Elementary 1.15: Caricata a droga

Per misteriosi motivi il titolo è stato troncato, traducendolo dall'originale sarebbe dovuto essere qualcosa come Una gigantesca pistola caricata con droga. Altra curiosità è la partecipazione, come guest star, di John Hannah. Dalla fatica con cui la sceneggiatura ne giustifica la sua presenza mi vien da pensare che sia stata adattata all'ultimo momento quando invece la sua parte era pensata per un attore americano. D'altra parte la scrittura non è certo il punto di forza di questa serie, e potrebbe essere benissimo che la confusione sia un peccato originale anche di questo episodio.

Succede dunque che nel prologo una tipetta, tale Emily Grant (Allie Gallerani *) viene rapita, scopriamo poco dopo che si tratta della figlia di Rhys Kinlan (Hannah). Costui è un "amico" di Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller), nel senso che era il suo spacciatore di fiducia quando stava a Londra, e che ha le chiavi del suo appartamento newyorkese in quanto gli ha fornito sostanze anche all'inizio del suo soggiorno americano, prima della cura disintossicante.

La convoluta storia di Rhys vuole che un quarto di secolo prima un'americana passasse da Londra, concepisse con lui, e se ne tornasse in America con il frutto della colpa. La donna viene fatta morire qualche anno prima dell'azione, così ce la togliamo dai piedi, resta però il patrigno di Emily, utile per la solita falsa pista da seguire inizialmente. Pare che Rhys fosse legato ad una banda di dominicani che opera sui due lati dell'Oceano a cui ha fregato una cifra spaventosa. Il suo boss di riferimento dovrebbe essere, per logica basato a Londra, ma per qualche motivo è a New York. Rhys, però, a New York ci torna solo quando scopre che la figlia è stata rapita, in quanto si trovava in Thailandia, dove stava scialacquando il malloppo.

Insomma, Ryhs non può chiedere aiuto alla polizia, e allora lo chiede a Sherlock. Che non è che si possa propriamente dire che risolva il caso, diciamo che lo segue mentre questo si risolve da sé.

Mentre i protagonisti si rivoltolano in questo ginepraio, c'è anche il solito risvolto extra-giallo. Holmes sembra più partecipe nel gruppo di ex-tossici, a cui all'inizio scodella una sua vecchia avventura (**) e poi medita di raccontare quello che gli succede questa volta, come storiella edificante sui rischi di una ricaduta. Già, perché, come accenna il titolo, Ryhs agisce da gran tentazione tossica, come del resto si rende conto bene sin dall'inizio Watson (Lucy Liu).

(*) Questo è praticamente il suo debutto.
(**) Ne sentiamo un accenno, ma ogni bravo sherlockiano dovrebbe riconoscere al volo che si tratta de Il caso dell'uomo deforme. Se ne può vedere la buona versione televisiva della Granada che da noi ha il criptico titolo di L'uomo difforme (1984). Da notare che in quel racconto di Conan Doyle, Holmes dice, forse per l'unica volta in tutto il corpus quell'"Elementare!" che è diventato un suo tratto distintivo nell'immaginario collettivo, al punto da essere scelto anche come titolo di questa serie.

Elementary 1.14: Il deduttore

Confondere induzione con deduzione è per Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) una tradizione che dura dai tempi di Conan Doyle e sarebbe dunque ingeneroso prendersela se anche una profiler dell'FBI (Kari Matchett) cade nell'equivoco. E così Holmes se ne ha a male solo per essere stato profilato (*) da costei.

Il caso non sarebbe neanche male, un serial killer (Terry Kinney **) usa uno strano piano per uscire di galera e attuare la sua vendetta verso la profiler che l'aveva incastrato. Holmes è combattuto tra risolvere il caso (***) e parteggiare per il cattivo, visto che entrambi hanno il dente avvelenato con la stessa persona. Purtroppo, a mio gusto, lo sviluppo non sufficientemente intrigante.

Per riempire il tempo assistiamo ad un problema di Watson (Lucy Liu), che perde il suo appartamento per averlo subaffittato ad un regista di documentari che, per sbarcare il lunario, gira proprio lì un porno. Lei usa le capacità di osservazione che ha appreso (°) da Holmes e induce (°°) un dettaglio che le permetterà di uscire meno traumaticamente dalla sua tana.

(*) Un po' come se la prenderebbe Hannibal Lecter, vedasi Il silenzio degli innocenti (1991) e seguenti.
(**) Avrei visto meglio nella parte Steve Buscemi.
(***) Non particolarmente complicato, a ben vedere.
(°) Non si spiega bene come, forse per osmosi.
(°°) E non deduce!

Elementary 1.13: La squadra rossa

In seguito a quello che è successo nella precedente puntata, il capitano Gregson (Aidan Quinn) ha deciso di fare a meno dei servigi del suo consultant detective di fiducia. A Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) ovviamente non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di scusarsi, anzi, approfitta della pausa forzata per lavorare su Moriarty, ottenendo invero poco o niente.

Per distrarsi pensa di chattare con un complottista di sua conoscenza, di cui, a sua insaputa, si fa ferocemente beffe. Costui però questa volta non gli dà spago, in quanto è stato ucciso. L'omicidio è stato goffamente travestito da suicidio, ma non ci voleva un Holmes per capire come erano andate le cose. Solo il povero detective Marcus Bell (Jon Michael Hill) poteva cascarci.

Pur non potendo contare più di tanto sul supporto della polizia, Holmes arriva ben presto a scoprire che tra i millemila complotti insensati di cui si occupava la vittima ce n'era uno che avrebbe potuto avere qualcosa di reale. Potrebbe essere la pista buona.

In parallelo, Watson (Lucy Liu) ha finito il periodo pagato da Holmes senior per badare a junior. Però non riesce a staccarsi da questo cliente e, adducendo pietose scuse, continua a fare il suo lavoro, come pro bono, e senza avvertire il paziente della situazione. Il che potrebbe portare problemi in futuro.

Elementary 1.12: Il mandante

Buona puntata, che presenta più riferimenti del solito all'opera di sir Arthur Conan Doyle, un cattivo con notevole presenza scenica (Vinnie Jones *), e un risvolto oscuro che finalmente toglie l'eccesso di comicità dal personaggio di Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) che in altri episodi mi sembra più ridurlo a macchietta che presentarlo con un taglio da commedia (**).

Un brutale assassino, noto solo come M. (***), arriva da Londra a New York per proseguire lì la sua serie di efferate esecuzioni. Holmes aveva già collaborato con Scotland Yard per risolvere questo caso, ma evidentemente con poco successo. Accecato dal fatto che M. sembra aver ucciso Irene Adler, il nostro sembra non accorgersi nemmeno della stranezza di un serial killer che lo segue oltreoceano. Ci deve pensare il capitano Gregson (Aidan Quinn) a fargli notare il dettaglio.

Tramite uno spericolato uso della versione americana degli irregolari di Baker Street, rappresentata sullo schermo dal solo Teddy (Bobb'e J. Thompson), Holmes riesce ad anticipare le mosse di M. arrivando ad un regolamento dei conti che riserverà qualche sorpresa.

Esternamente al caso, Watson (Lucy Liu) è arrivata alla fine del suo contratto, dovrebbe prepararsi a lasciare l'appartamento e pensare ad un altro cliente. Sembra però morbosamente attratta dal lavoro di consulting detective e la vediamo tentennare. Ufficialmente teme una ricaduta di Holmes in seguito agli accadimenti qui narrati, ufficiosamente pare diventare una piccola investigatrice. Il che non mi piace un granché, così si smussa il dualismo Watson-Holmes, diventano più amiconi che fanno lo stesso lavoro. Ma allora mi guardo Starsky & Hutch.

(*) Presente in molti dei lavori di Guy Ritchie pre-Madonna. Poi le strade dei due si sono brutalmente separate.
(**) Vedasi piuttosto Vita privata di Sherlock Holmes (1970) o Senza indizio (1988).
(***) La singola lettera puntata è anche il titolo originale dell'episodio. Il riferimento sembra essere al professor Moriarty, ma è una falsa traccia, scopriremo più avanti che il vero nome di M. è Sebastian Moran, definito dal vero SH come il secondo delinquente più pericoloso operante a Londra, sodale di Moriarty.

Elementary 1.11: Panni sporchi

Il titolo (*) allude al detto secondo cui si lavano in famiglia, ma si riferisce anche al fatto che il cadavere che dà il via all'indagine seguita da Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) viene ritrovato in una lavatrice. Incredibile a dirsi, la sceneggiatura (Liz Friedman) sembra risalire a cinquanta anni fa, piena guerra fredda, paranoia americana (**) relativa ad agenti segreti russi che si fingono americani per rubare segreti. Una serie di spiegoni che occupano metà del tempo di trasmissione rendono il tutto ancora meno digeribile.

La trama parallela riguarda prevalentemente l'addio di Watson (Lucy Liu) che sembra essere imminente. Il dottore ritiene di aver fatto il suo lavoro, e si vuole dedicare ad un'altra anima persa. O forse vuole solo che Holmes le chieda con modi meno bruschi e supponenti, come da carattere, di restare.

(*) Niente da dire sulla traduzione, Dirty laundry è l'originale.
(**) Non del tutto ingiustificata, vedasi Il ponte delle spie.

Elementary 1.10: La cassaforte inespugnabile

Dopo il breve accenno in Mentre dormivi non abbiamo più avuto il piacere di sentire Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) suonare il violino. Qui però lo vediamo al pianoforte mentre esegue il primo pezzo da le Scene infantili opera 15 di Robert Schumann (*) mentre aspetta l'arrivo del capitano Gregson (Aidan Quinn) e del detective Bell (Jon Michael Hill) su un luogo del delitto. La sua passione per la musica tedesca ci viene confermata poco più avanti quando Watson (Lucy Liu) gli spegne lo stereo che, a notte fonda, sparava senza riguardo per nessuno l'Ode alla gioia dalla nona sinfonia di Beethoven.

Altro dettaglio interessante, anche se calato in un paesaggio di improbabilità oltre al limite dello stupefacente, è il riferimento ad un buffo linguaggio di programmazione, il Malbolge (**) di Ben Olmstead. La citazione è fatta correttamente ma è praticamente impossibile che Holmes (e un "cattivo" prima di lui) abbia capito da una riga di caratteri apparentemente casuali fossero invece un programma Malbolge. Altrettanto improbabile riuscire a capire cosa facesse quel programma nel poco tempo mostrato (***). Del tutto impensabile, poi, che codice Malbolge così breve faccia quello che deve fare perché la trama regga.

Tolti questi dettagli, la puntata è piuttosto noiosa. C'è un furto, viene violata una cassaforte che dovrebbe essere inviolabile, e che per questo è chiamata Leviatano (°). Il produttore del sistema chiede a Holmes di scoprire quale sia stata la falla nel sistema. Il nostro prende una strada molto lunga, lungo la quale risolve un notevole caso accessorio, e alla fine scopre l'arcano.

La trama parallela è quasi tutta dedicata a Watson e alla sua famiglia, con Holmes che cerca, con un certo successo, pare, a far crescere la popolarità della sua companion nei confronti di sua madre e del fratello.

(*) Il celebre Da paesi e uomini stranieri - Von fremden Ländern und Menschen.
(**) Il nome è un riferimento alle Malebolge dantesche. Che poi sarebbero l'ottavo girone dell'inferno.
(***) Il nome infernale del linguaggio è dovuto alla sua diabolica incomprensibilità.
(°) Da cui il titolo originale, The leviathan.

Elementary 1.9: Fare da sé

La seconda parte di questo episodio m'è stato di una noia mortale. Roba che se poi avessero chiamato Sherlock Holmes (Jonny Lee Miller) ad indagare sulle cause del mio decesso, questi avrebbe caldeggiato l'arresto dello sceneggiatore (Peter Blake *) per eccesso di spiegoni.

Un tale viene ucciso in un modo molto strano, due pistolettate in testa, ma non a caso, bensì dritte negli occhi. Holmes, che è influenzato, trascura il dettaglio che riprenderà solo nel finale. Segue solita disamina del caso, in cui ce la si prende con possibili colpevoli che poi risultano innocenti, per poi trovare la vera mente machiavellica che è dietro all'omicidio. La soluzione è così semplice che ci sono arrivato pure io, senza nemmeno volerlo.

Particolare raccapricciante di questa puntata, la dottoressa Watson (Lucy Liu) cura il malanno holmsiano con un misterioso infuso cinese. Alle rimostranze del consulting detective, che afferma di preferire rimedi testati scientificamente, lei afferma che quello lo è, ma glissa alla richiesta di carte che comprovino la sua affermazione. Ora, questo sarebbe del tutto ammissibile in una persona qualunque, e dopotutto è ben noto che buona parte dei rimedi che si prendono in questi casi hanno il solo scopo di tenere noi pazienti tranquilli in attesa che il nostro corpo faccia il suo lavoro e scacci l'invasore. Non è per niente bello che un medico, che si vanta pure di essere molto bravo, menta sulle sperimentazioni effettuate sulla pozione che consiglia.

Trama parallela dedicata ad un ex della Watson che mi pare del tutto irrilevante, se non nel mostrare come Holmes, in un suo modo tutto particolare, tenga molto alla sua badante di lusso.

Il titolo è più divertente in originale, You do it to yourself, giocando per variazione su DIY (do it yourself = fai da te), che diventa qualcosa come Fattelo da solo.

(*) Già responsabile di un altro episodio della serie. Caso strano sembra che molte sceneggiature sia affidate a gente che si occupa della produzione, come se scrivere la storia non fosse poi molto importante.