Susanna

In originale Bringing up Baby, che vuol dire qualcosa come Badando a Baby, dove Baby è il nome di un leopardo che il fratello di Susan (Katharine Hepburn) le ha spedito dal Brasile per la zia (ma Susan fraintende e non ne parla alla legittima destinataria), una placida milionaria (May Robson, nello stesso anno è stata anche zia Polly ne Le avventure di Tom Sawyer) che abita nel Connecticut.

Ma la storia è molto più complicata, siamo infatti nel regno della screwball comedy, in cui regna Howard Hawks (sua la regia, per l'appunto), parente stretta della commedia sofisticata, ma con una attrazione fatale per le situazioni improbabili.

Protagonista maschile è Cary Grant, nei panni di un nerd ante litteram, in versione paleontologo il cui interesse dominante è l'apatosauro di cui sta ricostruendo lo scheletro nel museo per cui lavora. Dopo anni di fatiche, il lavoro è quasi completato, e gli giunge la notizia che l'ultimo osso mancante (una improbabile clavicola intercostale) gli è stata appena spedita. È anche sul punto anche di sposarsi con un'algida collega non ben caratterizzata (e nemmeno interpretata, per dirla tutta). Inoltre deve darsi da fare per convincere una possibile sponsor a concretizzare una possibile donazione di un milione di dollari.

Susan, ricca, sfrontata e con la testa fra le nuvole, gli capita tra capo e collo mentre lui cerca di gestire la complicata situazione, con risultati catastrofici. Anche perché lei si innamora di lui, e ha buon gioco a scompigliargli ulteriormente l'esistenza.

Il lieto fine arriva dopo traversie che includono la scomparsa dell'osso di dinosauro (interrato dal cagnetto della zia di Susan), la ricerca del leopardo fuggito (e se ne trovano due al prezzo di uno), un soggiorno per alcune ore in galera, e alcuni altri fatterelli minori.

L'amore trionferà, persino sul crollo del gigantesco scheletro.

2 commenti:

  1. No, non ho letto la recensione, perché mi dicono altrove che è fantastico, uno dei punti di arrivo della passione per il cinema, quindi me lo riservo per il gran finale.

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    1. Ne riparliamo al momento opportuno, allora.

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