Il Castello Errante Di Howl

Questa volta non si tratta di una storia originale di Hayao Miyazaki, ma è basata su un romanzo di Diana Wynne Jones (autrice fantasy inglese, a me sconosciuta), anche se basta leggere un riassunto dell'originale per rendersi conto che la sceneggiatura è stata pesantemente adattata all'immaginario tipico dei prodotti dello Studio Ghibli.

Siamo infatti, come spesso accade, in un indefinito universo parallelo, occhio e croce tardo ottocentesco, come ne Il castello nel cielo, a cui è assimilabile anche per le strane macchine volanti da fantascienza à la Jules Verne che popolano entrambe le pellicole. Locazione incerta, centro Europea, alcuni scorci mi sono sembrati tipicamente tedeschi. Solita tranquilla accettazione della mescolanza tra magici e persone comuni. In comune con Porco rosso c'è lo strano fenomeno della mutazione della protagonista sotto altro sembiante, che però non è definitivo, a tratti rispunta l'aspetto originale.

Il castello del titolo, abitato dal mago Howl, sembra uscito da un cartone dei Monty Python, o dei Beatles, il che si sposa alla perfezione con il messaggio antimilitarista che aleggia sullo sfondo. I disegni sono spettacolari, una vera festa per gli occhi, con un livello di dettaglio incantevole.

C'è qualche passaggio oscuro nella storia, le relazioni tra la protagonista, sua madre e le due sorelle sono appena accennate, giusto per rispetto del romanzo originale, immagino, ma penso che sarebbe stato meglio eliminarle del tutto, che la storia è già abbastanza complicata anche senza di loro. Succede infatti che la protagonista, per un equivoco, viene trasformata da una perfida strega in una vecchina. Disperata, scappa di casa, e finisce nel castello semovente del titolo, grazie all'aiuto di uno spaventapasseri, a far da donna delle pulizie del mago. Quindi scoppia una sanguinosa guerra, a cui il mago sarebbe chiamato a partecipare, ma proprio non gli va. Altre complicazioni, ma la protagonista, accettando il cambiamento pur mantenendosi fedele alla sua vera essenza, riuscirà ad arrivare sana e salva al lieto fine.

6 commenti:

  1. Visto qualche tempo fa, ma qui i messaggi del più grande cartonaro degli ultimi anni si fanno più espliciti. Come sempre mi sono accorto che sintetizza troppo, anche qui si poteva fare una serie.

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    1. Oppure sforbiciare senza pietà la sceneggiatura.

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  2. Questo è stato il mio primo film di Miyazaki al cinema, credo di essere uscita con gli occhi a stellina *__*
    Dopo sono andata a recuperarmi gli altri classici come Principessa Mononoke e Nausicaa della valle del vento. All'epoca avevo fatto anche un po' di fatica a reperirli ma ora si trovano senza problemi ^^

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  3. Sforbiciare la sceneggiatura?? Orrore :)
    No, ogni piccolo movimento è importante nel Castello, perché ti dà qualche indizio sulla parte di storia che non vedi. Ogni volta che rivedo questo film scopro qualche dettaglio nuovo.
    D'accordo con Acalia sugli altri due titoli, anche se Nausicaa sembra un po' monco rispetto al fumetto, e rimane un po' irrisolto, mentre il Castello ha un notevole equilibrio interno.
    E' vero che la sorella si vede poco, ma dice alla protagonista uno dei messaggi fondamentali del film: della propria vita, bisogna decidere da se stessi!!

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    1. E' una lagnanza minore la mia, causata probabilmente da aver visto Totoro il giorno prima, e le impostazioni dei due racconti sono davvero molto diverse.
      Ho letto solo un riassuntino del romanzo originale, ma credo che i fan della scrittrice siano rimasti scombussolati dai cambiamenti. A questo punto perché non far sparire del tutto la famiglia della protagonista, che porta via tempo, attenzione, ed è del tutto marginale nell'economia della storia? Le battute importanti possono essere salvate attribuendole ad altri. A chi, non saprei dire, ma mica sono un Miyazaki, io :D

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