Operazione U.N.C.L.E.

Anni sessanta, un agente della CIA, Napoleon Solo (Henry Cavill), entra nel quartiere sovietico di Berlino per convincere Gaby Teller (Alicia Vikander), figlia di uno scienziato tedesco, prima passato agli americani, e correntemente impiegato da una organizzazione indipendente, a passare il muro e ad operare con loro per ritrovare il padre. Dall'altra parte Illya Kuryakin (Armie Hammer), agente del KGB, ha il compito di impedire l'azione.

Solo (*) vince il primo round. Ma il suo capo e quello di Illya decidono che è meglio se i due lavorano assieme a questo caso, e li mandano tutti e tre a Roma, dove i Vinciguerra, in particolare la signora Victoria (Elizabeth Debicki), gestisce un traffico d'armi che sembra finalizzato alla rinascita del terzo reich. Solo e Illya scoprono di essere abbastanza complementari nei pregi e difetti da spia; Illya e Gaby scoprono di avere una forte simpatia, che potrebbe pure essere amore; tutti quanti nascondono qualcosa e alla fine Waverly (Hugh Grant) dell'MI-6 spiegherà a tutti come stanno le cose, diventerà capo di una struttura spionistica sovrannazionale russo-americana, chiamata per l'appunto U.N.C.L.E., che coordina lo sporco lavoro del terzetto.

L'impostazione fumettistica e retrò è usata alla meglio da Guy Ritchie, che mantiene un tono scanzonato per tutta la durata della pellicola, probabilmente l'unica possibile maniera di sviluppare una vicenda così improbabile senza causare una rivolta da parte degli spettatori. Nonostante ciò, sono stato molto vicino ad annoiarmi in più parti, anche perché non sono riuscito a capire quale fosse il senso della storia, se non quello di far passare un paio di ore senza lasciare un gran ricordo di sé.

(*) Napoleon ci tiene a precisare che solo sua mamma lo chiama per nome di battesimo.

La signora scompare

Alfred Hitchcock era già sul punto di migrare in America, la consociata inglese della Gaumont, a cui il Maestro era legato da un contratto e da amicizie, era vicina al termine della sua esistenza. Prima della partenza di The Hitch oltreoceano ci sarà solo un altro titolo, La taverna della Giamaica, realizzato più per motivi di opportunità che altro, e di cui non resterà un buon ricordo, se non nei bilanci della Mayflower, piccola casa di produzione dalla vita breve fondata da Erich Pommer e Charles Laughton.

Questo film, invece, nonostante il budget estremamente limitato, mise d'accordo un po' tutti sul suo valore, e preparò il campo allo sbarco del nostro ad Hollywood. Se il canovaccio è tipicamente hitchockiano, con una innocente trascinata suo malgrado in un intrigo internazionale in cui rischia di finire male senza capire nemmeno il perché, l'uso del registro comico è molto più marcato del solito, al punto che lanciò una coppia comica, Basil Radford e Naunton Wayne, che camparono a lungo riproponendo i due personaggi (*) qui interpretati. Altro elemento di interesse cinefilo sta nel protagonista, Michael Redgrave, al suo debutto cinematografico.

Sono rimasto inizialmente perplesso da come gli stranieri sono trattati nel film, poi mi sono accorto che ci si fa beffe di tutti i personaggi, a prescindere dalla nazionalità, ognuno dei quali si comporta, chi più chi meno, malamente, spesso mentendo a sé o a gli altri per ottenere risultati anche piccoli e squallidi. In fondo, a uscire bene da questa storia saranno solo i due protagonisti, e solo quando riusciranno a disfarsi delle loro falsità.

A proposito di falsità, la location è completamente fittizia, un improbabile stato del centro Europa, dove si parla una lingua che credo sia inventata di sana pianta dagli sceneggiatori, da cui di tanto in tanto fa capolino qualche parola di tedesco. Gli esterni sono quasi tutti finti, a partire dalla bella sequenza iniziale, in cui la macchina da presa vola su una piccola stazioncina di montagna, dove una valanga ha sommerso i binari - e il tutto è un evidente modellino che farebbe la gioia di un ferromodellista.

Iris (Margaret Lockwood) è una giovin rampolla di famiglia altolocata, annoiata dalla sua inutile vita e che sposerà tra breve un tale per il quale non ha alcun sentimento, che però è ricco e di famiglia nobile. Il caso le fa incontrare Gilbert (Redgrave), un etnografo musicale che sarebbe riuscito ad annoiare persino Béla Bartók, e i due, distanti come la notte e il giorno, litigano subito, lasciando prevedere come andrà a finire.

Il caso fa anche incontrare a Iris una anzianotta signora inglese molto rispettabile, Miss Froy (May Whitty), che, come da titolo, scomparirà durante il viaggio in treno. Il mistero sta nel fatto che tutti negano che Miss Froy sia mai stata sul treno. Sul treno c'è anche un medico, il dottor Hartz (Paul Lukas), che trova una semplice soluzione al problema, Iris ha preso una botta in testa prima di partire, e dunque le sue idee sono annebbiate, e Miss Froy se l'è inventata il suo confuso subconscio.

Quando ormai anche Iris si è convinta di avere le traveggole, Gilbert scopre un tenue indizio che gli fa cambiare idea, e i due partono con maggior decisione alla ricerca di Miss Froy.

Una serie di menzogne vengono smontate, c'era che voleva nascondere una relazione clandestina, chi temeva di perdere una partita di cricket, chi doveva lavorare, eccetera. La menzogna più grossa era forse quella di Iris, che pensava di poter vivere senza amore. E invece, semplicemente, non l'aveva ancora incontrato.

(*) Charters e Caldicott, due inglese che hanno una smodata passione per il cricket.

Doctor Who 9 Speciale di Natale: The husbands of River Song

Il Dottore (Peter Capaldi), scorbutico come sempre, sta passando in solitudine un Natale nel futuro su di un lontano pianeta quando viene agganciato da un tale che non sembra brillare per intelligenza, Nardole (Matt Lucas), che gli chiede se è lui il chirurgo che cerca. Tra dottore e chirurgo il passo è breve, e il Dottore ha voglia di allontanarsi un attimo dalla TARDIS, che è in vena di scherzetti natalizi così, accertatosi che Nardole non lo intende portare in un posto infestato da canti di fine anno, lo segue senza avere idea di cosa l'attende.

River Song (Alex Kingston), d'altro canto, sa che sta arrivando alla fine della sua linea temporale (*) e questo la immalinconisce. O meglio, la ragione non sta tanto nel tempo che fugge, quanto nel fatto che non lo passa con il Dottore. Non che sia persona da restare con le mani in mano, e infatti Nardole è un suo scagnozzo che dovrebbe procurargli un chirurgo per staccare la testa a suo marito. E con questo termine non intende il Dottore, e nemmeno il suo aiutante, Ramone (Phillip Rhys), ma il battagliero re Hydroflax, che è stato mortalmente ferito da un diamantone dal valore esageratamente esagerato. Quest'ultimo matrimonio non è stato altro che un mezzo usato dall'archeologa con meno scrupoli nella storia dell'umanità per svolgere il lavoro di recupero diamante che le è stato commissionato.

I due quindi si incontrano, ma River non riconosce il Dottore. Forse ha troppe cose che le girano per la testa, e certamente non si aspetta che il Dottore abbia quella faccia. Ricordiamo che l'Undicesimo Dottore sarebbe dovuto essere l'ultimo, e il Dodicesimo Dottore ha già scherzato un paio di volte sul fatto che la sua rigenerazione è stato un errore. Sia come sia, per gran parte dell'episodio lui cerca di far capire a lei chi sia veramente, e lei non gli dà minimamente retta.

Rocambolescamente arriviamo nel finale alla scena che prepara all'episodio doppio della quarta stagione, quello ambientato sul pianeta-biblioteca, dove il Decimo Dottore incontra per la prima volta River Song, ma che per lei è l'ultimo loro incontro - problemi delle relazioni interpersonali quandosi viaggia nel tempo.

L'aggancio tra i due episodi è mirabile, vengono spiegate alcune cose che River aveva detto e sembravano molto oscure, e anche come mai ella sia in possesso di un cacciavite sonico, glielo regala il Dottore, orripilato dallo strumento usato da sua moglie, una veramente improbabile cazzuola sonica.

(*) Non sa con certezza i dettagli ma, conoscendo il Dottore, ha dedotto che non ha più avventure da scrivere nel suo diario.

Blackadder's Christmas carol

Stralunata versione del cantico di Natale di Charles Dickens generata dal notevole trio creativo composto da Richard Boden (regia), Richard Curtis e Ben Elton (sceneggiatura). Trattasi di uno speciale natalizio che prende i personaggi della serie dedicata al fittizio Edmund, duca di Edimburgo, figlio di un finto Riccardo IV che sarebbe vissuto nel tardo millequattro, quasi millecinque. Edmund si era dato il soprannome di The black adder, da cui è nata (*) una dinastia di personaggi spregevoli che hanno preso Blackadder come cognome. Tutti i Blackadder sono interpretati da Rowan Atkinson, ognuno dei quali ha come fido (?) aiutante un tal Baldrick, sempre interpretato da Tony Robinson, che diventa sempre più laido e imbecille col passare delle generazioni.

Ebbene, in tutta la lunga teoria di Blackadder, ai tempi della regina Vittoria c'era un'eccezione. Ebenezer Blackadder, proprietario di un rinomato negozio di baffi, è munifico e ben disposto con tutti, i quali se ne approfittano, così che a fine anno a lui e al suo fido assistente Baldrick non resta mai niente. Se questo Blackadder è una pecora bianca in una famiglia di pecore nere, il Baldrick in esame mantiene i tratti familiari, per cui riesce a produrre un biglietto di auguri natalizi in cui la parola "Christmas" è scritta con tutte le lettere sbagliate.

A raddrizzare la situazione ci pensa lo Spirito di Natale (Robbie Coltrane) che gli mostra quanto carogne erano un paio di suoi avi. A dire il vero l'intenzione dello Spirito era quella di mostrare quanto meglio fosse la miserevole ma benigna esistenza di Ebenezer rispetto a quella fastosa ma maligna dei suoi antenati, l'effetto ottenuto è però quello opposto. Si aggiunga poi che, malvolentieri, lo Spirito mostra a Ebenezer cosa succederà ad un suo lontano discendente in funzione della sua scelta di restare dalla parte del bene o di passare a quella del male. Nel secondo caso, un futuro Blackadder annichilerà i discendenti dei nemici storici della famiglia (Stephen Fry e Hugh Laurie) e sposerà la bella imperatrice galattica Asphyxia XIX (Miranda Richardson). Altrimenti succederà un inversione di ruoli, e sarà un futuro Baldrick, sempre più inetto, ad avere quel Blackadder come assistente.

Questa rivelazione spingerà Ebenezer Blackadder a dare una svolta decisa alla sua vita, abbracciando la cattiveria che sembra proprio essere un tratto caratteristico della famiglia. Si toglierà così alcune soddisfazioni, ma avrà anche una crudele sorpresa.

(*) Come i Blackadder si riproducano è un mistero, visto che ogni elemento della famiglia sembra essere disperatamente single, e con ben poco interesse al processo.

La zona morta

Secondo film di fila che vedo in cui il protagonista si schianta in auto, e in seguito a ciò gliene capitano di tutti i colori. La prendo come un invito alla prudenza nel guidare.

La pellicola appartiene al genere horror/thriller soprannaturale senza alcun minimo accenno alla commedia. La presenza di Herbert Lom nei panni del medico che segue il caso mi ha però causato risatine del tutto ingiustificate, se non dal fatto che quando vedo Lom non riesco a non pensare al suo ispettore capo Charles Dreyfus, e mi immaginavo che prima o poi il medico facesse qualcosa di folle come l'ispettore, magari strizzando l'occhio nervosamente (*).

Trattasi di un film del secondo periodo di David Cronenberg, superata la fase negli anni settanta, dove operava con budget risicatissimi. Negli anni ottanta i produttori gli concedono abbastanza soldi da permettere di inserire nei cast nomi noti, resta la propensione al film di genere, ma cresce sempre più la sua autorialità. Qui la sceneggiatura (Jeffrey Boam) è basata su un romanzo di Stephen King. Il risultato, pur non essendo paragonabile all'inarrivabile Shining di Kubrick (1980), non è male. Ha le sue debolezze, ma è superiore a molte altre versioni cinematografiche di lavori "di paura" di King.

Johnny Smith (Christopher Walken) è un insulso professore di inglese che, pur essendo fidanzato con Sarah (Brooke Adams), non va con lei oltre a casti bacetti. Una sera la porta a casa, lei insiste perché lui passi la notte con lei, prendendo la scusa di un fastidioso temporale, ma lui preferisce non mettere alla prova la loro castità. Parte nonostante il tempaccio e si schianta contro uno di quegli immensi camion che popolano le strade americane.

Si risveglia dopo cinque anni di coma e scopre che lei, dopo aver atteso per qualche anno, ha dato retta al suo orologio biologico e s'è sposata e ha procreato con altro. In più, Johnny scopre che ora riesce a vedere alcune sciagure passate, presenti e future di chi gli dà la mano. Il che non è quel gran dono del cielo che altri pensano, anche perché gli costa un enorme dispendio di energie fisiche e mentali.

Johnny cerca di usare i suoi poteri il meno possibile, ma il caso finisce per metterlo sulla strada di un bieco politicante (Martin Sheen) che mira ad un posto da senatore, come trampolino per la corsa alla presidenza, e sente che costui ha nel suo futuro la possibilità di causare una guerra mondiale.

La storia ha i suoi passaggi difficili da digerire, e la sua impostazione molto americana sul come risolvere i problemi (**), ma la scrittura è tale da far passare in secondo piano questi dettagli. La regia ha già momenti molto buoni (***) ha però ancora bisogno di affinarsi, in alcune scene mi è sembrato che gli attori recitassero senza avere particolari indicazioni da seguire. E va bene che si tratta di gente come Lom, Walken e Sheen (°) che riescono a cavarsela in ogni caso.

(*) Vedasi La pantera rosa sfida l'ispettore Clouseau
(**) A schioppettate.
(***) La scena della visione di Johnny nel gazebo, ad esempio.
(°) A mio gusto lui è quello che esce meglio dal film, forse anche grazie al ruolo che gli permette di divertirsi caricando certi passaggi.

Trauma

Esperimento interessante, che però non mi sembra riuscitissimo, e che rischia lasciar perplesso lo spettatore che si lasci sfuggire qualche importante dettaglio. Già, perché seguire una storia raccontata seguendo la prospettiva del protagonista può creare notevoli problemi se questi non è affidabile. In un certo senso siamo dalle parti di Memento, con la differenza che qui il problema di Ben (Colin Firth) è tale che gli succede di non sapere se quello che vede sia reale o meno, ha false memorie, si dimentica cose, a volte mente a se stesso (e a noi). Insomma, un macello. Tocca a noi stare molto attenti a quello che vediamo, a confrontare quello che Ben dice a seconda del suo interlocutore, e a cercare di estrarre un possibile senso compiuto da tutto ciò.

Di certo succede che Ben ha un incidente in macchina, e si risveglia dopo un lungo coma con la certezza che sua moglie sia morta, e con una certa inquietudine che gli fa pensare che potrebbe essere colpa sua. Sulle prime le sue memorie sembrano portarlo alla conclusione che lei era in auto con lei, e che sia morta a causa della sua guida. Poi i ricordi si confondono, si mescolano con spezzoni di discussioni che ha con altri, un suo amico, un poliziotto, la sorella della moglie, e ci rendiamo conto che Ben ha in testa una confusione raccapricciante.

A complicare maggiormente le cose c'è Charlotte (Mena Suvari), padrona di casa e vicina nel suo nuovo appartamento, che inizialmente sembra estremamente reale, ma che in seguito inizia pericolosamente a sembrare una creazione della fantasia di Ben. Infatti si chiama come sua zia (*) a cui era molto affezionato, e in una scena piuttosto impressionante vediamo come la sua immagine si sovrapponga a quella di sua moglie.

Il finale mi ha ricordato, in un suo modo tutto particolare, lo Psycho di Hitchcock, con Ben che si è ritratto nel suo mondo, mantenendo una interazione distratta con il nostro.

(*) E da una foto scopriamo anche che le assomiglia.

La moglie del vescovo

Commedia natalizia con evidenti debiti nei confronti de La vita è meravigliosa di Frank Capra. Dettaglio curioso, Cary Grant, che qui interpreta l'angelo Dudley, aveva letto il racconto di Philip Van Doren Stern, ne aveva intuito le potenzialità, e aveva chiesto allo studio RKO di produrre il film, rendendosi disponibile per il ruolo di protagonista. Dopo aver provato per tre volte a tirar fuori una sceneggiatura, si arresero e la cedettero alla casa di produzione Capra, la Liberty Films, per farne quel che ne volevano. E così George Bailey venne interpretato da Jimmy Steward.

Anche questo film ha avuto una storia tormentata, con riscritture (*), cambi di regia, e di attori. In particolare, inizialmente si era scritturato David Niven nel ruolo dell'angelo, e Dana Andrews in quello del vescovo. Il secondo però passò ad un altro progetto, e si pensò di scritturare Cary Grant, che accettò di buon grado, ma richiese di interpretare Dudley, facendo cambiar ruolo a Niven.

La storia è ambientata in una New York estremamente WASP, come si capisce già dal titolo che può sembrare sorprendente per chi abbia un background cattolico. Credo che i personaggi siano tutti bianchi, protestanti e di origine inglese tranne due caratteristi, il fiorista italo-americano (**) e il ristoratore francese. Parziale eccezione per il professore (Monty Woolley), che si professa ateo (***) e per questo è stato epurato dall'università presso la quale insegnava.

Il vescovo del titolo (Niven) ha un grosso problema, s'è smarrito nel mezzo di cammin di nostra vita. Si sta incaponendo nel voler costruire una nuova cattedrale e non si accorge che questo lo sta allontanando dai fedeli e dalla sua famiglia. In particolare la moglie, Julia (Loretta Young), sembra essere destinata a beccarsi una bella depressione da mancanza di affetto. Lui non si accorge di niente, e se gli scappa di pregare per avere un aiuto, lo fa pensando alla cattedrale. Per sua fortuna, chi gestisce gli angeli decide di capire quel che vuol capire, e gli manda Dudley (Grant) che tutto sommato se ne stropiccia della nuova chiesa e bada invece a cose più sostanziali.

Succede però che anche gli angeli hanno un anima (°) e quella di Dudley ha i suoi tormenti. Stufo di girare solitario sulla Terra, avrebbe voglia di metter su casa, e si invaghisce di Julia, mettendo a repentaglio non solo la sua missione, ma anche l'essenza del cristianesimo (°°). La competizione tra un misero umano e un angelo sembrerebbe senza speranza, anche perché Dudley non si fa scrupolo di usare mezzucci scorretti per creare più complicazioni al vescovo di quante già ne abbia per conto suo.

A salvare l'unione tra Julia e legittimo consorte concorreranno una serie di circostanze. Il vescovo viene rafforzato nella sua fede in sé dal professore; Julia apprezza Dudley ma ama il marito; e Dudley stesso è dopotutto una brava persona, riesce a superare la tentazione di abusare dei suoi poteri e, sia pure con gran fatica, riesce ad accettare il suo destino di ramingo solitario.

(*) Parte della sceneggiatura risultante è attribuita a Billy Wilder, che pure non è citato nei titoli di coda.
(**) Tito Vuolo, uno specialista. Vedasi anche Rapina a mano armata di Stanley Kubrick e A qualcuno piace caldo di Billy Wilder.
(***) Ma partecipa alla messa di Natale.
(°) Chissà se hanno anche dei super-angeli che badano a loro.
(°°) Non che questo aspetto sia sviluppato, ma lo spettatore accorto si potrebbe fare domande imbarazzanti.