Il pescatore di sogni

Titolo quantomai ingiustificato, visto che è tratto da un romanzo che in originale è intitolato come il film, Salmon fishing in the Yemen, e che è stato tradotto in italiano come Pesca al salmone nello Yemen.

Credo che lo scopo sia quello di nascondere allo spettatore quello che lo aspetta, che è sì una commedia romantica, ma permeata da una sottile satira su basi paradossali molto inglese che, temo, non sia fatta per essere colta da parte degli spettatori italiani. Spaventati, i distributori avranno pensato di addolcire il titolo, con il discutibile risultato di attirare la platea sbagliata. E magari allontanare quella giusta.

La parte romantica è rappresentata dal luminare inglese del salmone (Ewan McGregor) che oltre a sapere tutto sulla sua biologia, lo pesca molto volentieri, al punto da essere noto anche come l'inventore di esche estremamente efficaci. E se detto questo non sembra il soggetto ideale per la parte, figuriamoci se aggiungo che, da bravo nerd, ha una paurosa difficoltà ad esprimere le proprie emozioni, un senso dell'umorismo inesistente, quasi quanto la sua capacità di provare empatia. Ma, datelo per assodato, non è una cattiva persona. Sposato ad una donna in carriera a cui sembra vada bene così com'è (forse perché è poco ingombrante e teleguidabile?) e con un lavoro al ministero che non pare entusiasmante, conduce una vita molto grigia.

Lei, invece, è una tipetta molto frizzante (Emily Blunt), che deve aver avuto qualche rovescio sentimentale nel passato e che cerca una relazione che sia soprattutto stabile. La trova in un militare (Tom Mison) che però deve partire in missione per chissà dove. Tolto temporaneamente (?) di scena il soldatino, il campo resta libero per l'incontro dei due protagonisti, galeotto uno sceicco yemenita (Amr Waked) strapieno di soldi, con l'hobby della pesca al salmone, che si è messo in testa di adattare una valle montuosa del suo paese, dalle particolari caratteristiche geografiche che rendono non impossibile a priori la faccenda, alla vita, e alla pesca, del vivace pesciotto. Si appoggia dunque alla ditta della Blunt per realizzare il progetto. La Blunt contatta McGregor per avere un parere specialistico, e il diabolico meccanismo viene attivato.

In realtà manca ancora un elemento, la politica. Già, perché l'idea è così improbabile che non se ne farebbe nulla, se non fosse che la guerra in Afghanistan va maluccio, il governo ha bisogno di una qualche buona notizia di collaborazione arabo-inglese, e lo spin-doctor della situazione (una Kristin Scott Thomas in gran forma) non trova di meglio che spingere questo piano.

Si crea dunque una strana relazione a tre tra individui bizzarri ma con caratteristiche interessanti (a dire il vero, quello la Blunt mi pare il più debole dei tre), a cui l'improbabile progetto servirà come occasione di crescita.

Bella, come sempre, la colonna sonora di Dario Marianelli, buona la regia di Lasse Hallström (come non gli capita spesso, mi spiace dirlo), piacevole la fotografia (Terry Stacey) avvantaggiato anche dalla meravigliosa natura scozzese e marocchina (che fa le veci dello Yemen).

6 commenti:

  1. Ciao! In quanto candidata al premio dedicato al miglior blog di cinema, ti invito a votare qui:
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  2. bel blog....vieni su nonsoloci.blogspot.it

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    1. Ciao Enrico, vedo che siete partiti da poco ... in bocca al lupo e buone visioni :)

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  3. Vuoi vedere che, quando uscì al cinema, scartai un film che andrebbe invece visto? Il trailer mi fece storcere un po' il naso.

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    1. Ho visto il trailer, e mi pare progettato come il titolo, per attirare un pubblico diverso da quello giusto. E quindi potrebbe essere che tu sia il tipico esempio di chi sarebbe andato a vederlo se la distribuzione avesse avuto più fiducia nelle potenzialità del film. Non mi pare imperdibile, ma l'ho visto con piacere.

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