Il gladiatore

Rivisto nell'edizione extended del 2005, che si è rivelata inutile se non dannosa, dato che non aggiunge praticamente niente all'originale cinematografico (per quanto mi ricordi dopo un decennio) se non un buon quarto d'ora di durata ad un film che era già lungo.

A mio parere questo film è un mistero. Non capisco bene perché la produzione abbia deciso di riesumare un filone che ormai sembrava esaurito, perché un regista come Ridley Scott si sia prestato ad una simile operazione (OK, qualche idea qui ce l'ho, Scott è interessato sia dall'aspetto artistico sia da quello commerciale del cinema, e, comunque andasse, qualcosa per lui qui c'era), ma soprattutto perché mai così tanti spettatore sono rimasti entusiasti di questa pellicola.

La storia non è priva di interesse ma, a mio gusto, viene attutito dall'ambientazione nell'impero romano: un buon uomo (Russell Crowe), che spenderebbe volentieri la sua vita nella sua campagna con la sua famiglia, viene trascinato dagli eventi, diventa il generale prediletto dall'imperatore e da questo candidato alla successione. Il figlio dell'imperatore naturalmente se ne ha a male, ammazza padre e famiglia del generale. Il generale si salva per un pelo, finisce all'inferno (metaforicamente parlando) da cui risorge come gladiatore, trascinato dal desiderio di vendetta.

Risulta evidente che l'ambientazione storica non sia il punto di maggior interesse della produzione (grazie anche a una colonna sonora molto eterogenea - a tratti mi è sembrata più adatta ad un film tipo Pirati dei Caraibi che a un drammone storico come questo), ma a dire il vero non ho capito quale sia l'interesse. Per qualche momento ho pensato ad un qualche parallelo con la realtà americana - ma a parte qualche strizzatina d'occhio non ci ho visto niente di sostanziale nemmeno in questa direzione.

Sulle orme della pantera rosa

Solo per fan dell'ispettore Clouseau interpretato da Peter Sellers (ovvero l'unico Clouseau che valga la pena di vedere) in crisi di astinenza. In pratica si tratta di una collezione di spezzoni, alcuni dei quali qui visibili per la prima volta, e che danno un piccolo interesse storico alla pellicola.

Blake Edwards è un grande regista, l'ha dimostrato in svariate occasioni, ma spesso, beh, non aveva proprio voglia di lavorare.

Hollywood party

Tom e Frank Waldman: mentre altri erano affaccendati con una loro sceneggiatura nel realizzare quel disastro (ig)noto in Italia come L'infallibile ispettore Clouseau, Blake Edwards e Peter Sellers trasformavano un altro loro esile lavoro in un film indimenticabile.

La storia è riassumibile in poche righe: un attore indiano pasticcione (Hrundi V. Bakshi - Peter Sellers) catastrofizza un film, instillando istinti omicidi nel regista e attirandosi l'odio del viscido produttore esecutivo (Gavin MacLeod, che per punizione diventerà noto come capitano di Love Boat) che telefona al capo dello studio perché venga bandito da ogni futura produzione. Caso vuole che invece finisca sulla lista di invitati ad una cena di alto livello.

Ci si può immaginare il risultato ma conviene vederlo per crederci.

La pantera rosa è evidentemente dietro l'angolo, e viene anche riproposta nella colonna eccellente sonora di Henry Mancini con una canzone presente nel primo episodio, ma l'impostazione del film è completamente diversa. C'è più materia su cui pensare, per chi voglia farlo.

La buffa macchinetta che usa Hrundi, una Morgan a tre ruote, non può non far pensare a M. Houlot e lo svolgimento distruttivo della serata ricorda molto la cena di Play Time. Dunque Jacques Tati è tra i numi tutelari del film.

La cena interrotta, e il fatto che praticamente nessuno mangi (l'attenzione al cibo è così bassa che una scarpa di Hrundi può viaggiare inosservata su un vassoio di antipasti fino a raggiungere il suo proprietario) mi ha invece fatto pensare a Il fascino discreto della borghesia di Luis Buñuel - che quattro anni dopo porta alle estreme conseguenze la velata (ma non troppo) critica di Edwards.

L'infallibile ispettore Closeau

Quell'anno Blake Edwards e Peter Sellers erano occupati a fare altro, ma Tom e Frank Waldman hanno comunque confezionato una sceneggiatura basata sul personaggio di Clouseau che è stata affidata ad altre mani. Il risultato è a dir poco terribile.

Nei panni di Clouseau c'è un quasi esordiente Alan Arkin, che avrà modo di riscattarsi in seguito (Comma 22, Soluzione sette per cento ...), ma qui piazza una interpretazione assolutamente dimenticabile. Delia Boccardo è all'inizio di carriera e mi pare che sia incolpevole nella catastrofe, come pure Frank Finlay (che come punizione verrà ricordato per il ruolo di protagonista ne La chiave di Brass).

La vendetta della pantera rosa

Più o meno stesso team della sfida a Clouseau - alla sceneggiatura si aggiunge Ron Clark - ma il risultato mi pare inferiore.

Colonna sonora sempre di Henry Mancini, qui in versione molto anni settanta, regia-sceneggiatura-produzione di Blake Edwards, solito cast affiatato con Peter Sellers, Herbert Lom, Burt Kwouk (Cato), a cui si aggiungono la bella di turno (Dyan Cannon) e svariati altri personaggi al contorno, tra cui Robert Loggia (Feech La Manna nei Soprano, Eduardo Prizzi ne L'onore dei Prizzi).

La storia è più solida ma, nonostante la citazione esplicita delle comiche del tempo del muto (un duetto Cato-Clouseau sembra preso di peso da un rullo di Stanlio e Ollio), ci sono meno occasioni per ridere, anche se non mancano apparizioni indimenticabili, come "la turbinosa" (in originale silver hornet - vespa d'argento) - la macchina di Clouseau, una due cavalli truccatissima che ha il difetto di cadere a pezzi (letteralmente) ogni volta che la si vuole usare.

Sorprendente il ritorno dell'ispettore capo Dreyfus, quasi che questo episodio sia in parallelo col precedente e non successivo, ma le meccaniche interne alla storia sono meglio congegnate che in precedenza. Questa volta a volere la morte dell'ispettore capo Clouseau è niente di meno che la French Connection, ovvero la diramazione francese della Cosa Nostra americana, che vuole in questo modo dare un segnale rassicurante alla casa madre, dopo una serie di problemi dati, per l'appunto, dall'inesplicabile Clouseau. Sembra che riescano, di conseguenza Dreyfus guarisce miracolosamente dalla sua follia e viene reintegrato. Ma sarà Clouseau stesso, con l'aiuto della ex-segretaria/amante del capo mafioso, a risolvere il caso.

La pantera rosa sfida l'ispettore Clouseau

La traduzione letterale del titolo originale sarebbe La pantera rosa colpisce ancora, che è però il titolo italiano del precedente episodio.

Qui, finalmente, Blake Edwards decide di puntare tutto sul lato comico, riprendendo lo spirito di Uno sparo nel buio anche se la sceneggiatura (Blake-Waldman) non è alla stessa altezza, e affidandosi completamente alla contrapposizione tra l'ispettore capo Clouseau (Peter Sellers) e il suo ex capo Dreyfus (Herbert Lom), ora decisamente pazzo.

Dicevo che la sceneggiatura non è particolarmente solida, alcune scene sono praticamente slegate dalla storia principale che, di per sé, non è il massimo della plausibilità. Dreyfus, dopo tre anni, starebbe per uscire dal manicomio. Ma Clouseau, animato da buone intenzioni, lo va a trovare facendo esplodere nuovamente la sua follia. Sfumata la possibilità di riprendere il suo posto come ispettore capo, Dreyfus scappa e si dedica a quella che elegge missione della sua vita: eliminare Clouseau. Prova con una bomba (di quelle che esplodono, come spiega Clouseau al suo assistente), fallendo. Decide dunque di creare una organizzazione criminale, reclutando i più pericolosi delinquenti, rapisce un geniale inventore inglese e lo costringe a costruire un'arma finale, capace di far sparir nel nulla il palazzo dell'ONU a New York. Dunque minaccia il mondo intero: o eliminano Clouseau, o distruggerà il mondo. Orde di assassini vengono mandate all'Oktoberfest, dove l'ispettore capo si reca per seguire una labile traccia, ma muoiono tutti, tranne Omar Sharif (agente egiziano che elimina un finto Clouseau e se ne va felice) e la bella agente russa (Lesley-Anne Down) che si innamora di Closeau (per sbaglio, fra l'altro). Il vero Clouseau capisce che Dreyfus si nasconde in un castello della Baviera e va a regolare i conti con il suo arcinemico.

Fondamentalmente una presa in giro dei film di Bond. Dato questo canovaccio vengono aggiunte una miriade di digressioni comiche - il combattimento Cato-Clouseau che si conclude con la distruzione mediante bomba della casa; il pedinamento del maggiordomo dello scienziato rapito che di sera canta en travesti in un locale ambiguo (Victor Victoria arriverà nell'82); il consiglio di Stato nello studio ovale della Casa Bianca, riunito per seguire la partita di football del Michigan ... - che non sono strettamente necessarie alla trama, ma rendono il film indimenticabile.

La pantera rosa colpisce ancora

Episodio piuttosto confuso della saga, a partire dal titolo. Infatti da noi è noto sia come "colpisce ancora" che come "Il ritorno della pantera rosa". Il secondo titolo è la traduzione letterale dell'originale, mentre il primo è dovuto alla fantasia della distribuzione italiana, che però è andata a cozzare con il fatto che l'anno dopo è uscito The pink panther strikes again.

E anche la storia narrata non scherza in quanto a ingarbugliamento. Sono passati dodici anni dal primo episodio, ma nel film si dice che ne sono passati tre da quando il diamantone è stato rubato una prima volta da Sir Charles Lytton (lì interpretato da David Niven, qui da Christopher Plummer), non si cita la seconda puntata, e dunque non sappiamo che fine abbia fatto Maria Gambrelli, però ritroviamo Dreyfus (Herbert Lom) il capo di Jacques Clouseau, anche se qui viene degradato a ispettore capo, mentre nell'episodio precedente era commissario, e pure Kato, il distruttivo domestico dell'ispettore.

Inoltre il fantasma, ladro gentiluomo, qui risulta sposato a una Lady Litton (con la "i" normale) che, a rigor di logica, dovrebbe essere la ex-moglie di Clouseau (lì Capucine, qui Catherine Schell) ma i due fanno come se non si conoscessero.

Siamo dunque di fronte a uno strano miscuglio dei due episodi precedenti. Anche Dreyfus pare parzialmente rinsavito, abbastanza almeno per poter impazzire nuovamente in seguito all'incredibile imperizia del suo sottoposto.

Tutto sommato inferiore a Uno sparo nel buio, anche se alcune scene (il combattimento al rallentatore tra Clouseau e Kato, ad esempio) sono memorabili. Riprende la struttura di La pantera rosa, contrapponendo uno svolgimento classico da commedia sofisticata (qui nella variante esotica, con viaggio nell'immaginario sultanato dove il diamante viene custodito in un museo, pronto per essere rubato con destrezza, dando spazio a citazioni anche per film come Casablanca) alla comica più dissennata.