Dallas buyers club

Film che mi interessava poco, visto solo perché gentilmente prestatomi da un amico ma quando ho cominciato a guardarlo ... no, nessuna illuminazione. Continua a sembrarmi poco interessante, e anche un pochetto noioso.

In teoria la storia dovrebbe far pensare a Philadelphia di Jonathan Demme, visto che si parla di AIDS e omofobia, ma il paragone che a me sembrava più naturale, mentre lo stavo guardando, era con Larry Flynt di Milos Forman, perché si parla di un brutto ceffo indifendibile che lotta contro le leggi del suo Paese per un suo tornaconto personale ma, curiosamente, la sua battaglia ha pure un lato che ha una utilità collettiva. In ogni caso sia la storia (questa è scritta da Craig Borten e Melisa Wallack) che la regia (Jean-Marc Vallée) mi sembra un gradino sotto ai film citati.

Il nocciolo della vicenda è reale, con il protagonista, Ron Woodroof (Matthew McConaughey), che s'è davvero beccato l'AIDS nei fantastici anni ottanta, e ne è morto qualche anno dopo, ma tutti gli altri personaggi sono inventati di sana pianta. Lo stesso Ron, a leggere quello che si trova in giro, era molto diverso dalla sua rappresentazione cinematografica. Meno impresentabile all'inizio della sua parabola, e probabilmente meno "redento" alla fine della stessa.

Il Ron che conosciamo noi, è un ignorantone razzista omofobico con dipendenze da alcol, droghe varie, e sesso, che sarebbe morto senza nemmeno sapere perché se, per una fortuna travestita da disgrazia, non fosse finito all'ospedale dove un provvidenziale test del sangue scopre che è praticamente spacciato.

Passa rapidamente dalla negazione del malanno alla consapevolezza che sta davvero per tirare le cuoia, cerca dunque di entrare nel processo sperimentale per l'AZT, unico medicinale che al tempo avesse un qualche risultato positivo. Ma come scopre come funziona la ricerca scientifica (lunga, incapace di offrire certezze immediate, costellata di errori), preferisce ripiegare sul DIY (do it yourself, fatelo da soli). Si procura AZT illegalmente, lo assume senza controllo, in dosi spropositate, rischiando di uccidersi ancor più rapidamente.

Questa brutta esperienza lo spinge su un percorso ancor più sdrucciolevole. Dal Texas è un attimo (relativamente parlando) andare in Messico, lì si procura medicinali non testati (alcuni inutili, altri dannosi, tutti pericolosi) li abbina ad un trattamento piuttosto new age e si illude di avere trovato una cura miracolosa. E dunque pensa come fare soldi da questa sua scoperta. Contrabbandare quella roba è il problema secondario per lui, il guaio è che i principali clienti sono gay, e lui non riesce proprio ad interagire con loro. E qui entra in gioco Rayon (Jared Leto) un travestito molto appariscente che ha conosciuto in ospedale. Riuscirà pure ad usare l'amicizia con Eve (Jennifer Garner), la dottoressa che ha seguito entrambi, per aiutare il suo commercio.

La storia prosegue in due direzioni. Da un lato c'è la conversione di Ron, che finisce per essere una persona migliore, contrapposta all'esistenza di Rayon che continua una parabola autodistruttiva. Dall'altro c'è il confronto tra il metodo medico-scientifico che viene presentato come inumano e immorale, in mano a Big Pharma che vuole solo fare soldi, e l'approccio informale di Ron che consiste fondamentalmente nel aggrapparsi ad ogni possibilità, fidandosi dell'istinto. Schematismo troppo in bianco e nero che mi ha lasciato poco soddisfatto. Perché, ad esempio, non è vero che l'AZT, come sostiene il Ron che ci viene presentato, fa solo danni, al contrario, è usato ancora oggi, solo che bisognava capire come usarlo correttamente.

La parte che mi ha più interessato del film è stata la sua produzione. Bisognerebbe farci un film. Film piccolo (per gli standard americani) costato pochi milioni, è riuscito a trovare la via delle sale solo grazie al coinvolgimento di McConaughey, che ha fatto scelte attoriali decisamente interessanti, probabilmente per cambiare la sua immagine prima che fosse troppo tardi, vedasi in particolare il bellissimo Mud, e a quello delle altre due star del film.

2 commenti:

  1. E' la prima volta che leggo una recensione così schietta e la penso allo stesso modo ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh beh, allora siamo almeno in due :)

      Elimina