Città di carta

Pare che il progetto di far diventare film l'omonimo romanzo di John Green fosse nell'aria da anni, e non si sia concretizzato prima per i dubbi di chi ci avrebbe dovuto mettere i soldi. L'interesse del pubblico per una storia tra ragazzetti a cui manca il lieto fine, e che non abbonda nell'uso di parolacce e scurrilità miste sembrava dubbio. Poi è arrivato Colpa delle stelle, sempre basato su un libro di Green, che a fronte di un budget modesto ha incassato centinaia di milioni nel mondo, e ha dimostrato che per i produttori vale la pena rischiare anche in quella direzione.

Il personaggio principale è Quentin (Nat Wolff), ragazzino imbranato sin dalla nascita, follemente innamorato di Margo (Cara Delevingne) sin da quando questa si è trasferita con la sua famiglia nella casa di rimpetto. I due hanno passato qualche anno da bimbi amici, dopodiché hanno preso vie diverse. Ora i due sono appena maggiorenni, la scuola superiore sta per finire, è il momento in cui da ragazzi si diventa giovani adulti, almeno per le consuetudini americane.

Margo trascina Quentin, con cui non parlava da anni, in una specie di goliardica missione punitiva nei confronti di chi, secondo lei, l'ha ferita, e il giorno dopo sparisce nel nulla. Quentin decide che la deve ritrovare, trascina nell'avventura i suoi amici, e riesce effettivamente a trovarla. Scoprirà però che era più importante il percorso della la meta del suo viaggio.

Da un certo punto di vista capisco cosa John Green voleva dire con questa storia, e ne apprezzo il senso. Spesso succede che una persona che ci sembra eccezionale in realtà lo sia molto meno. Bisognerebbe cercare di mantenere un certo distacco, almeno per quanto possibile, anche nelle questioni di cuore. D'altro canto, non sono così sicuro che Quentin abbia fatto la scelta migliore. Chissà cosa ne penserà lui stesso tra qualche anno dopo.

Il film non è riuscitissimo, probabilmente Green avrebbe dovuto seguire le orme di Stephen Chbosky (*) e impegnarsi più direttamente nella sua realizzazione.

(*) Vedasi Noi siamo infinito, sempre in area young adult e decisamente superiore come risultato.

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