questa puntata è un raro esempio di mega-spiegone. Praticamente l'intero episodio è dedicato a spiegare il punto chiave di tutta la stagione, che del resto è stata costellata da spiegoni che hanno imperversato in molti episodi.

La puntata precedente era finita con la rivelazione che Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) aveva sprecato un paio di anni della sua vita, oltre ad aver rischiato la morte per abuso di droghe, per la causa sbagliata. La sua amata Irene Adler (Natalie Dormer) è viva, e non morta come lui credeva.

Un noiosissimo flash-back sulla storia londinese di Sherlock e Irene occupa gran parte del tempo, mentre l'azione corrente, a New York, verte sulla storia corrente tra i due piccioncini, con Sherlock che cerca di capire il piano di Moriarty e come può salvare capra (Irene) e cavoli (sconfiggere il suo arcinemico). Colpo di scena finale, scopriamo la vera identità di Moriarty, il che rende il compito di Holmes ancora più impervio.

Nota di demerito alla distribuzione italiana, che ha dato a questo episodio, in originale The woman (***), come anche l'originale Holmes chiamava la Adler, in un titolo di una bruttezza unica.

(*) Riproposto pari pari nel remake di Gus Van Sant (1998), ovviamente meglio vedersi l'originale.
(**) E voglio vedere, con una sceneggiatura firmata da Neil Simon e un cast stellare come se ne sono visti pochi.
(***) La donna, con lo stress sull'articolo, a sottolineare come per Holmes la Adler sia quasi l'unica donna al mondo degna di questo nome.

Elementary 1.22: Gestione del rischio

Seconda parte del finale di stagione, e io mi sono già stufato. Spero che il doppio episodio terminale riesca in qualche modo a cambiar direzione. Usciti di scena i due comprimari di lusso (*) che, pur non avendo parti significative, hanno reso più interessante il precedente episodio, si ricade nel mesto tran tran dello show.

Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) si trova nella curiosa situazione di dover fare un lavoretto per conto di Moriarty. Indaga dunque su di un omicidio di sei mesi prima che sembra essere opera di piccola delinquenza ma ad occhio più attento rivela una situazione più complessa. Evidentemente, la soluzione di questo caso porterà vantaggi a Moriarty, ma Holmes pensa di riuscire comunque a batterlo. Visto quello che succede, non sembra proprio.

(*) I due psicopatici al soldo di Moriarty, Moran (Vinnie Jones) e Gottlieb (F. Murray Abraham)

Elementary 1.21: Un fatto storico

Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla fine della prima stagione. Abbiamo dunque un finalone diviso in quattro episodi. Un po' eccessivo, invero. Il punto chiave su cui è stata costruita la vicenda è che Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) ha lasciato Londra per Manhattan, New York in seguito ad una sua brutale sconfitta nei confronti di Moriarty, il quale ha ucciso, per motivi ignoti, Irene Adler, unico e insostituibile amore di Sherlock.

Gli interessi delinquenziali di Moriarty, però, fanno sì che le strade dei due si incontrino nuovamente. Sembra quasi che Moriarty sia a caccia di Holmes, cerchi lo scontro, volendo eliminarlo o essere dal consulting detective eliminato. In un episodio a metà serie Sherlock si è scontrato con M., che però non è Moriarty ma un suo scagnozzo, Sebastian Moran (Vinnie Jones), lo ha sconfitto, ma il brandello di verità che ne ha ricavato è stato ben poco consolante.

Dopo quell'episodio, mi sarei aspettato un fiero scontro tra i due avversari. Invece niente. Sembra che entrambi abbiano deciso di prendersi una lunga pausa di riflessione. Si riprende adesso, e solo perché Moran, dalla fondo della sua galera, intuisce che un tale, apparentemente morto per cause naturali, è stato eliminato da Moriarty. Avverte Holmes, e questi verifica (*) che si tratta effettivamente di un omicidio astutamente dissimulato usando tecniche fantascientifiche alla James Bond. Avendo capito il motivo che era dietro a questo assassinio, gli è facile capire chi sia la prossima vittima in lista, e riesce altrettanto facilmente a far cadere in una trappola quest'altro sodale di Moriarty, tal Daniel Gottlieb (F. Murray Abraham **), ennesimo psicopatico. Questo è un serial killer che, al contrario di Moran, ama uccidere la gente facendo pensare che si tratti di cause naturali o incidenti casuali.

Moriarty non sembra particolarmente addolorato dalla sconfitta. Anzi, usa il telefono di Gottlieb, ora in possesso di Holmes, per contattarlo e chiedergli di fare un lavoretto per conto suo. Di cui si parlerà nella prossima puntata.

(*) Grazie alle conoscenze chirurgiche di Watson (Lucy Liu), che ha perciò una certa necessità di essere in questo episodio.
(**) Nientemeno.

Elementary 1.20: Ricatto col morto

Come da tradizione (*), Charles Augustus Milverton (David Mogentale), è una persona così brutta che Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) non ha alcuna voglia di intervenire contro chi riesca ad interrompere le sue deprecabili attività, qualunque sia il modo. Il twist in questa versione (**) è che Milverton, prima di uscire ai giochi, aveva creato una complicata rete che avrebbe dovuto cautelarlo da possibi accidenti, che però funziona malissimo. Anzi, per niente. Però riesce a rendere l'investigazione di Holmes e Watson (Lucy Liu) abbastanza intricata da occupare la mezz'oretta canonica. A proposito, il ruolo di Watson è terribilmente appiattito, avendo ben poco da fare se non imparare il lavoro di consulting detective. Spero che Robert Doherty (***) abbia in mente come risolvere l'impasse che lui stesso ha creato.

Il confronto con altre versioni televisive dello stesso racconto è desolante. Nella serie Granada si è riusciti addirittura ad espandere il breve racconto in un episodio doppio (1992) da cento minuti dove si trova il modo di creare una digressione che allarghi la visuale sul rapporto che quello Sherlock Holmes (Jeremy Brett) ha con le donne. La serie BBC corrente rende Milverton (Lars Mikkelsen), sia pur cambiandogli il nome per esigenze di sceneggiatura (°), personaggio di rifimento della terza stagione (2014), di cui il terzo e ultimo episodio, L'ultimo giuramento riporta i temi del racconto originale, ma aggiungendo tanta di quella roba, e con un finale da brividi, da farlo diventare un must see per tutti gli interessati al genere (°°).

Qui, purtroppo, l'intrico che crea Milverton al massimo mi ha fatto pensare "meh". Ma il peggio è la parte extra-indagine, che è dominata dai capricci di Holmes che non vuole essere premiato per un anno di sobrietà (°°°), il che non fa felice né Watson né Alfredo Llamosa (Ato Essandoh), che poi sarebbe l'ex tossico, ex delinquente che lo segue nel precorso riabilitativo. Dopo lunghi e noiosi tira e molla, Holmes spiega il vero motivo per cui non vuole essere premiato, e tutti ritornano amici come e più di prima.

(*) Arthur Conan Doyle, L'avventura di Charles Augustus Milverton (1904), raccolta in Il ritorno di Sherlock Holmes (1905).
(**) Soggetto di Christopher Silber, che ha sceneggiato assieme a Liz Friedman.
(***) Creatore della serie.
(°) Charles Augustus Magnussen. Volendo sottolineare la sua non inglesicità, lo si è fatto diventare scandinavo.
(°°) Però conviene vedersi tutti gli episodi precedenti, per goderselo appieno.
(°°°) Cose da americani, che si inventano premi per tutto. Io solidarizzavo con Sherlock, il premio nel restare sobri per un anno sta nell'esserci riuscito, non nel prendere una medaglietta.

Elementary 1.19: Angeli nella neve

Cosa che mi piace poco in molte delle sceneggiature di Elementary (*) è che i cattivi siano solitamente psicopatici o comunque gente con grossi problemi mentali. Non sembrerebbe questo il caso, visto che si parla di una rapina, ma con lo svolgersi del caso scopriamo che la banda è composta da svitati. Hanno infatti messo in opera un piano folle che nessun delinquente sano di mente si sognerebbe di utilizzare.

Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) e Joan Watson (Lucy Liu) lavorano in coppia al caso, e si potrebbe far a meno di lei, meno utilizzata del solito, che ha come peculiarità di essere ambientato mentre una tempesta di neve si abbatte su New York. L'idea "geniale" della banda è proprio quella di usare le avverse condizioni atmosferiche come copertura, grazie anche ad una talpa piazzata al posto giusto. La complicazione è che hanno bisogno di informazioni riservate, che accedono grazie alla falsa rapina di cui sopra. Un punto molto debole è appunto questa copertura, che è legato ad una tempistica tutta sua, e che difficilmente si abbina ai capricci meteorologici del momento.

A ravvivare la puntata fiacca c'è, oltre alla neve, l'introduzione di Miss (**) Hudson (Candis Cayne). Costei è una transessuale amica di Holmes dalla vita privata piuttosto tormentata. Nel finire di puntata scopriamo che diventerà una specie di donna delle pulizie, e quindi ci possiamo aspettare che diventi un personaggio ricorrente.

(*) Robert Doherty è il nume tutelare della serie, questo episodio è stato scritto da Jason Tracey, sua seconda partecipazione in questo ruolo, dopo Dettagli. Più attivo come produttore.
(**) Altra piccola variazione rispetto al canone di Conan Doyle.

Elementary 1.18: Deja vu

Nonostante alcune mie perplessità, Elementary non è una brutta serie. Interpreti di buon profilo, budget che per noi basterebbe a farci un film di medio livello, buchi di sceneggiatura e svarioni limitati e accettabili. Cos'è dunque che mi rende difficile schiodare il mio giudizio dalla sufficienza, mi chiedevo alla fine della visione di questo episodio, che non è malaccio, a tratti anche divertente.

Il punto chiave che mi ha infastidito è che si insiste ancora sul cambio di ruolo di Watson (Lucy Liu). Dopo lunghe titubanze, in Dettagli ha finalmente deciso di diventare junior consulting detective sotto l'ala di Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller), in Seconda possibilità vediamo i due gestire la mutata relazione, ma è solo alla fine di questa puntata che Watson, dopo aver litigato con i suoi amici, preoccupati per la sua instabilità occupazionale (*), che la Watson cambia la sua scheda personale online (**) per divulgare al mondo quale sia la sua nuova occupazione. Questa lentezza nell'evolvere i personaggi è normale nelle produzioni televisive, in cui si assume un pubblico che guarda distrattamente un episodio, o magari lo salta completamente, e comunque ha bisogno continui spiegoni per non naufragare nella visione. O almeno lo era fino a qualche anno fa. Adesso, tra repliche e accesso su internet degli episodi precedenti, le serie più moderne assumono uno spettatore più focalizzato, o almeno capace di andarsi a rivedere quello che si era perso.

Sherlock aveva chiesto un favore a suo padre in Caricata a droga, e gli era stato concesso, a patto di dover ricambiare il piacere. Il momento è arrivato, e ora Sherlock deve risolvere un caso per un amico di senior. Dati i rapporti molto tesi tra i due, Sherlock maltratta il cliente e affida il caso a Watson, che fatica, fallisce, ma alla fine riesce ad apportare un contributo sostanziale alla soluzione. Il caso in sé è improbabile. Una donna sparisce, il marito sembra molto sospetto, Watson è convinto della sua colpevolezza ma non riesce a trovare prove. Una intuizione al momento giusto si rivela fondamentale.

(*) Ricordo che la serie è ambientata a Manhattan, New York. Posto in cui non si riesce a vivere decentemente in assenza di entrate continue e sostanziose. A meno che non si sia di famiglia ricca, si intende.
(**) Non ho capito bene di che sito, forse una specie di Facebook farlocco.